Una mia poesia (trad. in spagnolo dal Centro Cultural Tina Modotti, Venezuela)

di Maria Allo(Italia)ita/espa

Il mattino ha la grazia delle origini
su radici che esigono attenzione.
Lode ovunque
all’ansia pronunciata a bassa voce
nel più lieve dei gesti come il caffè con i colleghi
alla materia che non dissolve la memoria.
Giorno dopo giorno ci attendono
le regole del mondo
l’ombra scolpita sulle foglie
la forma nuova nella luce che si spande
il coraggio obliquo di chi non cede
la vita da proteggere in questo luogo
florilegio di suoni umani
da conservare così in cielo come in terra.

*

de Maria Allo(Italia)espa/ita

La mañana tiene la gracia de los orígenes
sus raíces que exigen atención.
Alabanza donde sea
a la ansiedad pronunciada en voz baja
en el más leve de los gestos como el café con los colegas
a la materia que no disuelve la memoria.
Día tras día nos esperan
las reglas del mundo
la sombra esculpida sobre las hojas
la forma nueva en la luz que se expande
el valor oblicuo de quien no cede
la vida que proteger en este lugar
florilegio de sonidos humanos
para conservar así en el cielo como en la tierra.

Traduzione: cctm
Foto: Maria Allo
http://cctm.website/?s=dicono+di+noi

de Atelier

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nella materia

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E quando le parole ormai vecchie muoiono sulle mie labbra,
nuove melodie nascono dal cuore.

R.Tagore

Credo nella materia che si dissolve
al ruggito che solleva le maree
come alla vita di incredibili errori.
Credo nel crollo apocalittico del ponte contro il sole
alle vittime incastrate sotto le macerie
alla carneficina dei migranti
dietro invocazioni di crivellate preghiere.
Credo a te che sei giunto alla fine,
al dolore feroce senza una ferita.
Credo al momento presente
per guardare il futuro in profondità
alle parole che rinascono
dalla voce che tace in preda ai ritorni
scivolando tra le foglie senza peso.
Credo nella luce che rivela quanto cela,
alle idee scolpite sul petto con lo scintillio
di una lingua che muore.‎
In nome di tutto questo
credo al senso tragico della poesia.

© Maria Allo

frammento di una dichiarazione poetica pubblicata di recente su “Marcatrè

Antonio Porta

Gli oggetti, gli eventi, gli uomini sembrano sfuggire ad ogni condizione di struttura: liberati in una sorta di vuoto pneumatico, senza pesi e senza misure, essi cercano di far funzionare la ragione e quindi di strutturarsi, o, in parole povere, di dare un senso alla vita. Sembra che questo tentativo continui a fallire, nonostante il perfetto funzionamento di tutti gli strumenti: di qui il senso del tragico, il mito di Edipo, l’uomo sapiente, che si acceca.

letture amArgine: Maria Allo, pensieri feroci

almerighi

La notte scivola a strappi dentro l’abbandono.
E’ scheggia di rovo ellissi di dolore
sulla dolcezza cancellata della memoria e nel presente
come il vuoto che ci attraversa tutti
in mille lingue dentro le acque sconsacrate
ai piedi del nostro ulivo che si lascia dire .
Che sia maledetto chi ha seminato il male
alla radice …

(Maria Allo tutti i diritti riservato all’autrice)

Senza più contorni invisibile
l’ombra di profilo si fonde col fuoco
plasma la distanza dei millenni
ma non c’è abbastanza luce
se cade fra gli alberi l’attesa
come gramigna nei bagliori
del crepuscolo morente.
Non c’è abbastanza luce ai lati della strada
e sempre tanta pioggia o gelo
in certi pomeriggi quando il cielo basso
strazia il peso delle nubi
mentre improvvisa la metafora cresce
nel fragore verticale in volo.
Scoppia e disarma a luce spenta
i dimenticati e i disperati
l’isola disabitata della memoria
così…

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della più oscura materia delle cose

 

Scrivevo versi della più oscura
materia delle cose,
volendo mutare la distruzione…
S. Quasimodo

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Non cambierà nulla.

La notte scivola a strappi dentro l’abbandono

così l’ alba si piega alla pietraia.

Tutto ricomincia .

L’innocenza  inerme aspetta più sereni giorni

intanto il presente si piega al vuoto

che ci attraversa tutti

in mille lingue in acque sconsacrate

ai piedi del nostro ulivo che si lascia dire .

Ci  lega la materia stessa delle cose

sulle rovine impastata all’esistenza.

Parole a noi ignote.

Son tutte piene di senso.

Così sul foglio la parola tace

e vivere o morire è indifferente.

© Maria Allo

 

Grazie di cuore, Flavio Almerighi !

Ieri mi è arrivato un libro magnifico e indispensabile. Questo. L’occasione è ghiotta per proporre due nuovi brani di questa bravissima autrice. Si smorzano le onde in riva al mare. Non c’è vento e ognuno parla a suo modo con tono diverso ai lati della strada. In questi tempi è una caduta d’Icaro la vita […]

via letture amArgine: due splendidi pezzi di Maria Allo — almerighi

non c’è abbastanza luce

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Senza più contorni  invisibile

l’ombra di profilo si fonde col  fuoco

plasma la distanza dei millenni

ma non c’è abbastanza luce

 se cade fra gli alberi l’attesa

come gramigna nei bagliori

del crepuscolo morente.

Non c’è abbastanza luce ai lati della strada

e sempre tanta pioggia o gelo

in certi pomeriggi quando il cielo basso

strazia il peso delle nubi

mentre improvvisa  la metafora  cresce

 nel fragore verticale in volo.

Scoppia e disarma a luce spenta

 i dimenticati e i disperati

l’isola disabitata della memoria

così resta sotto le dita la pazienza di chi

non cerca e non aspetta niente

oltre la luce  radente dell’esistere.

© Maria Allo

 

Sempre più luce si affolla

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Si smorzano le onde in riva al mare.
Non c’è vento e ognuno parla a suo modo
con tono diverso ai lati della strada.
In questi tempi è una caduta d’Icaro la vita
nuvola alla deriva . Eppure – chissà –
là dove il coraggio si consuma lento
l’alto mare sfiora l’orizzonte
come inafferrabile il profumo
di mandorle sale dalla terra.
Non c’è vento ma con volti mutati
le voci dei dimenticati
dei muti, degli assenti,
di chi non c’è più e torna a noi
nell’eco nell’altrui respiro
come un lento processo evolutivo
la memoria fluttua brizzolata di luce
cresce in questa generazione in viaggio,
trova rifugio nel labirinto
come traccia trasparente o alluvione di suono
sempre più profondo.
Ai margini un bisbiglio luminoso in lontananza
e il sole sulle mani.

© Maria Allo

Tutto si trasfigura

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Non c’è niente tranne i colori del tramonto

per ogni cosa vivente e lo stupore del vento

che lucida le foglie come il suono dell’erba nei cespugli.

Nulla rimane o  in controluce è spenta.

Una voce nel brusio indifferente dischiude

in varia luce i giorni neri come quelli chiari

che a ogni scossa perdono sostanza.

Tutto si trasfigura, il  bene fatto e il male ricevuto.

Nel fiume che passa  e non ha fine

come nel punto in cui si spezza,

il tralcio forse resiste  alle radici antiche .

© Maria Allo