Fuori cresce il giorno

 

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Inchiodato al cielo lo scirocco geme, vortica alla marina , invade i cortili, recide l’aria , corre nei vicoli socchiuso tra le auto ferme e non c’è fragore di vetri infranti nel silenzio del pomeriggio invernale colmo di respiro là dove nasce e si spegne .Ma il vento nel silenzio penetra gli alberi, ondula sulle abrasioni dei muri ,tra gli intonaci rossi delle case mentre il fragore del treno stride verso il nulla anche se la terra a poco a poco fa vibrare i teneri trifogli. E intanto la pioggia infuria e assale un coro di voci antiche tra gli sterpi nella dura luce del restare acuminato e del nostro umano passare nel ritmo della risacca. Ora le sillabe crollano sull’acqua dei tombini crepitando sopra le verdi cime i cardi, i nidi i rami spogli. Eppure sui monti di roccia dura fiorisce il mondo.

© Maria Allo

inverno

Jaya Suberg

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In un angolo quieto c’è ancora spazio
Mentre affiora luce nel silenzio
Per il nostro domani
Scrivo versi di cenere senza incipit o chiuse
Con il sapore amaro di cardi
Come un addio su cigli di tombini
Echi all’orizzonte svenano nel mare
Bisbiglia nella memoria un bianco vasto
Lambito da un’idea imperiosa
Come scheggia erosa dal vulcano
Nel fondo della valle
Cosi il sangue delle cose diviene un grumo
Accanto a coèfore mute
Ecco.Alfabeti esiliati inchiodano
Invocazioni di sepolti e lamenti di morte
Ora la terra è un grumo che recide i roveti grandi
Mentre un biancospino nella molteplicità
Delle ferite di questo strano inverno
Coglie suoni di tuberose

© Maria Allo

Ex cedere

“Varcare la morte per vivere”
Yves Bonnefoy

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Ciò che spaventa non è più la morte ma la vita.
Si perdono le voci in questo rumore di pioggia
Vagano oltre la soglia bianca
Prima di esplodere nel silenzio
E restano le ombre di questa terra straniera
Vedi come tutto inizia e si frantuma
Nel sole che ci sfiora a tratti mentre piove
E noi sul selciato di una terra che diviene notte
Dietro le sofferenze del giorno
Che miete come falce
Ma in ogni goccia di pioggia memoria di suoni
Che in un solo gesto crepitano
Come nel fuoco le parole
Così la nostra vita all’alba mentre è ancora notte

© Maria Allo

Fra noi e il mare

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tra le liriche vincitrici

È quando l’attesa si fa lunga
Che mi connetto al silenzio
Come rimboccarsi negli occhi la luna
In verità ingoio di tutti gli orizzonti
Il fragore del mare
E della vita solo la sua luce
Nella trasfigurazione le parole
Abitano il mondo
In una lingua che il mondo non conosce
Eppure è la voce stessa la risposta
Attraversata dalla follia lungo il cammino
Pietrificarsi è l’ultima barriera
Fra noi e il mare
A dieci passi di distanza quando avanza
Un cerchio che non conosce aurora
Ognuno scopre le forme del vuoto
Mentre l’oggi si sfalda tra le vene
In cerca dell’alba
per coprire la sua carne nuda
In balìa dei venti
Ma forse è il tempo che separa
A confonderci tutti
In cui ogni cosa a partire della notte
Si ostina a ritornare luce.

© Maria Allo

ἀπορία

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photo di Nynewe

Se per tutto c’è termine e il fiume scava le nostre vie di ombre tronche perché sostare senza perdono? Fingersi veri senza simmetria mentre cresce nella ferita questa lama disumana che soffocando inganna , tiene svegli , mentre fredda alita la sera tra le vigne , le pietre e i ruderi di fronte …Ma in un punto invisibile la luce della luna si spande , trova luogo dentro i contorni delle cose , sulla soglia che lambisce un’altra forma umana fino al mare come una forza che mentre nasce muore.
Questo autunno indifeso  tra  i contrasti dei colori di  Mondrian
Muore prima dell’alba con il ritmo di  brume invernali
Mentre si fa nero il cielo e più lontano cadono le foglie.
Ma non è questo il punto
Si muore restando in piedi  con il coraggio di un acrobata cretese
Anche se in agguato il reale assedia il nostro andare
 

© Maria Allo

 

 

 

spazio vuoto

“Suono era e fluiva/e il brivido dentro il ciottolo/era vuoto a strapiombo”
Lorenzo Calogero
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Sarah Ann Loreth

Non c’è vento  sull’orlo della notte
Solo ferocia d’ombra al mattino
Che ci cammina sul cuore
Quando tra  diluvi di parole
Nel moto sempre quello sempre uguale
Ogni cosa si trasforma in bruma
Sospesa in volo come polvere
Che  oscilla  nei  tratti della luna
Ma indecifrabili i suoni nella notte
Non prendono mai il largo
Solo cenere dai pori delle carni
Su dune di corpi  imbavagliati per secoli
E arterie di sabbia su solchi di crepe
Per stagioni in una terra
Con occhi di addio e luce d’ombra sul cuscino
Come navigare fino al mare o precipitare
Nel delirio più interno e tragressivo

© Maria Allo

Eri il confine furioso in volo

photo di Sarah Ann Loreth
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Eri il confine furioso in volo sulle fiamme dei miei seni
A tratti un colpo di luce pronto ad accecarmi.
Cigola il vuoto come pioggia di versi
Sulla roccia incandescente
Cenere di lava tra rami su selciati di bacche
Splende come limo
Assidua la nudità delle parole
Pentagrammi in cerchio
Il resto lo fa questa materia di sogni
Che ci rende invisibili
Un essere voler essere che te s’intreccia
Con cortecce prive d’angeli
Per mancanza di luce mai finita
Parlami di un certo silenzio saldo
Alle parole del corpo con la nebbia
più nuda del mare al sangue di un tralcio
di vite sulla bocca dell’autunno
Che spiove tra semi di dolore
Fai parlare in ogni sasso umano fiotti di sangue
E nei lembi rovesciati della terra
La luce del sole di un pomeriggio di lava
invisibile ai più con la stessa lucidità
di un cielo anacoreta tra le ciglia

© Maria Allo

Giovani Prospettive. Omaggio di Parole a Sarah Ann Loreth.

Words Social Forum

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Sarah Ann Loreth è una fotografa d’arte che crea provocanti pensieri, attraverso la cattura d’immagini che riflettono i suoi sentimenti più intimi. Lei sviluppa fotografie emotive che raccontano una storia per chiunque le stia guardando.

***

sono parola che vaga
mentre il bosco canta
e dentro si sporge la notte
quando lo spazio ignora il fuoco
che si fa inverno e ci scivola addosso

e mi faccio sconosciuta con questo bianco
che placidamente mi offre
un passato che scricchiola oltre la fine

di Antonella Taravella

***

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TROVARE UNA STRADA VERSO CASA di Antonio Devicienti

Che cos’è una casa?
Lo spazio dello sguardo condiviso in tre, l’esigenza politica che qui si faccia comunità di pensieri e d’intenti, un battello ormai inservibile e che non si può tornare indietro e che bisogna accendere un fuoco, cuocervi il pane, vegliare l’operosità dei giorni.

Casa è
l’acqua da condividere in tre, la soglia d’alberi…

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Recensione di Savina Dolores Massa

Savina Dolores Massa   carlasavina_dolores_massa-532bc

In Poesia & Poeti / 7 ottobre 016 su L’EstroVerso

solchi
Il poeta sa o dovrebbe saperlo: ogni verso scritto è un addio secco che si incammina verso i lettori. Non possiede proprietà, la Poesia, si cede ad altri, casuali, sguardi. Dunque dire di Poesia giuntaci tra le mani può essere un primo principio di sbaglio. Personalmente non saprò mai la propulsione di Maria Allo allo scrivere questi versi raccolti nella silloge Solchi (ed. L’Arcolaio, prefazione di Anna Maria Curci). Né glielo domanderò per una personale morbosa curiosità, un suo accontentarmi per capire. La mia lettura non sarà mai la ricerca dell’intenzione dell’autrice. Capisco me attraverso lei: mi basta. Come per la poesia tutta prodotta nei secoli. Posso provare a raccontare dove un altro essere umano ha provato a condurmi e pensare “trabocca nel suo dire per poter sparire”.
Io, leggendo, sono stata, credo, in un mistero non simile a quello nel quale ha agito, patito, urlato Maria Allo. Così funziona la Poesia autentica. Altri possono pensarla, e lo fanno, in maniera e in maniere altre. Non impongo dittature di pensiero, nello stesso modo in cui non le tollero.
Spesso accade che perfino il poeta sia incapace di “spiegare”, per fortuna: ciò significa un oblìo d’amore dovuto ai versi. Un respiro che va precedendone un altro. E un altro.
Solchi è il titolo di questa raccolta. Devo confessare – benché neppure dal lettore si dovrebbero pretendere spiegazioni – che prima di essere spinta a camminare su vasti campi con fioritura di germogli sui solchi, sono stata tra i solchi di un seno materno. Io nascita, io nutrita, io allontanamento “fa di noi mancanza”.
La silloge è stata subito solitudine del cammino nella vita, e spavento.
Maria Allo è ogni elemento della Natura. Ha mani come stagioni, sguardi ventosi e venosi, cuore temporalesco.
Maria Allo è vulcanica gentile senza maledizioni sparse, a volte, altre no. “Questo dire è fiato che non pesa/come terra impregnata di ginestre.”
È la stessa autrice a parlare di “la solitudine della poesia si fonde con la linfa/di alberi sfiorati dalla sofferenza del mondo.”
Si soffre leggendo, lo confido piano piano, e non tenetene conto: voi non siete me. Ma come potevo sentirmi ritrovandomi di fronte a tanto addolorato:

“non ‘c’è compimento”
“non c’è rimedio”
“non c’è riparo”
“non c’è risposta”.

Quando ho perduto il seno di mia madre, ritrovandomi adulta mio malgrado? E la terra col suo odore di rinascita, in quale preciso momento di adultità ha iniziato a essere instabile? E fu lava.
Maria Allo la si legge, la si approva, la si vorrebbe scacciare lontano da ogni nostro mostro perenne. La si accoglie baciandole la fronte affaticata. La si lascia sola, come lei ha costretto noi con un “pugnale di giorni dissidenti.”
La Poesia non può che essere testimonianza dei tempi, un onesto prenderne atto.
Che cosa potrebbe mai esprimere un poeta, in questo caso una poeta, adesso oggi, in una tragedia di digiuno etico, di fallimento dei progetti da “Le città invisibili”. Adesso oggi dove nessuno sa proteggere le anime?
Che cosa poteva dire Maria Allo, ingannandoci. Di felicità?
Impossibile.
Un monito?
L’autrice ci prova in un guizzo di coraggio di momenti, poi si ritrae, dentro un vulcano, ventoso, abisso profondo di mare. O è pianto di chi per salvarsi invoca la Memoria?
“anche cadendo.”
Savina Dolores Massa

L’autore: Savina Dolores Massa

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Savina Dolores Massa nasce a Oristano. Scrittrice di narrativa, poesia, testi teatrali. È tra i fondatori della compagnia di spettacolo Hanife Hana teatro jazz. Cura il blog d’arte Ana la balena. Con il Maestrale ha pubblicato i romanzi Undici (2008), giunto nella rosa dei finalisti al Premio Calvino 2007; Mia figlia follia (2010); Cenere calda a mezzanotte (2013); la raccolta di racconti Ogni madre (2012); Il carro di Tespi (2016).

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Rovi roventi nell’incudine del cielo in rotta
Inchiodano labbra di carne nella stesura
Di giorni imperfetti
E sarà il mare nel fondale della misericordia
A divampare dal ventre di un’idea
Segno indecifrabile di una fede
senza memoria e dimentica di luce
Nessuna cosa mortale sarà mai mortale
In questo silenzio di suoni senza tempo
Ma a squartarci tutti è questa terra e i suoi
Comandamenti con l’orrore
Di non lasciarci toccare dall’amore

© Maria Allo