Scritture al femminile

Nel corso del Novecento la letteratura scritta da donne diventa l’espressione dello specifico femminile di vedere e affrontare il mondo: recupero della memoria, introspezione e approfondimento psicologico, sensibilità per il quotidiano sono le cifre che la caratterizzano.

Da sempre significativo si è rivelato l’intervento femminile in ambito più propriamente letterario. A questo proposito è opportuno fare una premessa riguardo le peculiarità che caratterizzano la scrittura femminile, differenziandola dal punto di vista stilistico e tematico. Dal punto di vista linguistico, l’immagine dell’espressione femminile, così come ci viene presentata soprattutto dalle ricerche socio-linguistiche contemporanee, è quella che proviene da un soggetto enunciatore che potremmo definire “smorzato”: le donne, infatti, tendono generalmente ad attenuare i propri tratti linguistici, sfumano i propri giudizi e le proprie prese di posizione, tendono infine a mettere a fuoco gli aspetti relazionali dell’interazione verbale. Un altro collegamento caratterizzante si può trovare tra linguaggio femminile e ironia come strumento di obliquità espressiva. Dal punto di vista sociologico sono state rinvenute due possibili spiegazioni del fenomeno: c’è chi ha visto nella capacità ironica della scrittura femminile un segno di orgoglio ( la donna, sentendosi superiore ed estranea a un mondo culturale creato prevalentemente dall’uomo, può permettersi di giocare con esso).All’opposto, la scelta di un linguaggio diretto è stata interpretata come segno di insicurezza e sottomissione a un sistema cultura che non permette alla donna di esprimersi liberamente. Dal punto di vista contenutistico la letteratura femminile riveste un ruolo particolare, in quanto capace di esprimere esperienze e punti di vista esclusivi. La scrittura delle donne da sempre ha assunto prospettive singolari, suggerite dalla particolare sensibilità legata alla natura femminile: in quest’ottica si comprende la frequente tendenza a una letteratura che si basi sui temi della memoria, dell’introspezione, dell’approfondimento psicologico.

© Maria Allo

mi lascio dire

Mi lascio dire dal silenzio della notte
orizzonte invisibile 
il mondo con parole inutili
mi viene addosso ma limpida nel petto
questa voce libera
come un esilio da attraversare.
Ecco. Il treno insegue le palpebre
mute della notte io percorro
la mia inesistenza dietro le sue ombre.
© Maria Allo

note

Latrati nella notte e il cielo senza stelle.
Prendono forma ombre nell’oleandro
si addensano tra le nubi di maggio
e il silenzio che non placa la memoria.
In agguato un linguaggio nelle ciglia
occhi di gelo la cena come un rito
e in ogni suono si spalanca il vuoto.
Il vivere e la storia sono dita recise
con corpi rinchiusi dentro le pareti.
Respiri cifrati senza una parola
e due labbra nelle note di Bach

© Maria Allo

Le donne nella cultura contemporanea: uno spazio conquistato

Nel secondo dopoguerra, il movimento femminista, nato alla fine dell’Ottocento, riprese a mobilitarsi intorno a nuovi problemi e rinnovate proposte. Se la battaglia per l’emancipazione della donna aveva avuto come obiettivo il raggiungimento della parità giuridica, politica ed economica, ora l’obiettivo era invece l’affermazione della differenza della donna, intesa come presa di coscienza della propria autonoma identità e come via per ricercare e proporre valori nuovi per una radicale trasformazione della società. Una vasta produzione saggistica accompagnò questo nuovo approccio femminista alla realtà: venne messa in discussione tutta la cultura occidentale, si approfondirono temi specifici della condizione femminile, come la sessualità il ruolo delle donne nella famiglia e nel lavoro. Questo dibattito culminò negli anni settanta con il raggiungimento di obiettivi giuridici e sociali come il divorzio e la legalizzazione dell’aborto. Nonostante la crisi che negli ultimi decenni ha coinvolto il movimento femminista limitandone la crescita, lentamente molte idee femministe sono penetrate nelle diverse espressioni del pensiero politico e in generale nella cultura contemporanea che è profondamento mutato. Le donne dunque si sono affacciate sulla scena ideologica contemporanea come soggetti privi di ricerca, esprimendosi in vari ambiti, in differenti forme. Uno dei fenomeni culturali più significativi degli ultimi anni è certamente quello che potremmo definire una “rivoluzione femminile”, che si fonda su una riproposizione e un rinnovamento dei temi classici del movimento storico femminista, che hanno investito vari ambiti. Uno dei campi in cui la presenza femminista ha rilanciato la propria posizione originale è quello storiografico che, tra l’altro, ha cercato di colmare una vera propria lacuna: quella che trascurava il ruolo delle donne nel processo di produzione, dando per scontata una divisione del lavoro che veniva considerata quasi naturale (un’opera fondamentale da questo punto di vista è La storia delle donne, a cura dello storico francese Georges Duby). Un altro settore in cui vivissima si è dimostrata recentemente la presenza femminile è quello filosofico. La svolta del femminismo più recente fu, all’origine, proprio opera di riflessioni filosofiche. A metà degli anni Settanta il movimento femminile, fino ad allora caratterizzato politicamente come reazione di una “minoranza” oppressa, subì un mutamento di prospettiva grazie alle opere della filosofa francese Luce Irigaray (tra cui Speculum. L’altra donna 1975), in cui emergeva il tema della differenza sessuale, nascosta e tuttavia fondante tutta la cultura e il linguaggio contemporanei. Da sempre significativo si è rivelato invece l’intervento femminile in ambito più propriamente letterario.

© Maria Allo

La donna, l’amore e il corpo

Nella cultura tra Otto e Novecento

Le donne nella letteratura del secondo Ottocento sono spesso raffigurate con tratti inquietanti: D’Annunzio propone ai suoi lettori eroine spietate, come Elena Muti de Il piacere (1889) e Ippolita Sanzio de Il trionfo della notte. Ma accanto alla donna vampiro, compaiono figure più problematiche, anticonvenzionali ne loro agire amoroso. Nei testi di Tarchetti, Tozzi e Svevo si afferma anche, con i temi della malattia e della bruttezza, la modernità di una figura di donna che vuole affermare se stessa e il proprio disperato diritto all’amore. Il tema più rilevante, nel testo di Tarchetti è dato dalla voce del desiderio femminile, tanto più scandalosa, in quanto proveniente da un corpo brutto. La letteratura è dunque in grado di dare voce a ciò che socialmente non è accettabile: “ Amatemi, amatemi; si ama un cane , una bestia…e perché non amerete me che sono una creatura come voi?…” Tra otto e Novecento i movimenti femministi iniziano a mettere in crisi il modello di femminilità imposto dalla cultura maschile, mentre l’uomo vede nella ribellione della donna un attacco all’integrità del proprio io. Nell’ultimo ventennio dell’Ottocento, la donna inizia ad essere inserita nel mondo del lavoro. In questi stessi anni, prima in Germania, e poi in Italia e in Francia sul piano culturale e sociale il problema dell’emancipazione femminile s’impone chiaramente con il violento dibattito suscitato in tutta Europa da Casa di bambola (1879; l’opera fu presentata in Italia per la prima volta nel 1891) del drammaturgo norvegese Henrik Ibsen.

I teatri europei, infatti, si trasformano in sedi di accese discussioni che da lì dilagavano in tutta la stampa. La protagonista Nora commette un atto che la società dell’epoca giudicava inaccettabile: abbandona casa, marito e figli per cercare una propria autonomia. Alle prime rappresentazioni il pubblico aveva protestato così vivacemente per l’ultima scena, che per molti questo dramma fu rappresentato con il finale cambiato (si faceva tornare a casa Nora).

Alla Nazimova nella versione cinematografica di Casa di bambola

La visione della donna nell’ Ottocento era quella di un essere grazioso e decorativo, ma in ogni caso inferiore all’uomo. In tutti i paesi, la donna è esclusa dal voto e dalla vita politica. Alla fine del secolo le donne cominciano ad organizzarsi e a difendersi, per chiedere delle leggi più giuste e per essere riconosciute uguali all’uomo nei propri diritti di persone. Intanto mentre Casa di bambola continuava a dividere il pubblico europeo, in Italia nel 1907 esce il romanzo autobiografico Una donna di Sibilla Aleramo che segna una svolta nel dibattito sulla questione femminile: come Nora anche la protagonista. Una donna rifiuta il ruolo di moglie e madre come sacrificio di sé e mira a mettere fine alla subordinazione della donna all’uomo che ha caratterizzato per secoli il matrimonio. Il tema compare, in forme molto più moderate, anche nell’Esclusa di Pirandello (1901, ma scritto nel corso degli anni Novanta). Anche Senilità di Svevo, come Fosca, è un romanzo dell’eros femminile, raffigurato ora come forza incontrollabile, ora in forme perturbanti. Angiolina, con la sua imprendibile vitalità, è con la Pisana di Nievo una delle poche figure femminili che sfuggono alle convenzioni letterarie (amore e morte, l’adultera, la donna fatale), in preda al delirio è un’apparizione perturbante. Con questo termine si traduce il tedesco das Unheimliche( il non familiare). 

dettagli

Niente è perfetto in quello che non c’è.

A ogni svolta da un sentiero rappreso

alle vertebre e al fiato

i dettagli rivelano chi siamo

ombre incustodite o atomi dispersi.

Cardi smemorati sul pendio

spiegano il silenzio senza rimedio

il tempo i passi sulla sabbia

i seni premuti sul tuo stesso piacere.

Non c’è che mare e pochi suoni

sulle gote ma il sole quasi non ci tocca.

© Maria Allo