“All’ombra d Athos” di Sotirios Pastakas

nella mia traduzione

“All’ ombra di Athos” 4×4 ΠΟΙΗΣΕΙΣ #1 (ΣΥΝΑΝΤΗΣΕΙΣ ΠΑΝΤΟΣ ΚΑΙΡΟΥ), Εκδόσεις ΠΙΚΡΑΜΕΝΟΣ / 2019

Quindi questa è la morte?
Mare fuori e mare dentro di me?
Sono un naufrago
nel regno liquido
dove si muove un genio come me:
il campo d’azione comune in piena
inattività, come elabora
il guscio di un’ostrica
la perla. Lo scroto
gli spermatozoi l’osso del cranio
le grandi decisioni,
i pensieri criminali
le associazioni libere
fa ondeggiare le spighe
germogliare il mare
il ferro viene versato in stampi

https://www.culturebook.gr/metafrasmeni-poiisi/all-ombra-di-athos.html

Savina Dolores Massa, “Lampadari a gocce”. Nota di lettura di Maria Allo

Poetarum Silva

Savina Dolores Massa, Lampadari a gocce
Il Maestrale editore 2020      

E appena dico
è reale,
svanisce.
Così è più reale?
(Octavio Paz)

Savina Dolores Massa, affabulatrice ricca d’inventiva, ha la capacità di operare una sorta di corto circuito nell’interiorizzare fantasticamente i personaggi di questo romanzo che sconfina di continuo dal piano della rappresentazione verosimile a quello dell’invenzione fantastica, sorretta da un preciso e lucido vigore intellettuale. Da ciò un pathos che è al tempo stesso denso e controllatissimo. Libera dai vincoli di obbedienza alle principali correnti letterarie, l’autrice non sembra assillata dall’ossequio alla realtà, ma trova il modo di parlare del proprio tempo attraverso la realtà in un microcosmo chiuso che si trasforma in una vasta metafora dell’esistenza. Potremmo dire che all’autrice non interessa la realtà come fine bensì come mezzo per tentare di cogliere l’interiorità dei personaggi. In questa prospettiva la prosa diventa poetica, mentre la poesia…

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Ai piedi della salita

Casa natale

[…] Un grande silenzio dà il nome alle cose.

Nel brusio di radici senza età

mai sconnesse dalla memoria

resto ferma a guardare oggetti

mobili vestiti legno che scricchiola

chiavistelli arrugginiti muri e ringhiere

foglie che volteggiano in cortile.

Riluce mite nell’oscurità l’infanzia

voci e persone arrivano e vanno

fischi acuti di rondini muschio tra le travi

calcinacci vicino alle finestre

l’ieri è stato breve troppo breve

come dice Borges.

Ecco le foto in bianco e nero

i libri   testimoni dei morti

come fossero ancora dei vivi

durano sparsi in tutta la casa

con gli occhi provati dal vento

che ci ha portato per sempre via

incontro alle nuvole …

Ma in fondo al tempo la memoria

in fondo agli occhi questa casa.

© Maria Allo

Non c’è altra parola

Occhieggia l’alba in mezzo al porto.

Il silenzio infranto delle onde

le rauche lingue dei gabbiani

implodono lontane in mezzo al mare

tagliano a colpi d’ascia

dolore sopra dolore.

Io da qui vedo impronte diradarsi

vedo cose e mi lascio attraversare

con una distanza sempre più lieve

dal candore feroce delle tue mani.

Si tocca il fondo di tanto in tanto

per il troppo bene e non c’è

altra parola tra il vento e l’acqua

più forte e chiara come l’amore.

© Maria Allo

Il verde si fa terra muta

Trattieni con gli aromi di questa terra

i suoni lievi e le voci degli alberi

i sussurri del polline

dei germogli e degli assenti

che la distanza smorza.

I tuoi inverni hanno braccia antiche

di giganti

sanno di sangue esploso su pietre

levigate

e della vite a pergola che cresce.

Le tue primavere respirano alchimie

tralci di memorie e voci trasognate

nelle notti di aprile sai del glicine

che attende di fiorire in ogni dove

chiami la vita a giorni chiari

il vivere di tutti in verdi mani

con la voce di un dolore antico.

Ora ti vai spegnendo lentamente.

Un’acqua bruna inonda le tue vie

e al contempo foglie di castano

rigogliose e tronchi di cortecce

ardono cupi nella lingua rovente

del dolore…

© Maria Allo

e tu a guardare il mare

L’alba brizzolante sulle foglie

salda gramigne e vento.

Il cielo traspare sopra un ramo

ma non si vede il mare

tu solo possiedi la mia solitudine

da questa roccia parole nude

non hai nulla da dire e nessun nome

da pronunciare

solo odore di ossa in frantumi

e il bagliore del vulcano

su gusci di tartarughe timorose.

Tanta luce si spreca qui

tendi l’orecchio

il male rimane solo male

rovente la voce della terra

non fosse per la luce che esplode

sulle miserie umane

e tu a guardare il mare

© Maria Allo

Parole

Parole,
dove il cuore dell’uomo si specchiava
– nudo e sorpreso – alle origini; un angolo
cerco nel mondo, l’oasi propizia
a detergere voi con il mio pianto
dalla menzogna che vi acceca. Insieme
delle memorie spaventose il cumulo
si scioglierebbe, come neve al sole.

Umberto Saba

Con la raccolta Parole, edita nel 1934, Saba si apre, seppur temporaneamente, alla lirica pura, alla parola analogica, a un linguaggio poetico meno narrativo e più rarefatto. Protagonista del testo è la parola poetica, intesa nella sua forza rivelatrice, ma colta anche nella sua ambiguità menzognera, mentre torna prepotente il motivo della memoria.

donne

Tra gradazioni sfumate

ci sono donne violate

hanno finito di sognare

non sono nulla più che cenere

per sostenere rovi

quelle con l’anima in fiamme

inasprite come corallo

in attesa di niente.

Ci sono donne che dai margini

sanno cogliere una nuova crescita

 e danno la misura umana

con il coraggio del risveglio

intatte nel loro gergo di luce.

Sono guerriere e fanno la storia

per un ordine nuovo

il sangue è testimone

in un dare voce per rovesciare il male

© Maria Allo

con la vita che cerchiamo…

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Ci sono giorni dove lo sguardo
si ferma tra gli alberi e la luce.
Illumina il nostro retaggio di notte
tra ossa smemorate con occhi
su di sé e il mondo tra le cose
con una voce che non si frantuma
tra sottili vene come la prima vocale
nella linfa di questi tronchi.
Ci sono giorni in cui il mare
assedia Il mondo semina i morti
cancella le gelide parvenze dei vivi
ma nel silenzio prende forma
la memoria di ciò che siamo
soli in mezza alla terra
con la vita che cerchiamo.

© Maria Allo

Maria Allo, Futuro ancestrale in «‘a varca di zagara» di Daìta Martinez

Poetarum Silva

Futuro ancestrale in ‘a varca di zagara di Daìta Martinez

Mentre l’uso dei dialetti tende a regredire rapidamente in molte regioni, la poesia in dialetto continua a essere coltivata e con risultati di alto livello in questa nuova raccolta di Daìta Martinez, tanto che la critica e i lettori hanno riconosciuto in essa una delle voci più intense della lirica siciliana. Il taglio breve dei componimenti, la ricerca di essenzialità e purezza lirica ne fanno un caso unico per esuberanza creativa e sperimentalismo audace, carico di misteriose risonanze emotive.
La ricerca stilistica dell’autrice si configura come una pura combinazione di colori, profumi, miti, per una poetica dunque di autenticità e d’immediatezza che pare non essere più concessa al linguaggio ufficiale e mass-mediologico in cui siamo immersi per aver obliato radici locali e memorie storiche. Il dialetto dell’autrice si propone così come una superstite lingua autentica, lingua “pura” e in…

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