Patrizia Sardisco, eu-nuca

Poetarum Silva

Cambiare prospettiva, accogliere la complessità: eu-nuca di Patrizia Sardisco

La raccolta eu-nuca di Patrizia Sardisco si articola come un vero e proprio poemetto in 30 quadri sulla Grande Vecchia, l’Europa, che ben poco ha in comune con la bellissima fanciulla del mito dal quale il continente trae il suo nome.
Così come nella celebre doppia immagine che può mostrare una donna giovane oppure una vecchia – il mento dell’una è il naso dell’altra, l’orecchio dell’una è l’occhio dell’altra –, l’invito che il titolo formula a chi legge è quello di andare oltre la soglia dell’immediatamente percepibile, di cercare di individuare una angolatura che riveli ciò che non si manifesta palesemente, che non è evidente a tutti, o che, per essere più precisi, non tutti sono disposti a cogliere.
Quel prefisso eu anteposto a nuca, dismessa la parentela con il significato nel greco antico, non sta più a indicare alcunché…

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Gioielli Rubati 16/17: Gabriella Montanari – Paola Renzetti – Luca “Yok” Parenti – Emilio Capaccio – Mark Tulin – Francesco Marotta – Antonio Devicienti – Maria Allo – Marnie Walsh.

almerighi

In questo consiste il pregio
e la bellezza dell’ordine, se non sbaglio:
che Fautore di una poesia annunciata
dica subito quello che bisogna dire subito,
rimandi molte cose e le tralasci per ora,
scelga questo, metta via quest altro. (Orazio, Ars Poetica)

Tornerò a rubar gioielli quando ne riavrò voglia, molto presto quindi.

SPINE DORSALI

Ho visto amici
profanare tombe a San Michele
spartirsi l’ultima lumaca nel piatto
scambiarsi alibi da fedifraghi.
Li ho uditi rinnegarsi trenta volte
per un tozzo di sottana in via di Ripetta.

Ne ho visti aggirarsi tra le vertebre,
perdere il cammino e trovare la mia mollica.
Quando la grandine minacciava la gemma
la loro pelle di flanella
suggeriva ai miei brividi l’abbandono.

Poi li ho persi, per una svista.
Per quella maledizione
che ci riempie la bocca di ma sì, sì, dopo.

Dopo, però, è solo la lisca.

di Gabriella Montanari, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2018/12/12/anatomie-comperate/

*

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A un passo della luce

Fin dentro le corteccia di silenzio
gocciola la notte.
Dalla scogliera pulsa la luce d’ inverno
in questo cielo di sempre
ma per il resto  è violenza
anche questo
non custodire il dolore
che nasce da una terra in ginocchio.
Di questo è il vento a tacere.
Eppure dinanzi all’orizzonte senza liturgie
resiste ancora sul fondale
quanto più il mare si allontana
un luogo dove l’attesa prima di spegnersi
affiora a  un passo della luce.
©Maria Allo

dicono

Dicono che la distanza

soffia forte sulle ceneri .

Frantuma le zolle nel suo cammino

con un  bisbiglio

in mezzo ai rovi tra le pietre.

Dicono che la memoria

inchioda le nostre solitudini

scava il fondale fino in fondo

per trovare un’altra luce.

Dicono che la morte si nutre di luce

si addensa in un moto sospeso

e stanotte in sogno soltanto

in un tralcio, ha sfiorato suoni

di molteplici voci e una pace

inspiegabile, che non ha nome.

©Maria Allo

niente muta

Gli oggetti  parlano tra loro.

Le tende trasparenti nel salone

il caffè  dietro un  treno in corsa

la nuvola  che passa  così ogni alba

trascorre nel pulsare di un  dolore.

Nulla si perde se  la tua assenza

in controluce filtra tra le grate,

niente ora muta se la tua eco tra le rocce

screpola  e ricompone il mare.

Il sole se ne va e poi ritorna

nella voce nel buio sempre in fuga

pari ai versi ripetuti delle cose.

Tutto resta come è sempre stato.

©Maria Allo


Aylan Kurdi sulla spiaggia di Bodrum

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Danilo Balducci

Lasciami parlare del mare e dei suoi abissi.
Non c’è che mare, sempre più oscuro
al cadere del vento e tra le braccia
bambini estenuati da sete e sole
su barconi in cerca di un futuro
rovesciati sulle rive.
Volti marchiati di paura
nel cuore in fuga dall’orrore.
Si fa luce nelle trasparenze
come i ricordi o ciò che manca
– vedi – resta questa gola insabbiata
un foro dentro il petto
con sterpaglie in tutte le stagioni.
Aylan Kurdi sulla spiaggia di Bodrum
resta un baluardo per restare umani.
ora non si può più ignorare.
Lasciami parlare della notte
quando si addensa
sulle tempie e sul tuo nome
allora mi rischiari e resti
dentro questa carne
strappando l’ombra e la distanza
che avvicina il cielo.
Lasciami il tuo coraggio
arato sulle labbra
custodisce i confini e li annoda alla terra.

©Maria Allo

la luce si trasforma

E nella morte vivremo, solo diversamente,
con delicata dolcezza,
dissolti nella musica…”

Adam Zagajewski

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Ognuno tiene un fardello che fa male.
Si riflette nel labirinto del nostro tempo
nelle crepe che sventrano la terra
nel terrore di un ponte che si piega
nella pena di un dio che non promette.
Di anno in anno la luce si trasforma.
Ecco. Dal finestrino vedo
il cielo ridestarsi dalle strade
come dalla terra il dolore
roccia diviene sotto diversa luce.

©Maria Allo

Nel cavo di una mano

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Giorno per giorno si vive
nel bisbiglio di un fondale.
La sera poi si spegne lentamente
nel verso di suoni spezzati
come colori di iridi lontane.
Tra cuore e midollo
un grido solo di puro incenso
affiora come vento che arriva
silenzioso in pieno giorno.
Qui ci sono alberi
intorno ai muri e un’altra vita
nel cavo di una mano.

©Maria Allo

Gioielli Rubati 7: Mario Benedetti – Maria Allo – Paolo Beretta – Angela Greco – Maurizio Manzo – Vicente Vives – Loredana Semantica – Chiara Marinoni.

almerighi

Questionario non tradizionale

Cosa pensa del freddo?
cosa ha influenzato di più la sua opera letteraria? la lotta
di classe? garcía márquez? qualche bicchiere di rum?
il colesterolo? il gruppo di chicago?
il reale meraviglioso? i capezzoli bruni?
lo strutturalismo?
il filetto ai ferri? dio? gli antiossidanti?
qual è il suo odio preferito?
soffre di insonnia durante la siesta?
cosa pensa del pancreas?
lei è celibe sposato divorziato vedovo
omosessuale impotente? (per favore sottolinei la o le
parole corrispondenti al suo stato attuale)
qualche bambino l’ha spinta qualche volta a considerare
seriamente le motivazioni di erode?
qual è il suo dolore preferito?
ha desiderato qualche volta la donna del suo prossimo?
e come è andata?
da quale galassia si sente più distante?
qualche volta ha scritto poesie con inchiostro viola?
per quale ragione o ragioni non si è suicidato?
sbadiglia quando rivede le sue bozze?
o solo quando rilegge le…

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nebbia

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Il cielo con ferocia incalza il giorno.

L’alba  distratta non colma la distanza

a palpebre  scrive presagi  e prende nota

di ogni impronta, nell’altrui respiro.

Si vive in guerra nei vortici del gelo

dietro la  nebbia in schegge  controvento

ma antico come il cielo scorre amore

unanime e nudo sulla terra.

© Maria Allo