Tutto si trasfigura

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Non c’è niente tranne i colori del tramonto

per ogni cosa vivente e lo stupore del vento

che lucida le foglie come il suono dell’erba nei cespugli.

Nulla rimane o  in controluce è spenta.

Una voce nel brusio indifferente dischiude

in varia luce i giorni neri come quelli chiari

che a ogni scossa perdono sostanza.

Tutto si trasfigura, il  bene fatto e il male ricevuto.

Nel fiume che passa  e non ha fine

come nel punto in cui si spezza,

il tralcio forse resiste  alle radici antiche .

© Maria Allo

 

 

 

 

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mi scrivi

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Timeskin di Antonio Mora

Mi scrivi che la vita fugge
con il tumulto del sangue.
Lascia solo grumi rappresi
fino a sparire nel mare blu
delle incertezze.
Le tue parole bruciano come cardi di ossa
su queste paludi affilate di rimpianto,
ma alla chemio non serve sapere
che tutto sparirà o perderà colore
come deserto tra le dita e calce tra le gote.
Mi scrivi parole spinate
talmente verticali
che la parola senza traccia
cresce in stilettate
come scaglie a distese
tra mandorli di mare.

© Maria Allo

La memoria torna

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Come luce dannatamente strana
qualcosa ci accomuna.
Sotto le radici degli alberi
fino a ferirci di bellezza antica
in cerchi larghi sullo stesso moto 
qualcosa trabocca più in alto
mentre un fuoco invisibile e tenace
richiede quel silenzio
che il nostro tempo ha perduto.
Ecco l’acqua riporta alle sue foci
una forza pari allo sguardo mai tradotto
che nel vedere tutti ci contiene.

© Maria Allo

Maria Allo, Solchi (rec. di Giorgio Galli)

Una preziosa recensione al mio “Solchi” di Giorgio Galli
Voglio ringraziare Giorgio  per la cura e la sensibilità di quanto ha scritto e la Redazione di Poetarum Silva per l’ospitalità.

Poetarum Silva

Maria Allo, Solchi. La parabola si compie nei risvegli. Prefazione di Anna Maria Curci, Fuori Collana, collana diretta da Fabio Michieli, L’arcolaio 2016

Un idillio devastato. La poesia di Maria Allo – sregolata e sacrale, immune dalla “bellezza” e tutta dentro un fraseggio interiore che trova sostegno nella concretezza delle immagini – ci raggiunge piena di un dolore eruttivo, con le colate laviche di un furioso dolore. Una rutilante desolazione produce immagini e le annienta nel proprio stesso vortice. Provoca scompiglio, percuote, esaspera. Dunque è perturbante, non pacificata, figlia di un’autentica necessità poetica. Si possono rileggere i componimenti di Solchi e trovarli ogni volta diversi. Si rimane respinti dalla loro ricchezza. Poesie in apparenza dimesse e poco rifinite si rivelano piene di sorprese. Una lettura profonda scorge infatti i minuscoli addentellati tra un componimento e l’altro: parole ricorrenti in poesie successive; parole e immagini che ritornano, con sottili variazioni, lungo tutta…

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Eleonora Rimolo, Temeraria gioia.

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Ai miei dèi chiedo solo che non sottraggano
la fonte alla sete, che allontanino la tristezza
del non essere più, del non volere più,
feconda, come chi calibra i propri innesti
con quelli della terra, perché non sembri
prosciugata la madre corrente, la suprema viandante:
se questa è la promessa io invoco, io convoco
il mio mito, il mio sacrificio.

 

Nota di lettura su Poetarum silva

di Anna Maria Curci

Poetarum Silva

Eleonora Rimolo, Temeraria gioia, Giuliano Ladolfi editore 2017

Mi capita spesso di iniziare le giornate, a ore solitamente antelucane, con la lettura di un libro. Non sempre, tuttavia, la forza del libro è tale da imprimere il suo passo alla giornata che è iniziata leggendolo. In questo caso, invece, l’eco nei pensieri è stata persistente e perdura tuttora, tanto da spingermi ad affermare che il giorno che inizia sugli archi e sui carriaggi di Temeraria gioia di Eleonora Rimolo è un giorno che porta intatta la sfida della ricerca, di quell’affrontare, cosciente e visionario, i battenti – cupi e sfavillanti sanno essere, quelli – di un uscio sull’oltre, il varco per la parola.
È cosciente, quell’assalto permanente, che la nostra (associo ora mittente e ricevente del messaggio poetico, perché entrambi sono volti a un comune orizzonte di riferimento) Aurora si muove «senza carro» e con «dita di prosa»; visionario…

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la terra ci unisce

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Fa ancora freddo, c’è questo vento gelato

che spoglia i rami del viale sotto casa.

Ecco. La signora Carla chiude la finestra

mentre con la premura ferma di un mattino

depone i piatti da lavare.

La terra ci unisce col fischio del vento

tra i capelli e il  futuro  che vacilla

con la geometria flessa delle cose

dietro una gora precipite nel vuoto

che si espande. Eppure, nel suo crollo

la memoria antica si ripete

come luce di tutto ciò che cresce

e ai lati della strada va sfumando

mentre sulla terra il volo spicca.

© Maria Allo

 

dal mare

 

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Le parole tra noi corrono
dietro la corrente di un gelido inverno.
Avanzano nella distanza oltre la pioggia
con la stessa ostinazione
ma non con la stessa luce
finché la schiarita a nostra insaputa
in fondo alla curva traduce
gli odori del mattino.
Ma così chiara e amata è la visione
all’imbrunire
quando la terra umida di sale
riflette la perdita del giorno e dissonante
il vento trae dal mare la sua riva di luce.

© Maria Allo

sto in queste carte

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Stamane l’Etna va in schegge a denti stretti.
Di questo è il  vento a tacere come il grido
di un dio  tra le tempie in fiamme senza una ferita
a ridosso di un orizzonte spoglio.
Ma oggi così tante morti ci appartengono
come l’eco dei frangenti trasparenti
in balia di una raffica  impietosa .
Ah, dove scaturisce ciò che non disseta…
Un vento avaro ritorna sui suoi passi
mentre il dolore pesa senza scopo
in questa luce spenta tra colori
da un moto all’altro sulle fronti.
Sto in queste carte come un treno
in corsa verso l’alba a testimoniare
che ogni altra cosa è perduta nell’attesa.

© Maria Allo