Figli dell’uomo

Tra i rumori delle bombe e dei mortai

un bimbo si sofferma su un fiore.

Saldo negli occhi svetta in alto

sulla scintilla delle sue limpide ali

nel miagolio affamato di un gatto

sui solchi profondi della bellezza

pietrificata delle madri o nei cuori

inquieti di poeti per sempre persi

dietro una patria che non c’è più.

Figli dell’uomo

che strada faticosa la vostra

per arrivare in cima mentre

distrattamente guardate

 il panorama del perverso nulla.

Sappiate però

che le parole dell’indignazione

ardono con l’infinita pazienza

della luce e levano il grido di dolore

a grandi altezze come anche

 della speranza che tende a mano

©Maria Allo

Le case dai tetti rossi di Alessandro Moscè Fandango Libri, aprile 2022. Una nota di lettura di Maria Allo

LIMINA MUNDI

“Non ho mai dimenticato i racconti sventurati, le volte che mi sono avvicinato a quel luogo malfamato con il figlio del giardiniere, il mio amico Luca, il timore di superare il cancello, i rimproveri di mia madre quando fissavo i degenti appoggiati al cancello, le strattonate, le raccomandazioni di girare al largo se fossi uscito da solo per comprare i fumetti incellofanati, a poco prezzo.
In questo libro scrupolosamente documentato Alessandro Moscè traccia un percorso avvincente, tra memoria e ricerca come un vero e proprio viaggio a ritroso sul filo conduttore del disagio mentale e nell’avventura della soglia si incrocia con le vite dei degenti, ormai scomparsi, dell’ospedale neuropsichiatrico di Ancona ( La Legge 180 del 1978 portò nel 1981, alla chiusura e conseguente trasformazione della struttura in un centro residenziale di assistenza sociosanitaria e, successivamente, in un centro riabilitativo e sanitario). “Me lo ricordo bene il manicomio…

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corpi

Si sta in corpi di vane promesse

con tutto il peso delle ferite

che ci occultano senza riguardi

 ma nelle gole e nelle anse

come nel buio e nella luce

si tiene il timone con forza

nella certezza di cadere ancora

quando incautamente

ci offriamo a qualsiasi dolore

volteggiando deserti al vento

Non importa più che suono fa

la voce di cassandra inascoltata

©Maria Allo

Ho scoperto un luogo solitario dove le chiome vegetali formano una grande cupola da cattedrale gotica e un filo d’acqua scivola con la sua musica fra le pietre. Mi metto lì, ascoltando l’acqua e il ritmo del sangue nelle mie vene, tentando di respirare con calma e di rientrare nella mia pelle, ma non trovo pace, mi si affollano in mente le premonizioni e i ricordi. Anche nei momenti più difficili del passato cercavo la solitudine di un bosco. 

Isabel Allende

Non va via

Tornare qui nel silenzio

della tarda mattinata come foglia

caduta dalla magnolia grande

su arenili di aguzze pietre

Qui le stagioni vengono incontro

in ogni angolo buio e il profumo

delle gardenie insegue sillabe

rimestate mai addomesticate

Sussurri accento consonanze

frusciano tra i grovigli dei rami

spandono a sciami le storie quaggiù

note smarrite su troppi pentagrammi

ma niente iridi velati mai più mai più

nelle grotte di pietra del fondale

Scivola tempo dalle dita ma l’anima

rimane luminosa e non va via

©Maria Allo

tra i perduti lumi

Aggrapparsi fino a farsi male

ai fogli bianchi

per un silenzio che non può infierire

cogliere la fine del giorno in pieno volo

tuffarsi dentro i libri ai piedi degli alberi

ridiventare innocenti

come preghiere arate nella notte

per dissipare incubi

stordirsi alla luce dei gelsomini

confidare in un segno al crocevia

quando luglio in un lontano svanire

pare già pulsare tra i nidi e il mare

soffia schiuma di oblio  sulla riva

©Maria Allo

Agota Kristof

Ti aspettavo una volta di notte sul monte

crepitavano i rami quando li hai scostati

dal tuo viso e mi hai detto che non potevi restare

ti aspettavo a riva con l’orecchio incollato

a terra sentivo il tonfo dei tuoi passi

sulla sabbia morbida poi si fece silenzio

ti aspettavo quando arrivavano i treni lontani

e le persone tornavano tutte a casa

mi hai fatto un cenno da un finestrino e il treno non si è fermato