nuova realtà

Daria Endresen

 

Le visioni dentro al corpo esplodono al mattino.
Dal cratere affiorano dettagli di ossessioni
sbavature di riflessi e ceneri
brace di crepe sonore con la complicità
di un angelo che da una misura
al mio sguardo e al mondo leso.
Febbraio così terso all’alba tra i rami
prima della sua fine
attraversa la mimica del vento
dietro le vie e gli edifici ma dalle scale
si leva aroma di caffè fino all’ultimo piano.
E se ascolti, dagli alberi si dispiega
sotto la corteccia qualcosa d’imprevisto
di là dal vetro al tuo risveglio
dopo una violenta mareggiata.

© Maria Allo

il vento del Sud

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photo di Alisa Resnik

Il vento del Sud ha l’assorta pazzia
e la compassione delle bestie
che infuriano nel bosco.
Si avventa sulle mie sillabe e sanguina
come la sorgente sotterranea
delle mie cento pelli.
Vedi, sul mare e nell’aria prosciuga
la terra e queste erbe sulle frane
hanno il fiato di fendenti consumati
sulle zolle del futuro.
In ogni fibra la ferocia
cresce in verticale
ma tra noi è dialogo pacato
più antico di un amore secolare

© Maria Allo

 

 

canta ciò che tace

Odore di legna bagnata bisbiglia
tra le gramigne e il vento…

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photo di Daria Endresen

 

Oggi è cupo il mare.
Tra i sibili il vento già annunciato
esplode dentro il respiro dei viventi
mentre l’Etna affonda in un bianco
che non può fare a meno dell’amore.
Conosco i suoi occhi di fuoco
nella luce dei fulmini
nella vertigine del volo
quando nelle crepe infernali
ogni scheggia può far male
a tutte le creature intorno.
Ma se ascolto il seme che matura
in fondo ad un cratere
nella terra e nell’aria cresce
memoria di ciò che ci appartiene.

© Maria Allo

per altri corpi…

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Christian Schloe

Un incendio di suoni si perde nel tempo… 

La notte crea bagliori a tratti sulle ossa e ognuno
racchiude in sé tutti gli addii
su primitive forme sempre in fuga.
Ma se io resto per altri occhi per altri corpi
per altre bocche cresce il vento sul mio nome
e ombre su radici rapprese
con tutto l’inganno della terra segnano le ore
in ogni vita che tocco.
Così riparto da zero tra una bufera e l’urlo
indistinto in tempi sconosciuti.
Tutto all’alba cadrà come neve
su un tocco di tepore quasi umano.

© Maria Allo

Li vidi

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Tendo orecchio ai voli che generano luce
Non mi appartengo da quando assopita
Il ventre gonfio di sete
Gli occhi immensi di fame
Il corpo un brandello buio sciabolato di grinze
A tratti trasfusa in guizzo affilato
Più della corona di spine
Li vidi quei bambini
Erano in fila
Dinanzi alla bocca del forno
Erano muti
Con grandi occhi senza lacrime
La bocca del forno
Splendeva
Come la lava dell’Etna
Qualcuno spingeva i bambini
Uno ad uno
Ah
Stasera questo vento spiritato
Intralcia le mie mani e taglia l’aria intorno
Come la lama un tronco irregolare
Rimani e ascolta
L’infanzia torna
La catena d’oro col topazio bianco sul gilè
Il grande pino la casa rossa “I Rosi”

I Rosi” era mio padre
Questo di lui ricordo
Si ergeva solenne
Attenta figghitta l’acqua d’aranciara non si bivi
gridava
Durante l’inverno il temporale
Ingrossava quei torrenti
L’acqua scrosciava giù dai calanchi
E quando il grande pino fu abbattuto
Rimasi a guardare
La bocca aperta e il naso per aria
Senza fiatare
Aveva mani gigantesche il grande pino
Nodi di vene gonfie e l’occhio buono
Come un vecchio frate.
Rimani fin quando mi sveglierò
Accade d’inverno
Quando dietro le vibrazioni del vento
Sento con la voce burbera e calda
La mano di mio nonno
Bagliori bianchi attraversano il cielo
Gelide le trasparenze dell’Etna si perdono
In lontananza
Ma non si vede il mare
O forse semplicemente
La parte più profonda del mare .

© Maria Allo

Da “Solchi”  ed. L’ Arcolaio 2016

noi

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Io vorrei saper dire amore
con le braccia
per un gesto antico del mare
che erompe con un grido
nella selva degli occhi
per le uniche parole che flettono
l’aurora sulle ciglia
per i torrenti sul finire di gennaio.
Vorrei saper amare oltre la marea
tra la sabbia incontro alle nuvole
per la terra inerte nella polvere.
Ecco. Nei riflessi di luce giù in fondo
scintilla l’acqua e là in alto noi.

© Maria Allo

Tienimi

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ph Daria Endresen

Questo è il mare oggi.
Penetra il futuro che ci aspetta
in bianchi flutti mentre la terra
risuona con la sua ombra
nel rogo di un’assenza.
Tienimi con te come un fruscio
di palpebre socchiuse
pulsa nel tuo respiro
finché il vapore dei fuochi
nei vortici del gelo
si offra a qualsiasi dolore
per una volontà più forte
in pieno volo meglio dell’amore
come darsi ancora seminudi
a tutti i venti dell’abisso.
Più reale di un desiderio improvviso
è questo mio vuoto tra le mani.
curvo a ogni tua luce nello sguardo.

© Maria Allo

come Persefone

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I bagliori del vulcano disperdono
le sole armi che ho sempre più
all’interno sul greto di un fiume
nel profilo di un’ombra sparsa
con molteplici voci.
In questa stagione come Persefone
colo a picco nella notte
e nel flebile brusio della risacca
recisa dalla sterpaglia sonora
scendo sotterra.
Potrei anche smettere di scrivere
quando il gelo screpola le labbra
e il foglio si accartoccia sul velame
ma, gridando mi aggrappo al timone
ben saldo che il nostro tempo brutale
ha perduto ovunque sui pendii.
Agli assalti del male l’airone si alza
e mi attraversa nel corpo della terra.

© Maria Allo

Mentre scrivo

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In corsa una nube chiara splende.
Quanto si disperde nel fondo delle acque
traspare e per quanta vita resta nel tempo
e nello spazio non c’è ritorno.
Eppure tra me e te un’eco rimbalza
nel profondo e il vento nel suo volo
mentre  scrivo mi sfiora dentro un raggio.
Ulula il cielo al bordo di ogni vita
ma il silenzio non tace e illumina la via
come nebbia di attesa invece dell’oblio.
Ecco la  pagina  vuota davanti alla visione

filtra un suono bianco come un’orchidea.

© Maria Allo