L’unica realtà

Se doveste mettere delle etichette su di me la prima sarebbe essere umano, la seconda pacifista e solo se ne potessi avere una terza sarebbe folksinger.

Joan Baez

Questa luce sfumata rende omaggio agli alberi.
Tace il rumore del mondo eppure restituisce
a un luogo in cui il silenzio diviene inizio
e in nessun luogo il cerchio è chiuso
come un alfabeto nuovo che si dissolve
in una memoria più profonda.
Il seme di ciò che unisce fiorirà
in un unico corpo quando un lievito
su questa terra leverà alto un grido umano.

© Maria Allo

 

 

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Gioielli Rubati 60: Loredana Semantica – Simonetta “Met” Sambiase – Mariella Tafuto – Leopoldo Attolico – Annalisa Rodeghiero – Gaia Rossella Sain – Luciana Riommi – Maria Allo.

almerighi

Tutto si ripete
con una regolarità circolare
sempre gli stessi poeti sull’altare
la Pozzi deliziosa grandioso è Montale.

Riconosci i testi sin dai primi
versi mentre lo scirocco sferza
il viso avanza il fortunale
la pioggia torrenziale si fa strada
tra le crepe allaga i campi invade
i sottoscala non è il ristoro
che apre alla vita
ma un modo metaforico
di perdere il respiro.

Tutto si ripete
le offerte ai cellulari i nomi
le proposte allettanti
le figure retoriche dei componimenti
i commenti le delusioni
le fughe dal lavoro
gli annegamenti.

di Loredana Semantica, qui:
https://www.facebook.com/loredanasemantica?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARAawDOlDwEW7UoIIMhVvlqEemG8ufDkyrhip4oSjPPqqvH9zq8tRN9t19Z9YeefCUE-k4NF1QSMKSVG&hc_ref=ARSB5ha3uhSqpWvA3Y38PKMCmcYpCPdlw3IK_CQsCCgFxgJb4oCkDNZgqDEafX4H4hk&fref=nf

*

Il perdono espia le pareti
scioglie i passi, nei battiti,
uno dietro all’altro il percorso delle cose
ci riconosciamo
forma
stato
instabili, circondati
come una fiamma insondabile,
non si sa spiegare
eppure si desidera
portarsi in dote a qualcun altro
raccontarsi, seconda età
terzo stato, nomi di miele nella bocca.

di Simonetta…

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La nostra luce in cenere…

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La morte non tollera il vento sulle labbra./ Si addensa fissa e divora la marina/ poi svanisce sulle ali del cosmo./ Si vedrà il mondo sotto una diversa luce/ Si vedrà indegna questa terra/ sa di sangue nello sfacelo in picchiata per i morti/ nella fornace dell’inferno per i vivi./ cristo svanisce per il gran marciume/ (divora i punti caldi della terra) per il sangue rappreso sui fondali/ per noi e la mancata fratellanza./ Solo uno sputo vale tutte le parole./ Amen

© Maria Allo

Maria Allo, Memoria e identità nella Sicilia di Gesualdo Bufalino

Poetarum Silva

Gesualdo Bufalino. Kamarina (Comiso), 1995. Foto di ©Paola Agosti

Memoria e identità nella Sicilia di Gesualdo Bufalino

 “Essere o riessere, ecco il problema. La scrittura me lo risolve, mi permette di cibarmi dei miei ieri come le iene si cibano dei cadaveri e così sopravvivere al deserto”.

Gaglianone e L. Tas, Essere o riessere, conversazione con Gesualdo Bufalino, Omicron, Roma, 1996, p. 10.

Gesualdo Bufalino (Comiso, 15 novembre 1920 – Vittoria, 16 giugno 1996) è stato uno degli ultimi grandi umanisti del ‘900. Nel solco della tradizione che va da Verga a Tomasi di Lampedusa, da Fortunato Stefano D’Arrigo a Lucio Piccolo, da Brancati a Sciascia, non è mai tra i primi scrittori siciliani citati, ma merita assolutamente un posto d’onore. La fase d’avvio della sua produzione è caratterizzata da un prolungato esercizio di scrittura sommersa che affonda le radici nel cuore di un’esistenza vista sempre come evanescenza e…

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C’è una tristezza antica

C’è una tristezza antica nelle ossa.
Attraversa i corpi e le giunture
gli intonaci delle case nei luoghi a noi noti
sfavilla in lievi cerchi tra le travi
in ogni androne nelle sale d’aspetto
sugli scaffali nei carteggi impolverati.
Ci prende tutti nella luce e nell’ombra.
Si libra nel cielo e cade con la pioggia
sulla terra bagnata senza rumore
ai bordi delle cose sulla radura tra i vicoli
dentro il presente che ci divora.
C’è una tristezza antica in questa fine estate.
Ecco, vedi, si cercano risposte oltre la pelle
fino il cielo a metà tra due roghi
mentre le sterpaglie balbettano e dal ventre
dell’Etna in rivolta un bagliore corale sale.

© Maria Allo

Dammi

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(immagine di Jennifer Hudson)

Dammi la forza del bianco

sopra il disordine di questa terra.

L’ attesa sfiora le tempie devastate

perdute abissali come granuli

irregolari senza posa.

Tu conosci il suono dell’amore

che prorompe dalla sostanza 

pura delle cose

il baluginio smemorato di un’onda

il fiato di piccole solitudini rapprese.

Tu sola scorgi una felicità nuova

in questo cercare mentre ora

il coraggio rischia di vacillare.

© Maria Allo

Gioielli Rubati 50: Luca Ariano – Irene Rapelli – Maria Allo – Luciana Riommi – Amleta Bloom – Francesco Marotta – Corrado Bagnoli – Daniela Cerrato.

almerighi

Questa notte si balla a ritmo di tango
per dimenticare il nebbiume
di quella città senza neppure un santo,
solo un beato per caso capitato.
«Siamo già maturi!
L’anno prossimo dobbiamo rinnovare
la patente: cosa abbiamo fatto
in questi dieci anni?»
Lo biascica stanco come un vecchio
di trent’anni alla curva del ponte.
In piazza si mormora che la Paola
se la faccia col figlio del notaio,
orgasmo d’un portafoglio gonfio fra le tasche.
Al bar all’angolo l’Andrea ti racconta
di quando si allenava con Baggio e Del Piero
poi … oggi scarica mobili tra scale e ponteggi.
In quella cittadella dello shopping
non ti rimane che bere per non vedere sguardi
assatanati di vetrine, di plastica, tinture
e pelli tirate senza il placido invecchiare
d’un volto grinzoso.

di Luca Ariano, qui:
http://www.lamacchinasognante.com/5-poesie-da-contratto-a-termine-di-luca-ariano-con-nota-introduttiva-di-luca-mozzachiodi/

*

A volo d’uccello

All’ombra corre l’erba sotto al vento
e con fradice ciglia soporose
il merlo…

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C’è chi

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Risuonano cocci  di mattini infranti
dopo impreviste veglie.
C’è chi impara a morire
per un colore e un significato.
Abbiamo conti ancora aperti e spietate
parole da combattimento .
C’è chi impara a morire
per consacrare sogni alla quercia secolare.
Ma c’ è un paese disteso
in fondo al mare dove il sangue
in mille flutti difende il pane
a denti stretti e dall’alto
un pugno arcigno di silenzio
si schianta ai piedi dell’indifferenza.
Accovacciato il mare si regge
come foglia che il vento
deliberatamente scansa in silenzio.
C’è chi oppone la ragione
nel covo della volpe infreddolita
e traina giorni come i nostri.
A concludere la resa,
passi cadenzano ipocrisie
su viali di rasura e nel turbine
lento di ossa bisbiglia ogni vena
prima del commiato.
Il tempo può pretendere
nutrimento nel suo crescere?

© Maria Allo

Territudine

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Ishtar

Scrivo su una ferita aperta che fustiga
follie insensate finché la compassione sopra le macerie un nuovo cammino
va maturando in volo.
Scrivo in mezzo ai rovi  nel ronzio incessante di un tosaerba e un cellulare
che rimbalza intorno.
Scrivo il pulsare delle tempie in rivolta
che mi sfiora affilato per custodire il vuoto.
Intanto ascolto chi non ha voce
dietro al mare.

© Maria Allo