Maria Allo, Solchi (rec. di Giorgio Galli)

Una preziosa recensione al mio “Solchi” di Giorgio Galli
Voglio ringraziare Giorgio  per la cura e la sensibilità di quanto ha scritto e la Redazione di Poetarum Silva per l’ospitalità.

Poetarum Silva

Maria Allo, Solchi. La parabola si compie nei risvegli. Prefazione di Anna Maria Curci, Fuori Collana, collana diretta da Fabio Michieli, L’arcolaio 2016

Un idillio devastato. La poesia di Maria Allo – sregolata e sacrale, immune dalla “bellezza” e tutta dentro un fraseggio interiore che trova sostegno nella concretezza delle immagini – ci raggiunge piena di un dolore eruttivo, con le colate laviche di un furioso dolore. Una rutilante desolazione produce immagini e le annienta nel proprio stesso vortice. Provoca scompiglio, percuote, esaspera. Dunque è perturbante, non pacificata, figlia di un’autentica necessità poetica. Si possono rileggere i componimenti di Solchi e trovarli ogni volta diversi. Si rimane respinti dalla loro ricchezza. Poesie in apparenza dimesse e poco rifinite si rivelano piene di sorprese. Una lettura profonda scorge infatti i minuscoli addentellati tra un componimento e l’altro: parole ricorrenti in poesie successive; parole e immagini che ritornano, con sottili variazioni, lungo tutta…

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Eleonora Rimolo, Temeraria gioia.

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Ai miei dèi chiedo solo che non sottraggano
la fonte alla sete, che allontanino la tristezza
del non essere più, del non volere più,
feconda, come chi calibra i propri innesti
con quelli della terra, perché non sembri
prosciugata la madre corrente, la suprema viandante:
se questa è la promessa io invoco, io convoco
il mio mito, il mio sacrificio.

 

Nota di lettura su Poetarum silva

di Anna Maria Curci

Poetarum Silva

Eleonora Rimolo, Temeraria gioia, Giuliano Ladolfi editore 2017

Mi capita spesso di iniziare le giornate, a ore solitamente antelucane, con la lettura di un libro. Non sempre, tuttavia, la forza del libro è tale da imprimere il suo passo alla giornata che è iniziata leggendolo. In questo caso, invece, l’eco nei pensieri è stata persistente e perdura tuttora, tanto da spingermi ad affermare che il giorno che inizia sugli archi e sui carriaggi di Temeraria gioia di Eleonora Rimolo è un giorno che porta intatta la sfida della ricerca, di quell’affrontare, cosciente e visionario, i battenti – cupi e sfavillanti sanno essere, quelli – di un uscio sull’oltre, il varco per la parola.
È cosciente, quell’assalto permanente, che la nostra (associo ora mittente e ricevente del messaggio poetico, perché entrambi sono volti a un comune orizzonte di riferimento) Aurora si muove «senza carro» e con «dita di prosa»; visionario…

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la terra ci unisce

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Fa ancora freddo, c’è questo vento gelato

che spoglia i rami del viale sotto casa.

Ecco. La signora Carla chiude la finestra

mentre con la premura ferma di un mattino

depone i piatti da lavare.

La terra ci unisce col fischio del vento

tra i capelli e il  futuro  che vacilla

con la geometria flessa delle cose

dietro una gora precipite nel vuoto

che si espande. Eppure, nel suo crollo

la memoria antica si ripete

come luce di tutto ciò che cresce

e ai lati della strada va sfumando

mentre sulla terra il volo spicca.

© Maria Allo

 

dal mare

 

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Le parole tra noi corrono
dietro la corrente di un gelido inverno.
Avanzano nella distanza oltre la pioggia
con la stessa ostinazione
ma non con la stessa luce
finché la schiarita a nostra insaputa
in fondo alla curva traduce
gli odori del mattino.
Ma così chiara e amata è la visione
all’imbrunire
quando la terra umida di sale
riflette la perdita del giorno e dissonante
il vento trae dal mare la sua riva di luce.

© Maria Allo

sto in queste carte

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Stamane l’Etna va in schegge a denti stretti.
Di questo è il  vento a tacere come il grido
di un dio  tra le tempie in fiamme senza una ferita
a ridosso di un orizzonte spoglio.
Ma oggi così tante morti ci appartengono
come l’eco dei frangenti trasparenti
in balia di una raffica  impietosa .
Ah, dove scaturisce ciò che non disseta…
Un vento avaro ritorna sui suoi passi
mentre il dolore pesa senza scopo
in questa luce spenta tra colori
da un moto all’altro sulle fronti.
Sto in queste carte come un treno
in corsa verso l’alba a testimoniare
che ogni altra cosa è perduta nell’attesa.

© Maria Allo

nella furia che incalza

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Da uno strappo di luce a tratti diseguale

la bellezza nel tepore  prende il volo.

Trattienila  con la grazia che scivola

 sul ciglio nel cavo della mano

come un ricordo che dall’infanzia

plasma la tua voce.

Restituisciti alla terra nel bel mezzo

delle menadi d’inverno mentre in schegge

l’indifferenza sale.

Più echi che germogli  sugli steli  

nella furia che incalza tenebrosa

fra noi  e il cielo.

Ora si radica  l’attesa come  dietro la grata

nel cuore dei piccioni.

© Maria Allo

 

nascita

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La nascita può spegnere la sete.
Vale custodire in questi giorni le cose solide
scolpite su tonalità riflesse perfino nel silenzio
come lo sguardo e le parole di una madre.
Dai germogli di un cedro in ogni cosa
intorno ai muri in chi ci porge la sua mano
con la scintilla d’amore in mezzo al petto
vale esplorare la memoria come luce chiara
ora che non sappiamo ritrovarne il senso.
La nascita è realtà che placa come ogni dono
ma con la certezza di un’ombra che ti chiama.

© Maria Allo

dentro un rigo

FAUST: Ma quella chi è?
MEFISTOFELE: Quella è Lilith
FAUST: Chi?
MEFISTOFELE: La prima moglie di Adamo

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Chiamarsi  Lilith dentro un rigo

finchè si radica il silenzio  tra i diluvi .

Così ciottoli amari scuoiano le bore

con la caparbia del vulcano sulle alture.

Entra nel passato rimani in volo

dettato lineare corpo a corpo

strofa venata di morte, metafora di vuoto.

In mezzo alle conifere, sera dopo sera

traspare il vento dentro una lanterna.

 Lilith ricorda ancora il suo potere.

 

© Maria Allo

Ci serve un orizzonte

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Ci serve un orizzonte in questo secolo di fuliggini

da restituire alla terra,

 qualcosa di prossimo al sangue dell’amore

come un fiato  tra le parole e il cielo.

Ma come rivestire il vuoto se lembi di cime 

crollano in tutte le stagioni ,

come scrutare tra gli addii una luce

se la nascita  oscilla a bassa voce

in un’ora morta lungo le strade.

 Eppure – chissà – l’inizio arde in nostra assenza

 tra la ferocia come grido puro verso il niente.

© Maria Allo