Audios

Non cercatemi, poeti


“muori allora e fallo piano/ piano e soavemente”, perché “ogni istante possiede dolci abissi

Ingeborg Bachmann

 

Non cercatemi, poeti.

Un fardello  sventra le vertebre del mondo

le metafore a brandelli ne strozzano i suoni

giorno dopo giorno il ritmo

in fondo al buio diviene meno  reale

della luce di chi vince.

E dunque il disincanto dischiude parole

di una lingua che muore

di ciò che pesa troppo

di chi baratta il dolore nel tuo nome.

Non c’è parola pari al tempo umano

là dove è sepolta la memoria.

Così lontani non saremo liberi.

Un fardello spiuma le vertebre come l’ oblio

sul rovo pungente del passato

L’aria sovverte il respiro nel suo vorticare e squarcia

nel trambusto anche questo mare.

Ma tu non abituarti mai.

©Maria Allo

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“I guerrieri han rinvenuto le armi nell’onde

e il rumore dei loro colpi somiglia a quello

delle rocce che sfondano i battelli nella notte”

Eluard

Le viscere dell’alba

Tra le guance del mare

Trafiggono

I clandestini

Dalla pelle sottile

Con le palpebre gonfie

Che nei corpi

Cercano riparo.

Non girate la testa

Ascoltate.

Dicono una parola sola

Domani

© Maria Allo

resistenza

artlimited_img436655.jpgdonna mare libro - Copia

nel disordine del giorno
coaguli di notte
stringono la gola
mentre si fa sempre più distante sulla terra
il cielo

siamo corteccia e albero
limite e soglia
in un dedalo di sentieri
interrotti verso la radura
ma in ogni passo
alzare lo scarto
su interstizi e venature
si fa assedio di carne
ascesa alla fonte
folgorazione
materia inafferrabile
su sguardo d’aquila
fino al cerchio al mutamento
in cui si radica il gesto la parola
quando il silenzio ha labbra
mortali e ci afferrano  mani amate

[conosciute]

m.a.

incamminarsi

artlimited_img508541.jpginverno
incamminarsi in autunno
graffiando
scie di silenzi migranti
è scoprirsi già inverno
dietro lo stormire fioco
che cresce a caso nelle vie
incamminarsi dietro appartenenze
mancate
[mi fa diventare acqua piovana ]
nel fragore mi scopre inciampi di radici
mura scrollate e semine sfiatate
di foglie stecchite
ma sui rami testardi ancora il vento
incide il suo fiato stanco
m.a.

non rinunciare

artlimited_img363352.jpg donna in nero
non si può rinunciare al respiro primigenio
mai dimenticato
ma siamo corpi facili a perderci nelle nebbie
albe mitrate su fondali che non disperdono
mai la notte [ci sta a guardare]
e non c’è niente di finto nel dolore
siamo schegge in ostaggio alla marea
anime in trincea spaginate nel quotidiano strepito
e tra cenere e terra
fermenti di Settembre in agonia
ma dalle ceneri non rinunciare
per un qualche futuro
al respiro da cui prendere respiro
m.a.