scritture :Antonia Pozzi

Antonia PozziN ella prefazione al libro di Cristiana Dobner, Davide Rondoni riassume alcuni dei motivi che la portarono al suicidio ancora giovane: anche se, osserva l’autrice di questa biografia-saggio sulla poetessa Antonia Pozzi, secondo l’esperto Borgna ella soffriva forse di «depressione suicidaria» fin dall’adolescenza (una depressione le fu anche diagnosticata da uno psichiatra), senza contare il suo ritiro sociale, la fobia degli incontri ravvicinati, delle relazioni troppo strette, il che la portò a interrompere o allentare più di un rapporto con amici intellettuali dell’epoca. Scrive Rondoni «La sua vicenda di ‘aspra nostalgia di innamorata’ (…) non trovò punti di appoggio nell’insegnamento filosofico del suo maestro degli anni universitari, Antonio Banfi, che versava un amaro razionalismo» e, continua, i suoi amici restarono attoniti «quando fu trovata semiassiderata e imbottita di barbiturici su un prato vicino all’Abbazia di Chiaravalle.Antonia Pozzi
L’inverno a cui si era abbandonata era l’inverno che le era cresciuto dentro». Eppure la Dobner rintraccia nelle delicate poesie – snobbate da alcuni, salvate da Vittorio Sereni, elogiate da Eugenio Montale – una disposizione naturaliter religiosa tanto da dare al titolo All’altra riva, ai prati del sole (da testi della Pozzi per indicare l’aldilà) il sottotitolo «L’immaginario di Dio in Antonia Pozzi». Dio non è spesso citato dalla poetessa, ma è presente in una ricerca continua di una dimensione spirituale (la foto che la rappresenta di più è di lei in montagna, nel ’37) e la copertina del libro la ritrae sui monti. Due i luoghi che le erano più cari, Milano (genealogia materna), Pasturo (genealogia paterna).
Viveva a Milano in un palazzo liberty dell’alta borghesia e intanto scriveva dell’eco trovato nel vuoto e nel silenzio.
L’insegnamento in una scuola tecnica periferica la farà maturare, ma è a Pasturo, luogo di vacanze, che la sua anima si rasserena un poco. In una lettera a Remo Cantoni scrive che ad ogni ritorno a quei muri «fra queste cose fedeli e uguali, di volta in volta ho chiarificato a me stessa i miei pensieri, i miei sentimenti». Ma tutto è concentrato secondo la Dobner in un punto di rottura. Non è solo l’amore per il proprio insegnante, osteggiato dalla famiglia, a straziarla, è «un’emotività sofferente». È «la paura dello scorrere del tempo». Da tutto questo si difendeva con la poesia: «E vivo della poesia come le vene vivono del sangue». Antonia giovane vivrà altri amori che subito ricadono nel passato. Scriveva a 17 anni: «Oh, le parole / prigioniere / che battono battono / furiosamente / alla porta dell’anima / che a palmo a palmo / spietatamente / si chiude» («La porta che si chiude»). Ad un certo punto della sua vita è convinta di aver avuto vicino un angelo, e l’esperienza si ripete. Ipersensibile com’era, e critica, ne viene turbata e insieme rassicurata. Ad Assisi si immagina morta: «ponendomi sul cuore / come fiori / morti / queste mie stanche mani / chiuse in croce». Nota la Dobner che in lei predomina sempre il fenomeno dell’introversione. Per Antonia l’anima esiste e spesso la cita.
(Nel pieno della disillusione: «niente era vero ed eterno come la vita della mia anima»).
Scriverà: «Quando tutto, ove siamo, è buio ed ogni cosa duole e l’anima penosamente sfiorisce, allora veramente ci sembra che ci sia donato da Dio chi sa sciogliere in canto il nodo delle lacrime e sa dire quello che a noi grida, imprigionato, nel cuore». Nota la Dobner che Antonia cerca ma non trova e sperimenta Dio. Ma, al suo amore scriveva: «quand’io parlavo di Dio / mi toccavi la fronte / con lievi dita e dicevi: ­Sei più bella così, quando pensi / le cose buone -». E ancora: «Io non devo scordare / che il cielo fu in me. Tu / eri il cielo in me».
In ultimo, Antonia scriveva: «Signore, per tutto il mio pianto / ridammi una stilla di Te, ch’io riviva». E poi: «Signore Iddio / fuori di Te non c’è salvezza, / lo so»: un bellissimo libro, ricco di fonti dirette ad ogni pagina, dove ogni testo è commentato limpidamente, su Antonia Pozzi (1912­1938), libro intelligente e mai morboso, rispettoso, di una carmelitana che ha scritto su altre donne speciali, come Marìa Zambrano e santa Teresa di Lisieux.
M.Allo

One comment

  1. Ho scoperto da poco la poesia di Antonia Pozzi.Una creatura speciale che
    avrebbe dovuto sentirsi amata oltre misura, di un amore umano e soprannatu
    rale insieme.E’ un’anima bellissima ! Quello che ha scritto é davvero stupendamente poetico. La sensibilità che la caratterizza è fuori la norma.
    Se avesse respirato concretamente la fede in Dio attorno a lei, forse avrebbe
    dato forma al suo pensiero in modo più sostanzioso vivendo la vita sua in dono nonostante l’inverno dentro… che solo Dio può raggiungere e scaldare!
    La pagina appena letta ha colto in postivo il bello della sua anima.
    Pasquarosa Di Lorenzo

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