La forza visionaria di Alda Merini

alda meriniSpazio

Spazio spazio io voglio, tanto spazio
per dolcissima muovermi ferita;
voglio spazio per cantare crescere
errare e saltare il fosso
della divina sapienza.
Spazio datemi spazio
ch’io lanci un urlo inumano,
quell’urlo di silenzio negli anni
che ho toccato con mano.

” Non cercate di prendere i poeti perché vi scapperanno tra le dita ” (Alda Merini)

«Sono una piccola ape furibonda. Mi piace cambiare colore. Mi piace cambiare di misura». Aveva scelto questi versi, “la poetessa degli esclusi”

La poetessa Alda Merini è morta questo pomeriggio all’ospedale San Paolo di Milano. Nel 1996 era stata proposta per il Nobel per la letteratura dall’Accademie francaise.

Lo ha comunicato la stessa struttura ospedaliera. Alda Merini era nata nel capoluogo lombardo il 21 marzo del 1931 e nella sua vita aveva conosciuto la malattia mentale ed era stata anche internata. La sua poesia, visionaria ma anche sommessa, porta traccia della sua vita ed è considerata un’opera di prima grandezza nella letteratura italiana. Il decesso di Alda Merini si è verificato nel reparto di oncologia.
Alda Merini ha iniziato a comporre le prime liriche giovanissima, a 16 anni. Il suo primo incontro con il mondo letterario avvenne quando Silvana Rovelli, cugina di Ada Negri, sottopose alcune delle sue poesie ad Angelo Romanò che, a sua volta, le fece leggere a Giacinto Spagnoletti, considerato lo scopritore della poetessa. La prima raccolta di poesie di Alda Merini: “La presenza di Orfeo”, pubblicata nel 1953, ebbe subito un grande successo di critica. Il suo capolavoro è però considerato “La Terra Santa” che le è valso, nel 1993, il Premio Librex-Guggenheim “Eugenio Montale” per la Poesia.(Da La Stampa) a cura di M.Allo

Altre sue raccolte di versi sono “Testamento”, “Vuoto d’amore”, “Ballate non pagate”, “Fiore di poesia 1951-1997″, “Superba è la notte”, “L’anima innamorata”, “Corpo d’amore”, “Un incontro con Gesu”, “Magnificat. Un incontro con Maria”, “La carne degli Angeli”, “Più bella della poesia è stata la mia vita”, “Clinica dell’abbandono” e “Folle, folle, folle d’amore per te. Poesie per giovani innamorati”.
Nella sua carriera artistica, Alda Merini si è cimentata anche con la prosa in “L’altra verita”. “Diario di una diversa”, “Delirio amoroso”, “Il tormento delle figure”, “Le parole di Alda Merini”, “La pazza della porta accanto” (con il quale vinse il Premio Latina 1995 e fu finalista al Premio Rapallo 1996), “La vita facile”, “Lettere a un racconto. Prose lunghe e brevi” e “Il ladro Giuseppe. Racconti degli anni Sessanta” e con gli aforismi “Aforismi e magie”. Nel 1996 era stata proposta per il Premio Nobel per la Letteratura dall’Academie Francaise e ha vinto il Premio Viareggio. Nel 1997 le è stato assegnato il Premio Procida-Elsa Morante e nel 1999 il Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri-Settore Poesia.

Eccovi una delle più belle poesie di Alda Merini
La Terra Santa

Ho conosciuto Gerico,
ho avuto anch’io la mia Palestina,
le mura del manicomio
erano le mura di Gerico
e una pozza di acqua infettata
ci ha battezzati tutti.
Lì dentro eravamo ebrei
e i Farisei erano in alto
e c’era anche il Messia
confuso dentro la folla:
un pazzo che urlava al Cielo
tutto il suo amore in Dio.

Noi tutti, branco di asceti
eravamo come gli uccelli
e ogni tanto una rete
oscura ci imprigionava
ma andavamo verso le messe,
le messe di nostro Signore
e Cristo il Salvatore.

Fummo lavati e sepolti,
odoravamo di incenso.
E, dopo, quando amavamo,
ci facevano gli elettrochoc
perchè, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno.

Ma un giorno da dentro l’avello
anch’io mi sono ridestata
e anch’io come Gesù
ho avuto la mia resurrezione,
ma non sono salita ai cieli
sono discesa all’inferno
da dove riguardo stupita
le mura di Gerico antica.

da ” La Terra Santa” 1983
ed. Scheiwiller

Subito numerosissime e sentite le reazioni del mondo della cultura e delle istituzioni alla notizia della morte della poetessa Alda Merini.

Un’opera, la sua, piena di riferimenti alla malattia mentale che la accompagnò per lunghi periodi. Come disse nel 1998 a Luigi Vaccari per un’intervista sul Messaggero, ricorda di essere stata assente da casa per molti anni, vittima di una psicosi: «Mi hanno fatto degli elettroshock e ho perso temporaneamente i contatti con la realtà». Iniziò nel 1965, quando venne internata al manicomio Paolo Pini dal quale uscì solo nel ‘72, a parte brevi periodi a casa nel corso dei quali nasceranno altre tre figlie, dopo la prima nata nel 1961 dal matrimonio con Ettore Carniti, proprietario di alcune panetterie a Milano, sposato nel 1953.

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