GIULIA NICCOLAI

1235353_3397498071713_120708799_n1147528_3397499151740_501681531_o254939_443708209038299_714412580_n
Fotografa e traduttrice (di Gertrude Stein), scrittrice in prosa e in verso, legata a Spatola da undici anni di ‘convivenza sentimentale’ e assieme a lui nella fondazione della rivista TAM TAM e di un’omonima collana di poesia sperimentale; monaca buddista dal 1990” [L’Indice, “Notizie del Gruppo 63”, dicembre 2001]. Delle sue varie pubblicazioni ricordiamo la raccolta di Harry’s Bar e alter poesie (Feltrinelli, 1981) e Frisbees – Poesie da lanciare (Campanotto, 1994). Chi ha avuto occasione e, direi, la fortuna di leggere i sui meravigliosi “frisbees” lanciati nel mondo, conosce giá la originalità e lo spiccato “sense of humor” della Niccolai. Sappiamo che il gioco del frisbee coinvolge al minimo due persone (simile a una partita di ping pong), gioco che diventa anche metafora di un dialogo: l’autore lancia un messaggio/sfida che il lettore riceve e, a suo modo, rimanda, in un processo teoricamente senza fine e forse anche illogico, soltanto per puro divertimento.

Giulia Niccolai, COS’È ‘POESIA’
Edizioni del verri, Milano 2012

“Parlare in poesia significa spingere ogni cosa verso la sua forma non attuata“. (Corrado Costa)

Gustose, accattivanti, serio-comiche e imprevedibili riflessioni sul rapporto tra il quotidiano e quel particolare oggetto letterario che si chiama ‘poesia’. L’indagine oscilla tra la biografia e l’analisi di una teoria del fare che l’autrice va discoprendo o rileggendo o riscavando lungo cinquant’anni di attività. Cinquant’anni di storia d’Italia per capire cos’è ‘poesia’. Nuovo modello di biographia literaria, traccia una concezione della poesia che si espande ben oltre il limite usualmente definito dalla storia della letteratura. Fulminanti alcune osservazioni che potremmo definire di teoria dell’arte figurativa. Poesia può essere un’apertura della mente (ma – attenzione – risiede nel cuore).

Può essere una suggestione che qualche volta ti viene regalata dalla vita quotidiana, e che non vorresti lasciarti sfuggire. Può essere quell’espansione della tua vita di cui non sospetti l’esistenza, ecc. Giulia Niccolai è una delle più divertenti figure della nostra avanguardia del secondo Novecento, poetessa di spericolare ballate, di nonsense geografici, si è inventata una sua forma poetica personale: i frisbees. Questo libretto completa il mosaico Niccolai: esce a ridosso di un’antologia che raccoglie tutte le sue poesie (Poemi & Oggetti, prefazione di Stefano Bartezzaghi, introduzione di Milli Graffi, Le Lettere, Firenze 2012) che ha già raccolto recensioni entusiaste sul Manifesto e sul Corriere della sera (La lettura).
giulia niccolai
Uscendo dal portone della mia casa

incontro con sorpresa Luciano Erba

che vi sta entrando: va dal Dott. Gatti,

il medico, che ha qui il suo consultorio

al piano terra. Sono le sette e un quarto

di sera. Erba indossa un copricapo

quadrettato alla Sherlock Holmes, e io

la veste lunga, amaranto, della monaca

buddista. Affettuoso, gentile, col suo

sguardo e i suoi modi accattivanti e

un po’ impacciati, alla Buster Keaton, mi dice

che proprio oggi voleva scrivermi gli auguri

di Buon Anno, ma notando che era già il venti

di gennaio, aveva desistito. Mi ringrazia

per gli auguri di Natale che gli ho mandato

e poiché ora sono io che lo guardo

interrogativamente (non mando mai

gli auguri a nessuno), mi descrive

sommariamente il cartoncino: ma sì

– dice – molto bello, rosso e nero come la

Triennale… A questo punto, inesplicabilmente

una parte di me comincia a dubitare e a chiedere

a se stessa: sono io che non ricordo e che invece

gli ho mandato gli auguri? pur sapendo perfettamente

che non l’ho fatto. Ecco, anche questa è

una stranezza della vecchiaia. E’ perché

si vorrebbe conciliare tutto, o perché

non si è più sicuri di se stessi e di niente?

Mi accomiato pregandolo di ricordarmi

a Mi… (qui il nome resta in sospeso perché non

ricordo dove vada l’accento), …mìa, lo completa lui,

gentilmente. Strada facendo, mi tornano alla mente

la Triennale e il biglietto di auguri. Mi convinco

sempre più che mi abbia preso per un’altra persona.

Meno male!

***

Dico a Franco T. che i Frisbees ormai

mi hanno preso la mano: ne scrivo

tutti i giorni. Come potresti non farlo

– mi risponde lui – se persino Erba

ti arriva in casa?

***

“Una complicità nelle amnesie”, dice Gianni B.

ridendo dal telefono a viva voce di Franco T.

a proposito del frisbee su Luciano Erba.

Questa sua definizione mi delizia.

Poco dopo, quando sto per lasciare la casa

di Franco, gli chiedo cosa avesse detto Gianni

su Erba. Entrambi ricordiamo “complicità”

e abbiamo dimenticato “amnesie”.

Da «New Frisbees» (febbraio 2013)


Giulia Niccolai Dino IgnaniGiulia Niccolai

Franca Rovigatti torna da Zanzibar
con delle infradito:
la suola di copertone
e sopra, in plastica verde,
un ciuffo di foglie
di marijuana.
E Paola De Pirro commenta:
un classico dell’atelier
Marie Jeanne Michelin!

*

Spedisco due libri ai Prof. Giovanni Bertone e Gino Ruozzi.
Per farlo, mi servo della cassetta postale di Piazza Baracca.
Il giorno successivo la cassetta non c’è più.
Avranno rottamato anche i miei libri?
E cosa vorrà dire il fatto che mi succedono queste cose
impensabili, ora che ho 78 anni, e mai prima, in tutta la vita?

*

Tutti gli amici più giovani di me sembrano diffidare di quanto dico.
È perché sono vecchia o perché dico sempre cose strampalate?
Ma anche il taxista, che non mi conosce, non mi prende sul serio.
Buon segno!

*

Gianni Buttafava legge il frisbee delle infradito
e dice: Lo sai che in Francia hanno fatto
dimagrire l’omino Michelin?
Sì, per la campagna contro l’obesità.

*

Franco Tagliafierro arriva alla Malpensa da Madrid.
Al pullman davanti all’ingresso chiede:
Va alla Malpensa?

*

Gianni rincara a proposito della vecchiaia.
Non solo diffidano di noi,
ci cancellano, non ci siamo proprio.
Non si alzano, non ci offrono il posto
né in autobus, né in metrò. Stanno
seduti, le gambe lunghe fino in mezzo
al corridoio. Vogliono farci inciampare?
Ma alla nostra età, basta l’idea di poter
inciampare, che SI INCIAMPA!

*

Una sessantenne alla cassa
del Supermercato. Invece di dire
quanto devo? dice: vorrei un caffè.
Il giovane cassiere le sorride
e risponde: pensare che ho sempre
voluto fare il barista!
Un caso, o con la crisi stiamo
diventando più umani?

*

Si dice: faccia della medaglia
e faccia della moneta.
Questo perché
solitamente
su medaglie e monete
ci sono facce di profilo
o perché medaglie e monete
hanno due profili
come le facce?
E cosa dire delle
due facce di una persona?

*

Certi frisbees stanno in piedi
per un loro equilibrio
che sbilancia invece
di equiparare.
Vedi le due facce.
In bilico?

*

Chiamo l’oculista per dirgli
che le gocce di Nedit Dex
(che mi hanno consigliato
dopo l’operazione della cataratta),
sembrano farmi male.
Impossibile – dice lui –
sono solo lacrime.

*

La mia gioia sono le parole
che si inseguono come biglie
dentro e fuori le gallerie
di un castello di sabbia.

*

Parole che bisbigliano
e si danno colpetti:
toc.
Quell’indimenticabile toc
che promette. Promette tutto.

*

Scritto sopra la soglia
di una casa a Wa in Ghana:
If you think that education
is expensive
try ignorance!
Questo me l’ha mandato
un cugino, Giacomo Negri, da là.
Sono così richiesta che ho
bisogno di «negri» per i frisbees?

*

Per Giovanna Chiti
Quando un’amica o un amico
ti dice di aver trovato
e comprato un tuo librino
degli anni Settanta,
non sai se esserne felice
o infelice.
Librino ritrovato perché
qualcuno l’ha buttato.

*

Per fortuna il mio disadattamento
in mezzo secolo si è trasformato
in distacco. E’ ciò che mi rende poeta?

*

Per tutto il resto c’è Master Card.

*

Un amico mi fa notare che aver messo
proprio lì la Master Card, è un colpo di genio.
Ti sbagli, gli spiego. Avevo appena chiuso
il computer sul penultimo frisbee,
ero andata in soggiorno, avevo acceso il
televisore e me l’ha detto lui.

*

Ahimè, i frisbees sono troppo veloci.
Ne ho dovuti trascrivere una quarantina
(di quelli degli anni Ottanta, che non
avevo in memoria), e io stessa li ho capiti meglio
ma molto meglio ribattendoli che non leggendoli.
Cari lettori, siete disposti a farvi amanuensi?

*

Alessandro Giammei legge
questi frisbees e mi scrive:
questi sì che sono sulla vecchiaia,
mentre i Frisbees della vecchiaia
non lo erano.

*

Io stessa che avevo iniziato quella
raccolta verso i miei settant’anni
avevo previsto che i testi sarebbero stati diversi
da quelli che avrei poi scritto verso gli ottanta.
Ci siamo, ma a me sembrano uguali.
Qualcosa di simile al fatto che
– invecchiando – non si riesce più
a indovinare l’età degli altri?
Il tempo. Non si riesce più
a stargli dietro? Allora lo pensiamo fermo?

*

Da giovane invece, non sbagliavo mai.

*

Un altro esempio:
se ho conosciuto una mia coetanea
a vent’anni, rivedendola ora,
la penso, la vedo, la considero ventenne.

*

Quando mi sono resa conto
che da giovane non avevo
mai pensato a me stessa da «vecchia»
(e nemmeno da morta), l’ho chiesto
a molti altri.
Nemmeno loro. Niente di niente.
Buco nero?

*

I Frisbees si chiamano Frisbees
e non poesie. Il loro scopo,
da più di trent’anni, è quello
di raccontare (?), cantare (?)
la libertà conquistata man mano nella vita.
Libertà? Questa sì che è poesia!

*

La mente non cerca più niente, da fuori,si assorbe in se stessa.
Si assorbe in se stessa.
Sperimenta la contentezza mentale:
l’essere soddisfatti di quello che c’è.
La prima, vera vacanza nella vita.

*

Sì, ogni tanto ci sono
anche frisbees
molto, ma molto seri.

*

Sono il solo terreno
possibile
per far germogliare
quelli spiritosi.

*

Ma perché vado avanti
a scrivere frisbees
con gli «a capo» della
poesia, quando invece
sono solo prosa?
Mi do due possibilità
nella speranza di trovare
o un editore che voglia poesia
o un editore che voglia prosa.
Sarà uno scherzo poi, eventualmente
mettere questi versi «in riga»
in abito da prosa.

*

Certo che i frisbees trattano sempre
e solo minutissimi dettagli e MAI
argomenti importanti.

*

Hai ragione. Gli argomenti importanti
non li tratta più nessuno.
Non saprebbero che pesci pigliare.

*

Fammi il piacere di lasciar stare i proverbi.

*

Alla biblioteca di Porta Venezia
a una lettura di poesia organizzata
dal Segnale, Coviello mi definisce
– la sola scrittrice americana che
scriva in italiano.

*

Come eravamo,
come potevamo essere
pericolosi da giovani,
mine vaganti gli uni
per gli altri, e come
siamo innocui, ora.

*

Tutto per colpa degli ormoni?

*

Io non riesco a darmi pace
se, ogni tanto, non rivolto
la mia esistenza come un guanto,
per ripassarla tutta.
Macchie, buchi di tarme,
cerniere rotte, orli che pendono,
bottoni che mancano, antiche
bruciature di sigarette, «scorlere»
smagliature.

*

Ho già menzionato Franca Rovigatti
cinque o sei volte. Le ho spedito
le ultime tre pagine di frisbees
(da quello delle piumine
dei piumoni en avant), perché
potesse leggere come l’avevo
citata. Mi risponde molto
dettagliatamente e a questo punto
trascrivo col suo nome ciò che
mi ha risposto. I frisbees sono
quasi sempre di altri, di decine
e decine di altri. Frisbees millepiedi?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...