Vuoto

resizeFOTO DI ROMINA DUGHERO

molte parti
di me in frantumi
cocci in movimenti errano
orme di radici nella notte
silenzi ben arcuati
brulicano
non riconosciuti

molte parti
di me in attesa
echi di sabbia
scandagliano
giunture di detriti
stormi in volo
si assiepano
su labbra scoscese
come grumi
relegati a sera
m.a.

«Per esistere è sufficiente lasciarsi andare a essere,
ma per vivere,
bisogna essere qualcuno,
bisogna pure avere un OSSO,
non aver paura di mostrare l’osso,
e rischiare di perdere la carne”.

A.Artaud
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non resta a guerra finita
che un dardo smemorato
su pelle riarsa
labile erranza di sabbia
nel bosco di segni
crepe ribelli
non piegate dai venti
senza posa
non c’è risposta e forgiarsi
di nuovo destino nello spazio
così lieve al più piccolo tocco
disperde sopra una riva
come onda fugace le parole
non resta a guerra finita
che tendere imboscate
alle notti
sfiorarne gli abissi
più neri colori imperfetti
di una guerra lontana
e dilatare la carne esplosiva
che ci appartiene.
m.a.

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generazioni brancolano visibili
a vista nella curva
in ogni riflesso che avanza
in lenta marcia
c’è chi oppone la ragione
nel covo della volpe infreddolita
dove anche la quercia secolare
non ha nome
dove il sangue in mille flutti
difende il pane a denti stretti
nel trainare giorni come i nostri
ma che significa vita
nel paese disteso
in fondo al mare

m.a.

forse

si scompone al sangue e scivola dai monti
come limo di lava  dissidente
a notte tarda
questa veglia marchiata di distanza
attesa in rimasugli di parole

*
dimmi chi ci risarcirà 
*
vuoto malessere  sfacelo
 giustizia ingiusta
una manciata di demagogia
tante crepe e nei cuori il moto
farsi tufo
*

forse un dio nascosto esplora
tra le righe quel tuo grido
forse

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fr.5


un appun­tito doman­darsi
su piedi lubrificati
non scansa la morte  ma trattiene la vita
la trattiene docile in catene
con l’erba alle calcagna
e labi­rinti sopra il prato
alberi di latta inferriate in attesa
luce silenzio odore di caffelatte
non rimarginano le ferite
*
una voce di den­tro tace
non ha le ali e non ci somiglia
percorre futili giorni
rasente alla nostra pelle
negli incavi del cuore
credo si tratti del giorno
in uno spazio di autunno
pioggia sparsa di dolore
e noi in pasto al mistero
*

come cenere