unità

resizeFOTO DI ROMINA DUGHERO

molte parti
di me in frantumi
cocci in movimenti errano
orme di radici nella notte
silenzi ben arcuati
brulicano
non riconosciuti

molte parti
di me in attesa
echi di sabbia
scandagliano
giunture di detriti
stormi in volo
si assiepano
su labbra scoscese
come grumi
relegati a sera
m.a.

foto di Pina Bausch
pina-bausch

una riva meno oscura oltre l’erba.
al ritmo semicurva
mi fa rupe frantumata di pudore
nell’inganno di pietre
nell’assenza di parole
al disfarsi di nomi e di forme
che bruciano labbra e dita

*
siamo terra ferita di uno stesso paese
unico e molteplice turbine
tra le rovine
decomposta polvere dentro
le parole

m.a.

sempre nuova l’alba…

frammenti invadono distanze

segni di vene incise

*

strepito di silenzio nel transito
di una rivelazione
su disfasie di fuoco e neve
nelle prime luci
dell’alba
acrobata nel vento
con nubi di baccelli
su spartito di luce
*
per una voce che sfiora
le bacche
su arenile bianco
fluttuo disincantati giorni
*
radici di quercia ora
nutrono le ortiche

*

parole perdute ridisegnano cieli

margini di resa

disvelano il vero
su recinti di dolori

parole sradicate ridisegnano

respiri
se affondano gli occhi

nei sussurri
di urgenza primordiale
*

nascita crescita

naufragi che ci oscurano

spasmi di luna piena

c’è da dire che il giorno

accarezza
parole di perdizione
parole di salvezza

*

in questo  mare inquieto

di gennaio

un rossore lancina carezze

pieghe intorpidite

stravolgono languori

non sanno abbuiare  cieli

*

nebbie disossate

su crepe di ramarri

nidificano

al posto dei giorni azzurri

un bianco inverno

bussa tra gli ulivi

*

pietà per le parole in sogno
sfiorate da distanze
incrinature nella notte
incapaci di appartenenze
dal sapore di preghiera
pietà per le parole in nuce
antelunari ceppi e grumi
senza fragore
si destano al volo come amori
privi di certezze
*
pietà per le parole alte nel vento
fra steli che annunciano tempesta
fuochi erranti dell’ Etna
felci e gomiti a scavare
incidono in silenzio

ampie orme in qualche luogo
di anima a ritroso
*
pietà per le parole radici
sigillate da voce di terra
prima dell’alba
file nudo di pena
inizio di volo nell’abisso
esistere nel tempo
mantide solcata
dal sapore di ritrovarsi
*
fuori è inverno
nelle foglie del tempo
giorno nero di eclisse
nel giorno del massacro
pietà per chi leva alto
il grido di dolore
candele sull’altare

*

neve di occhi
slabbra il pensiero
mette a nudo un cuore
pone voce alla luce
sapore al calore
rimpianto al ritorno
voce all’inferno
abisso al tormento
sistole e diastole
ossessione di un ritmo
che invade ogni parola
nel silenzio di un verso

*
brivido di vita
groviglio di negazione
un tonfo sordo sui sassi
la neve scivola dal soffitto
senza intoppi
*
eppure speravo di avere il mare
dentro gli occhi

*

nodi di vene  sul dorso

tante stagioni

*

imparo a contenermi

in un baleno

*

in questo mare inquieto
di gennaio
un rossore lancina carezze
pieghe intorpidite
stravolgono languori
non sanno di abbuiare cieli
*
nebbie disossate
su crepe di ramarri
nidificano
al posto dei giorni azzurri
un bianco inverno
bussa tra gli ulivi
*
nodi di vene sul dorso
tante stagioni
imparo a contenermi
in un baleno

eppure speravo di avere il mare
dentro gli occhi

*

sempre nuova l’alba
gioca a nascondino
dentro un cespuglio o una gronda
scrosci di acqua negli anfratti
sul fondo di mari silenziosi
per strade semideserte
*
brulichio di universi
fervore di magma
le sei
e all’angolo della strada
accensioni di fanali
con fretta
*
sempre nuova l’alba
ne odo passi e voce
in fondo
a corridoi di pietra
a pagine secche
a tempi sconnessi
a versi confusi

*

le sei e una nebbia ti strappa il cielo
scivola sul terrazzo indugia sui vetri
*
pozzo di luce
brilla su spada di bronzo
con fretta
lunghe dita tessono la luce
cenere investe la parola
nel tenero interno
una forza si dipana
germogli nel respiro
*
sempre nuova l’alba
migrante

m.a.

parole

(Foto di Carlotta Cicci)

frammenti invadono distanze
segni di vene incise

*
parole perdute ridisegnano cieli
margini di resa
disvelano il vero
su recinti di dolori
parole sradicate ridisegnano
respiri
se affondano gli occhi nei sussurri
di urgenza primordiale
*
nascita crescita
naufragi che ci oscurano
spasmi di luna piena
c’è da dire che il giorno
accarezza
parole di perdizione
parole di salvezza
m.a.

fr.6

un andare e ritornare non sigilla occhi e viso
ma riporta nello stesso luogo senza pietà
un chiamare per fuggire è solo scudo con gli occhi
recidere recidere dentro anche il respiro estraneo
aprirsi aprirsi  verso dentro e verso fuori
cecità nella luce del silenzio che oscura
follia nel delirio che ingerga la parola di unisono
reale e non reale tutto include
m.a.