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resizeFOTO DI ROMINA DUGHERO

molte parti
di me in frantumi
cocci in movimenti errano
orme di radici nella notte
silenzi ben arcuati
brulicano
non riconosciuti

molte parti
di me in attesa
echi di sabbia
scandagliano
giunture di detriti
stormi in volo
si assiepano
su labbra scoscese
come grumi
relegati a sera
m.a.

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ha in sè impertinenza
di fischio
nota che vibra in sciame
tra veglia e sonno
ma il passo muto
naufraga nel vuoto
in dileguata foce

***
nel fragore di turbine in volo
non c’è inizio e fine
sopra la sabbia il sole
incensi sulle gote
ma l’abisso ha sapore di terra
il cielo è morto
solo resta
lasciarsi attraversare
in un lungo assolo

m.a.

«Per esistere è sufficiente lasciarsi andare a essere,
ma per vivere,
bisogna essere qualcuno,
bisogna pure avere un OSSO,
non aver paura di mostrare l’osso,
e rischiare di perdere la carne”.

A.Artaud
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non resta a guerra finita
che un dardo smemorato
su pelle riarsa
labile erranza di sabbia
nel bosco di segni
crepe ribelli
non piegate dai venti
senza posa
non c’è risposta e forgiarsi
di nuovo destino nello spazio
così lieve al più piccolo tocco
disperde sopra una riva
come onda fugace le parole
non resta a guerra finita
che tendere imboscate
alle notti
sfiorarne gli abissi
più neri colori imperfetti
di una guerra lontana
e dilatare la carne esplosiva
che ci appartiene.
m.a.

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si compie il cerchio ma nella discesa
tutto arde
lassù solo il perpetuo incandescente
inizio e fine
via che sfida l’altezza
nel suo precipitare
*
la luce in una fessura
graffia
come fugace attimo
di felicità
tra sensi e cielo
alita su di noi lo spazio
vuoto
pulsione inavvertita
fra corpo e cosmo
demone acuminato
di verità
m.a.

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le tempie del cielo come rogo
su fatti di ogni giorno

all’angolo del muro e l’altro muro
àuschwitz esplode
dentro linee di un tempo
tagliacarte
si punta a fessure vivide di luce
scovate di notte quando fili d’erba
a strappi si lasciano inseguire
erosione fugace terra tràdita
grembo che racchiude fumo
inevaso di parole ma
 stuoli di giorni come spade affilano
abissi  dopo abissi ed è già notte

m.a.

foto di F.Woodman
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tutto il peso di travi indifferenti
a spostare foglie come macigni
ventre incustodito la notte
sbaraglia certezze di luce
nel silenzio di ali possenti

disperati i gridi dell’alba

promesse di radici
tra scandali di polvere nera
sciami di parole a bruciare ossigeno
non c’è conforto che tenga
si oscura alle mie spalle
la parola sola testimone impercettibile
di levità già nel nascere
in movimento fino al rigido morire
come albero
la vita

m.a.

versi tra le pietre

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*
percorro questo fuoco
al centro di una resa
esplosa in tutte le sfumature
a ondeggiare cadere
afferrare in volo
le mie gote stanche
*
(appunto versi in giorni così)
al limite fra paradiso e inferno
con il vento tra i capelli
imperlo di voce
la mia nudità
(appunto versi tra le pietre)
nel deserto sumerico
il compito è andare
o forse amare al rendiconto
di ogni tramonto
faccio di una sera
arsenale di follia
di un silenzio
baraonda di coscienza

*

io figlia di terra
avrei coraggio da brughiera
mi fiorisci dentro il costato
libellula slabbrata
io bruco un canto sulla polvere
semina non misurabile
da levare al cielo con piena forza
anche se crepe roventi
si inerpicano su anfratti lividi
ma tu non mi abbandoni

*

lembi di coraggio più fragili
dei passi nella notte
percorrono il viale di ogni creatura
siamo soli nell’enigma
sostiene sulle spalle il peso
di un cerchio di luce
siamo soli
tagliati fuori da protervie
inaudite in piena bufera
sradichiamo ritorni
nel cadere
siamo sussurri
scrutiamo il mare nel fragore
di chi ascolta fino in fondo

m.a.

fr.5

non si vede il mare

*

fiordi di trasparenze come un castigo

madri disfiorano recinti di catene

nel buio   di mestizia 

 sfere lambiscono

 deserti inusitati corbezzoli in lamiere

madri in catene su rigori di blasfemie

 luci stampano

se fossero di carta brucerebbero

nel forame che annienta  follie

mantide tra foglie  al vento 

la più alta delle solitudini al margine

di memoria

emersa da un confine di cielo

non più lo stesso

una brina  di silenzi e chiaroscuri

 riveste le tempie di deserto

le narici di domani

che risuona in corsa nella notte

*la luna inciampa in un cespuglio

*

non si vede il mare

offeso lancia strali

tra i poli del tempo

 m.a.

fr.4

nella memoria lottano

mattini d’estate

pampini nidi di verbena

mani di conchiglia

dentro una voce

una lingua

*

in lieve tremito

su battito di ciglia

*

un vento stridendo

veglia odore di incenso

germina con ferocia

dilaga infuria

ripiega in labirinti

raccordi di un autunno

nel candore

*

tra veglie di silenzio

questo mare

m.a.