natura

Quaderni di arenaria

Nel volume XX “Quaderni di Arenaria”, sito della collana aperiodica a cura del poeta, scrittore e saggista Lucio Zinna, a pag.44-45, tre mie poesie inedite. Si può anche scaricare la rivista e visualizzarla dal pc

Σωτήρης Παστάκαs/Sotirios Pastakas, ΣΚΙΑ ΤΟΥ ΑΘΩ/L’ombra di Athos (Trad. di Maria Allo)

Poetarum Silva

In bilico tra memoria ed esperienza vissuta: il simbolismo acquatico nel poemetto inedito ΣΚΙΑ ΤΟΥ ΑΘΩ (L’ ombra di Athos) di Sotirios Pastakas
A cura di Maria Allo

Il debutto letterario di Sotirios Pastakas, classe 1954, avviene tardi in poesia: nel 1981, e da allora è una delle voci contemporanee più alte della Grecia e diffonde generosamente la poesia greca alla ribalta della poesia mondiale, in particolare alla vicina Italia. Una vita segnata da incontri e rapporti con i maggiori intellettuali contemporanei; una vita, in ogni caso, dominata da una passione indomabile per la poesia, al servizio della poesia, un servizio quasi mistico e sacerdotale. Le radici della sua poesia affondano nella grande tradizione classica di Omero, ma lo affascinano Kalvos, Kavafis, Borges, Brodskij, Borges e non mancano i grandi poeti italiani come Sereni, Penna, Saba, Pasolini, Gatto, le cui traduzioni più inventive che fedeli, contribuiscono alla sua produzione poetica…

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Nella vita è di più

Questo vento sul petto nella vita è di più.

La tua voce mi arriva

mentre nel poco universo

io mi perdo

con gli occhi provati dal mare.

Le tue parole si radicano vitali

intime filigrane di pazienza

nell’urgenza inesplosa.

Il tuo nome mi arriva alto

come crepitio di umida luce

a rinverdire le mie strofe

venate di crepe.

I tuoi gesti d’amore fluiscono

in giorni come questi

vegliando sul foglio tra le righe

mentre l’alba avanza fragorosa

fino alla nota pura dei presagi.

© Maria Allo

“Corpo di pane” di Elisa Ruotolo. Una lettura di Maria Allo

LIMINA MUNDI

Elisa Ruotolo, Corpo di pane, Nottetempo editrice 2019

Talvolta i poeti cercano una salvezza liberando l’anima dal fardello del corpo, la voce di Elisa Ruotolo in Corpo di pane, delinea un esodo, da un luogo per conquistane un altro e migliore e la partenza( il termine italiano viaggio e il francese yoyage derivano dal latino viaticus, che indicava l’occorrente per mettersi in cammino) è una maniera per lasciarsi alle spalle il male, per abbandonare il luogo e le occasioni della colpa: il viaggio giunge come castigo e, insieme, come occasione di purificazione. Chi siamo? Da dove veniamo? si chiede Plotino, filosofo del III secolo d.C.

Io sono quella mai nata
e che ancora può scegliersi un cuore
le mani giuste
un ventre senza ombre.” […] (pp. 33).

Un duplice sentire, pena e strazio, una catàbasi accompagnata da una successiva risalita per testimoniare la verità della sua esperienza, anche…

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Dove va la vita umana

È come vivere nella nebbia

in un tempo incustodito.

Dove ritrovare ciò che si è perduto?

In un grigio silenzio di voci

siamo noi i vivi?

Su flutti inascoltati scrive memorie

( il mare

tendi l’orecchio al vento:

più ombre che forme in questa terra

segnata da un tempo cupo

divorano il futuro.

Le foglie cadranno a una a una

a ogni raffica e i rami mancheranno

(di colore.

Ma tu non abituarti mai.

Nel silenzio nella musica nei versi

tutto come nella vita

avrai giorni chiari e giorni scuri.

Tendi l’orecchio e ascolta.

In ogni vita in ogni cosa traspare

un presente minaccioso ma tu

con sguardo ardente saprai capire

quanti vivono la tua stessa vita.

Solo nel sapere profondamente

libero in continuo moto

(c’è salvezza.

© Maria Allo

Come guarire

[…] Il vento all’imbrunire sbadiglia

tra i rami di alberi mai spogli.

A tarda sera l’Etna si dissolve

                                              [all’orizzonte

e nelle strade vuote crepitio di silenzio

                                                     [irrompe

come nei parchi e nelle piazze intorno.                                                

Qualcosa di sconnesso

scrive un dire così vago

da incenerire sui lidi il colore

                                              [del rimpianto

All’alba la luce esita prima di accecare.

Ascolto Bach e penso alla vita

agli anni passati e mi manca il mare…

Ma niente è così definitivo.

Alla fine, mi viene in mente che guarire

potrebbe essere questo svanire

tra gli occhi e il sentire

                               [qualcosa che conti

mentre cresce il gorgogliare

della prima goccia nel silenzio.

© Maria Allo

Maria Allo “Favolismo lirico nei romanzi di Franca Alaimo”

larosainpiu

Favolismo lirico nei romanzi di Franca Alaimo

Solo a Venezia la realtà è immaginazione e l’immaginazione è realtà. Solo qui, come ha detto Rilke, ci si ritrova tra cose indicibili.”

Con gli ultimi due romanzidecisamente atipici, Vite Ordinarie e La gondola dei folli, editi rispettivamente da Ladolfi (2019) e da Spazio cultura (2020), Franca Alaimo, poetessa di lunga militanza e critica, esordisce (dopo qualche approccio narrativo precedente breve) come narratrice straordinaria. Se Franca Alaimo nasce poeta, anche i romanzi si fanno parola dentro la poesia, in essi infatti sono presenti tutti i temi e le scelte poetiche e stilistiche che sono caratteristici dell’autrice. Non è facile delineare in entrambi i romanzi un vero intreccio, una trama forte e strutturata. La Alaimo preferisce ricreare ambienti, il senso di una mentalità, ricostruendo con attenzione, particolari, dialoghi, scenari, personalità, grazie al modo singolare con cui ha intrecciato tra di loro…

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Morire oggi è la resa

[…] Restare invisibili dietro tutte le cose.

Nel respiro degli alberi

tra i rami arsi dalla brina autunnale

nel bisbiglio dell’onda

tra naufragi in lingue diverse.

Restare invisibili nei solchi pazienti

tra cespugli di crepacci rappresi

come il cielo alla terra incrinata.

Morire oggi è la resa a una misura

che fa corpo con il male

come il vivere è dare nome

al nostro amarci sulla terra

andare lontano verso il mare.

Io resto qui in attesa in ascolto

fra la sostanza delle cose

con le parole tra le carte polverose.

© Maria Allo