natura

letture amArgine: Maria Allo, pensieri feroci

almerighi

La notte scivola a strappi dentro l’abbandono.
E’ scheggia di rovo ellissi di dolore
sulla dolcezza cancellata della memoria e nel presente
come il vuoto che ci attraversa tutti
in mille lingue dentro le acque sconsacrate
ai piedi del nostro ulivo che si lascia dire .
Che sia maledetto chi ha seminato il male
alla radice …

(Maria Allo tutti i diritti riservato all’autrice)

Senza più contorni invisibile
l’ombra di profilo si fonde col fuoco
plasma la distanza dei millenni
ma non c’è abbastanza luce
se cade fra gli alberi l’attesa
come gramigna nei bagliori
del crepuscolo morente.
Non c’è abbastanza luce ai lati della strada
e sempre tanta pioggia o gelo
in certi pomeriggi quando il cielo basso
strazia il peso delle nubi
mentre improvvisa la metafora cresce
nel fragore verticale in volo.
Scoppia e disarma a luce spenta
i dimenticati e i disperati
l’isola disabitata della memoria
così…

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della più oscura materia delle cose

 

Scrivevo versi della più oscura
materia delle cose,
volendo mutare la distruzione…
S. Quasimodo

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Non cambierà nulla.

La notte scivola a strappi dentro l’abbandono

così l’ alba si piega alla pietraia.

Tutto ricomincia .

L’innocenza  inerme aspetta più sereni giorni

intanto il presente si piega al vuoto

che ci attraversa tutti

in mille lingue in acque sconsacrate

ai piedi del nostro ulivo che si lascia dire .

Ci  lega la materia stessa delle cose

sulle rovine impastata all’esistenza.

Parole a noi ignote.

Son tutte piene di senso.

Così sul foglio la parola tace

e vivere o morire è indifferente.

© Maria Allo

 

Grazie di cuore, Flavio Almerighi !

Ieri mi è arrivato un libro magnifico e indispensabile. Questo. L’occasione è ghiotta per proporre due nuovi brani di questa bravissima autrice. Si smorzano le onde in riva al mare. Non c’è vento e ognuno parla a suo modo con tono diverso ai lati della strada. In questi tempi è una caduta d’Icaro la vita […]

via letture amArgine: due splendidi pezzi di Maria Allo — almerighi

non c’è abbastanza luce

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Senza più contorni  invisibile

l’ombra di profilo si fonde col  fuoco

plasma la distanza dei millenni

ma non c’è abbastanza luce

 se cade fra gli alberi l’attesa

come gramigna nei bagliori

del crepuscolo morente.

Non c’è abbastanza luce ai lati della strada

e sempre tanta pioggia o gelo

in certi pomeriggi quando il cielo basso

strazia il peso delle nubi

mentre improvvisa  la metafora  cresce

 nel fragore verticale in volo.

Scoppia e disarma a luce spenta

 i dimenticati e i disperati

l’isola disabitata della memoria

così resta sotto le dita la pazienza di chi

non cerca e non aspetta niente

oltre la luce  radente dell’esistere.

© Maria Allo

 

Sempre più luce si affolla

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Si smorzano le onde in riva al mare.
Non c’è vento e ognuno parla a suo modo
con tono diverso ai lati della strada.
In questi tempi è una caduta d’Icaro la vita
nuvola alla deriva . Eppure – chissà –
là dove il coraggio si consuma lento
l’alto mare sfiora l’orizzonte
come inafferrabile il profumo
di mandorle sale dalla terra.
Non c’è vento ma con volti mutati
le voci dei dimenticati
dei muti, degli assenti,
di chi non c’è più e torna a noi
nell’eco nell’altrui respiro
come un lento processo evolutivo
la memoria fluttua brizzolata di luce
cresce in questa generazione in viaggio,
trova rifugio nel labirinto
come traccia trasparente o alluvione di suono
sempre più profondo.
Ai margini un bisbiglio luminoso in lontananza
e il sole sulle mani.

© Maria Allo

Tutto si trasfigura

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Non c’è niente tranne i colori del tramonto

per ogni cosa vivente e lo stupore del vento

che lucida le foglie come il suono dell’erba nei cespugli.

Nulla rimane o  in controluce è spenta.

Una voce nel brusio indifferente dischiude

in varia luce i giorni neri come quelli chiari

che a ogni scossa perdono sostanza.

Tutto si trasfigura, il  bene fatto e il male ricevuto.

Nel fiume che passa  e non ha fine

come nel punto in cui si spezza,

il tralcio forse resiste  alle radici antiche .

© Maria Allo

 

 

 

 

mi scrivi

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Timeskin di Antonio Mora

Mi scrivi che la vita fugge
con il tumulto del sangue.
Lascia solo grumi rappresi
fino a sparire nel mare blu
delle incertezze.
Le tue parole bruciano come cardi di ossa
su queste paludi affilate di rimpianto,
ma alla chemio non serve sapere
che tutto sparirà o perderà colore
come deserto tra le dita e calce tra le gote.
Mi scrivi parole spinate
talmente verticali
che la parola senza traccia
cresce in stilettate
come scaglie a distese
tra mandorli di mare.

© Maria Allo

La memoria torna

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Come luce dannatamente strana
qualcosa ci accomuna.
Sotto le radici degli alberi
fino a ferirci di bellezza antica
in cerchi larghi sullo stesso moto 
qualcosa trabocca più in alto
mentre un fuoco invisibile e tenace
richiede quel silenzio
che il nostro tempo ha perduto.
Ecco l’acqua riporta alle sue foci
una forza pari allo sguardo mai tradotto
che nel vedere tutti ci contiene.

© Maria Allo