natura

Maria Allo, Memoria e identità nella Sicilia di Gesualdo Bufalino

Poetarum Silva

Gesualdo Bufalino. Kamarina (Comiso), 1995. Foto di ©Paola Agosti

Memoria e identità nella Sicilia di Gesualdo Bufalino

 “Essere o riessere, ecco il problema. La scrittura me lo risolve, mi permette di cibarmi dei miei ieri come le iene si cibano dei cadaveri e così sopravvivere al deserto”.

Gaglianone e L. Tas, Essere o riessere, conversazione con Gesualdo Bufalino, Omicron, Roma, 1996, p. 10.

Gesualdo Bufalino (Comiso, 15 novembre 1920 – Vittoria, 16 giugno 1996) è stato uno degli ultimi grandi umanisti del ‘900. Nel solco della tradizione che va da Verga a Tomasi di Lampedusa, da Fortunato Stefano D’Arrigo a Lucio Piccolo, da Brancati a Sciascia, non è mai tra i primi scrittori siciliani citati, ma merita assolutamente un posto d’onore. La fase d’avvio della sua produzione è caratterizzata da un prolungato esercizio di scrittura sommersa che affonda le radici nel cuore di un’esistenza vista sempre come evanescenza e…

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C’è una tristezza antica

C’è una tristezza antica nelle ossa.
Attraversa i corpi e le giunture
gli intonaci delle case nei luoghi a noi noti
sfavilla in lievi cerchi tra le travi
in ogni androne nelle sale d’aspetto
sugli scaffali nei carteggi impolverati.
Ci prende tutti nella luce e nell’ombra.
Si libra nel cielo e cade con la pioggia
sulla terra bagnata senza rumore
ai bordi delle cose sulla radura tra i vicoli
dentro il presente che ci divora.
C’è una tristezza antica in questa fine estate.
Ecco, vedi, si cercano risposte oltre la pelle
fino il cielo a metà tra due roghi
mentre le sterpaglie balbettano e dal ventre
dell’Etna in rivolta un bagliore corale sale.

© Maria Allo

Dammi

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(immagine di Jennifer Hudson)

Dammi la forza del bianco

sopra il disordine di questa terra.

L’ attesa sfiora le tempie devastate

perdute abissali come granuli

irregolari senza posa.

Tu conosci il suono dell’amore

che prorompe dalla sostanza 

pura delle cose

il baluginio smemorato di un’onda

il fiato di piccole solitudini rapprese.

Tu sola scorgi una felicità nuova

in questo cercare mentre ora

il coraggio rischia di vacillare.

© Maria Allo

Gioielli Rubati 50: Luca Ariano – Irene Rapelli – Maria Allo – Luciana Riommi – Amleta Bloom – Francesco Marotta – Corrado Bagnoli – Daniela Cerrato.

almerighi

Questa notte si balla a ritmo di tango
per dimenticare il nebbiume
di quella città senza neppure un santo,
solo un beato per caso capitato.
«Siamo già maturi!
L’anno prossimo dobbiamo rinnovare
la patente: cosa abbiamo fatto
in questi dieci anni?»
Lo biascica stanco come un vecchio
di trent’anni alla curva del ponte.
In piazza si mormora che la Paola
se la faccia col figlio del notaio,
orgasmo d’un portafoglio gonfio fra le tasche.
Al bar all’angolo l’Andrea ti racconta
di quando si allenava con Baggio e Del Piero
poi … oggi scarica mobili tra scale e ponteggi.
In quella cittadella dello shopping
non ti rimane che bere per non vedere sguardi
assatanati di vetrine, di plastica, tinture
e pelli tirate senza il placido invecchiare
d’un volto grinzoso.

di Luca Ariano, qui:
http://www.lamacchinasognante.com/5-poesie-da-contratto-a-termine-di-luca-ariano-con-nota-introduttiva-di-luca-mozzachiodi/

*

A volo d’uccello

All’ombra corre l’erba sotto al vento
e con fradice ciglia soporose
il merlo…

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C’è chi

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Risuonano cocci  di mattini infranti
dopo impreviste veglie.
C’è chi impara a morire
per un colore e un significato.
Abbiamo conti ancora aperti e spietate
parole da combattimento .
C’è chi impara a morire
per consacrare sogni alla quercia secolare.
Ma c’ è un paese disteso
in fondo al mare dove il sangue
in mille flutti difende il pane
a denti stretti e dall’alto
un pugno arcigno di silenzio
si schianta ai piedi dell’indifferenza.
Accovacciato il mare si regge
come foglia che il vento
deliberatamente scansa in silenzio.
C’è chi oppone la ragione
nel covo della volpe infreddolita
e traina giorni come i nostri.
A concludere la resa,
passi cadenzano ipocrisie
su viali di rasura e nel turbine
lento di ossa bisbiglia ogni vena
prima del commiato.
Il tempo può pretendere
nutrimento nel suo crescere?

© Maria Allo

Territudine

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Ishtar

Scrivo su una ferita aperta che fustiga
follie insensate finché la compassione sopra le macerie un nuovo cammino
va maturando in volo.
Scrivo in mezzo ai rovi  nel ronzio incessante di un tosaerba e un cellulare
che rimbalza intorno.
Scrivo il pulsare delle tempie in rivolta
che mi sfiora affilato per custodire il vuoto.
Intanto ascolto chi non ha voce
dietro al mare.

© Maria Allo

Non so

“Conto di farla finita con le forme, i loro 

bisbigliamenti, i loro contenuti contenenti…”

Amelia Rosselli

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Non so se sia dono o condanna

vivere in sogno ciò che accadrà

non so se salvi o scavi abissi

il silenzio dei gesti

ben oltre i nessi o i suoni sconnessi.

Eppure il futuro, se solo questo esiste,

è già passato ma la memoria resta

e nulla accade.

Così il viaggio si fa più lento

come la decauville che aggira

la montagna e spesso ci si scorda

di morire.

Siamo soltanto vivi tra mille sospetti.

 

© Maria Allo

 

ciò che tace urla

“La poesia si addice agli emigranti, a quegli sventurati sull’orlo di un precipizio, sospesi con il loro misero fagotto tra le generazioni, tra i continenti”.

A. Zagajewski

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Vedi a riva le reliquie del cielo.

Ora piangono i gabbiani sul mare

mentre il grembo bianco della notte

accoglie i dispersi in mezzo ai vivi

e cupo sale il suono

della realtà sbattuta sugli scogli

dove si sfiancano le onde.

Ciò che rimane

è dispersa armonia di corpi

come acqua fra le dita

non c è passato o futuro

solo memoria  di carne ferita

dove ogni voce tace sopra ogni

cosa  e  sempre più forte

un urlo contratto

attraversa l’ Europa.

© Maria Allo

 

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Amo i colori.
Ogni nuovo mattino se ci pensi
ogni corpo da una stagione all’altra
è uno stormire di luci
come rami
che crescono dal silenzio
su alberi che si irradiano
in segreta intesa sulle ciglia.
Ma tu lo vedi
I colori non sono colori
e non sempre le luci tornano luce
mentre l’Etna spalanca
le sue molte bocche nel cielo
rosso della sera e il dolore esplode.
Intanto  brucia il mondo mutilato.

© Maria Allo