miserie

Nel mosaico del tempo

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foto mia

Quante pietre nel mosaico del tempo…
Vedi, si dissolvono nel tufo dell’esistenza
le acque cristalline dei poeti
ma il tempo ne disvela la memoria.
Nessuno mai come loro ha voce
inconfondibile dentro il brusio vocale
sotto il segno delle mode maculate.
Eppure nello sfacelo il dolore
ancora qualcosa insegna sull’amore
così si regge un peso di cenere
prima di arrivare alla radura.
Ne va di vivere col corpo e con la mente
e dopo una resistenza fuori dal comune
il destino avrà il sapore del melograno
dicibile solo al nostro amarci.

© Maria Allo

Nella parola muore ciò che dà vita alla parola; la parola è la vita di questa morte. Jabès

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momenti e uno solo il tempo
noi pietre e alberi
con l’inganno alle calcagna
che ci ansima sul petto
in un respiro solo
come fosse il mare
così sospesi sull’orlo della notte
sgusciamo in volo
dopo ogni necessaria caduta
prendiamo forma nuova

tra le ossa e l’essenza della terra
come di morte che accende la vita
ma tu non scordare mai
il sangue versato e gli occhi delle madri
asciutti di dolore
si chiederanno perennemente
per chi restare

m.a.

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solo un momento
ascolta
dal cielo arrivano boati
nel frastuono
solo rissa di parole
rumori di miserie
noi braccati
ma tu ascolta
tra furia di foglie
nei varchi della dimenticanza
anche se nella notte
tuona l’uragano
anche se il fondo
prende fuoco crepitando

m.a.

julia-nfoto di julia nikonova

Prima del mattino
dentro una foglia non si ha più voce
 solo rovi a esorcizzare propositi di cieli
affilati dal libeccio in moto contrario
a vele tese nell’ora incerta che precorre
il giorno quando a detergere inferni
un sole posa su nembi di cenere
nei dossi fra i cocci di noi testimoni
nel deserto ostinato che ci coglie
Frantumi di filari dentro la radura
non si ha più  voce
se non la morte intera reclina
a immaginarci  ancora vivi.

m.a.
 

per quelle voci

Kasia_Derwinska1

per quelle voci sull’argine
disfiora un morire sul nascere

ci diremo addio

persi nell’abbandono prima del commiato
dischiusi alla schiuma di temporale
nel tepore di ciglia socchiuse
una primavera strana
a concludere la resa
mi muore tra le alghe mute del mare

*
ma tu non dire niente
*
se passi cadenzano ipocrisie
su viali di rasura
il tempo non può pretendere
nutrimento nel suo crescere

m.a.

forse

si scompone al sangue e scivola dai monti
come limo di lava  dissidente
a notte tarda
questa veglia marchiata di distanza
attesa in rimasugli di parole

*
dimmi chi ci risarcirà 
*
vuoto malessere  sfacelo
 giustizia ingiusta
una manciata di demagogia
tante crepe e nei cuori il moto
farsi tufo
*

forse un dio nascosto esplora
tra le righe quel tuo grido
forse

m.a.1265213805_2010-black-and-white-photo-photographer-ulya-nikonova-56

fragmenta 2

i sogni diventano poltiglia 

nel mormorio (umido) del vento

brandelli di carni silenziano

palpebre infuse di pietà

 lungo sponde di guinzagli

gela una  rinascita

di solitudine più alta

col silenzio pieno della notte

 e la  notte senza fine

la nudità delle parole

brucia tutte le faville

il mondo

 svende  Cristo in agonia

m.a.

rifrazioni

 Jaroslaw-Kubick

gridi di luce gola di aridità in un mattino
reclamano labbra e occhi da scavare
sete di pienezza ingorda
lembi di un passato
scrutano fino a farti male
orizzontalmente maceri le veglie
come calice di un veleno
parola suono respiri
incisi su duplice forma
ma integra e intera la verità
attraversa te che mi spegni e mi accendi
nella tua assenza
dono tangibile reclami
alteri e corrodi il rizoma che ti spezza
esile sconfini in recessi

irredenti
investi il centro irripetibile
ma non appaghi
zone di ombra
sussurri

nel fragore di merli
scolpiti dal tempo

*
solo rifrazioni segnano il giorno

Carne offesa

“L’ardente fiamma dello spirito nutre ogge un potente dolore”G.Trakl


non risuona alcuna voce umana
quel mare su cui rotola il sole morente
infrange onde gonfie di gelo
non c’è incanto non c’è estasi
il solo dio che può abitarvi
è un dio adirato e selvaggio
tutte le vie sfociano nel folto di artigli
oltre la coscienza
il vento scuote la vita
oltre l’attesa della risoluzione
anche lo scirocco traduce
ombra di morte
su carni straziate di domani
l’arrivo e il transito del treno
non consentono redenzione alcuna
sulla luce surreale asimmetrica e casuale….
perchè
m.a.