forza

moon-01

c’è chi dice che un giorno torneremo
su una furtiva linea d’orizzonte
come silenzio delle ciglia
dove eravamo già stati
rinasceremo sotto altra luce
radici maturate non più foglie
incastonate all’onda
che percuote tanti mari
c’è chi dice che il mondo
è quale lo vediamo
nelle nostre visioni
m.a.

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siedono tenere nell’ombra
illusioni
a tratti distolgono lo sguardo
frugano tra luoghi e abitudini
quotidiane
le voci udite erano echi
i volti maschere

bevono un’essenza
tiepida
simile a porte socchiuse
forme mutevoli
in un vortice
fraintendimenti mai precisati
si accordano
oltre la memoria
oltre il silenzio e nel tepore
uno sguardo
spento
piegato in due dal sonno,diviene
lucido
giusto il tempo di sognare
m.a.

C’è una Realtà. Noi siamo quella Realtà.
Quando la comprendiamo, vediamo che siamo niente.
Ed essendo niente, siamo tutte le cose.
Ecco tutto. Giulia Niccolai
foto di josephine-sacabo
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nel giorno del perdono
oso invocarti
sulla sponda del torrente in secca
tra le rovine di una terra che trama
a ridurci rovi
nell’ombra di tenebre e oblio
in un turbinio di travi
alla ringhiera
nel giorno del perdono
oso invocarti
come anima nera
scolpita su una foglia
frastagliata
che lieve ondeggia sul selciato
indifferente
ma tu come aquila
sfolgori tra grumi di raggi
senza fragore divampi nei crepuscoli
quando il cielo si carica di nubi
una realtà in un’altra realtà
m.a.

Immagine 15
una mano d’ombra accarezza la pietra
catturata dall’aria nel suo farsi
lambita da silenzi e acque in cieli lontani
tanta tempesta ci devasta
tanti precipizi nel nostro esserci
come scorrere del sangue
che matura lo svanire di gelo
fino a risalite di silenzi ricomposti

immenso il giorno nasce

guizzi di luci e vento screziati di pianto
siamo noi il poco e il niente
un pulsare di sangue
a sfrondare la distanza
a tingere di bianco il centro
ormai lontano lontano dal destino
che intrepido avanza

inutile ora strappare foglie agli alberi
silenziano l’ombra che ci divora
distanti da noi
ci perdiamo nell’inquietudine
di chissà quali abissi
a trattenerci un albero nudo
m.a.

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solo un momento
ascolta
dal cielo arrivano boati
nel frastuono
solo rissa di parole
rumori di miserie
noi braccati
ma tu ascolta
tra furia di foglie
nei varchi della dimenticanza
anche se nella notte
tuona l’uragano
anche se il fondo
prende fuoco crepitando

m.a.

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lingue di fuoco nel cielo
scalciano la vita che resta prima dell’alba
per ritrovarsi a terra
divampano
illuminando a giorno
la memoria persa
al rischio di perdersi

c’è un coro che fluisce a strapiombo incompiuto mai detto
inatteso nella luce e nel buio
di fermezza
fragile attraversa
il vissuto quotidiano
vertigine profana
percossa da gridi porosi
margine remoto dalla vetta
folle bisbiglio in agguato
seziona schizzi dissonanti
forgiati dal de-lirare viscerale
nel brusio indistinto
di dettagli

alla fine si fissa il mare cercando il nitore nell’oscurità

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tra la fine e il principio
quei suoni latenti da sempre
a decifrare semi divelti alla radice
terra minata in una divinazione
che investe la bellezza
ti lascerò odori aperti all’affilo
dei gesti in divenire
corrosione annusata e tradita
nascosta tra le ombre della notte
che stormisce a voli inauditi
richiami frenati dall’oblio
*
la ragione del sangue investe veglie
a solchi ancestrali che forgiano
verità inattese di altri canti ai giorni

m.a.

foto di F.Woodman
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tutto il peso di travi indifferenti
a spostare foglie come macigni
ventre incustodito la notte
sbaraglia certezze di luce
nel silenzio di ali possenti

disperati i gridi dell’alba

promesse di radici
tra scandali di polvere nera
sciami di parole a bruciare ossigeno
non c’è conforto che tenga
si oscura alle mie spalle
la parola sola testimone impercettibile
di levità già nel nascere
in movimento fino al rigido morire
come albero
la vita

m.a.

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Quante striature di pagine
a spargere semi di ritmi
notti al macero di assenze
brevi strappi di soluzioni fallaci
sul nascere.
ne verro’ a capo in qualche modo
Quante risse di attese tra gli alti pini
a riscrivere rime a lungo trattenute
ragione del sangue che ci tiene stretti
nel groviglio
oltre il confine estremo
che il vento muove.
m.a.