finitudine

39a
….se l’anima avesse un profilo,
tu vedresti che essa è solo un calco
del dono doloroso,
che più nulla possiede e che è rivolta
verso di te, insieme al tuo dono.
Josif Aleksandrovic Brodskij

occhi dentro orbite vuote
a scansare
fiordi di levità
spazi a strapiombo
nella notte
a fluire crepe di cenere
in cammino
brusio di impronte
crescono come meteore
ma nel cielo un presagio

c’è aria di foglia
sul nostro tempo
m.a.

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Il vento s’infuria e turbina
di notte
labbra rapprese dissipa
al risveglio
ancor prima dell’alba
molteplice l’eco ritorna
come ombra di foglia riversa
come formula che svelle
gridi di nebbia
nel mulinare s’infrange
al di sopra degli alberi
contro il cielo si staglia
nel suo inaridirsi
contro le assi curve
oltre il tempo
un dolore ci sgretola la luce
ovunque sulla terra

m.a.

unzweins9

le parole che conosco non ricominciano
colori screziati nudi di nebbia
scavano abissi impastati di notte
solo riflessi di lampi
tempestano voci
ma la parola irredenta langue
nel precipizio di un fango invasato
le parole che conosco parole perdute
a strapiombo
farfugliano fioche
precipiti non emergono
irrisolte
esplorano vertigini evocano ombre
dietro fantasmi sfiorati
nel brulichìo sotterraneo che non rivela
le parole dannate
trasgrediscono la luce che a tratti
mi rode
m.a.

Nella parola muore ciò che dà vita alla parola; la parola è la vita di questa morte. Jabès

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momenti e uno solo il tempo
noi pietre e alberi
con l’inganno alle calcagna
che ci ansima sul petto
in un respiro solo
come fosse il mare
così sospesi sull’orlo della notte
sgusciamo in volo
dopo ogni necessaria caduta
prendiamo forma nuova

tra le ossa e l’essenza della terra
come di morte che accende la vita
ma tu non scordare mai
il sangue versato e gli occhi delle madri
asciutti di dolore
si chiederanno perennemente
per chi restare

m.a.

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Francesca Woodman - Untitled Antella, Italy 1977-78
nel disordine affiori come bagliore
che dissolve l’ombra
nell’abisso del silenzio
immerso nei miei occhi
mai indulgenti
quando nell’indicibile
lasci l’impronta che assomiglia
al mare
che importa se percorri il tempo
e non ti lasci attraversare dal mio
casualmente arrivi e informe
divampi come tra i mattoni
di pietra rovente
questa sabbia bagnata

 
ogni giorno e ovunque
una foglia
esile annega nel grumo
m.a.

 

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c’è chi dice che un giorno torneremo
su una furtiva linea d’orizzonte
come silenzio delle ciglia
dove eravamo già stati
rinasceremo sotto altra luce
radici maturate non più foglie
incastonate all’onda
che percuote tanti mari
c’è chi dice che il mondo
è quale lo vediamo
nelle nostre visioni
m.a.

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siedono tenere nell’ombra
illusioni
a tratti distolgono lo sguardo
frugano tra luoghi e abitudini
quotidiane
le voci udite erano echi
i volti maschere

bevono un’essenza
tiepida
simile a porte socchiuse
forme mutevoli
in un vortice
fraintendimenti mai precisati
si accordano
oltre la memoria
oltre il silenzio e nel tepore
uno sguardo
spento
piegato in due dal sonno,diviene
lucido
giusto il tempo di sognare
m.a.

C’è una Realtà. Noi siamo quella Realtà.
Quando la comprendiamo, vediamo che siamo niente.
Ed essendo niente, siamo tutte le cose.
Ecco tutto. Giulia Niccolai
foto di josephine-sacabo
a href=”https://nugae11.wordpress.com/2013/07/30/3038/josephine-sacabo/” rel=”attachment wp-att-3040″>josephine-sacabo
nel giorno del perdono
oso invocarti
sulla sponda del torrente in secca
tra le rovine di una terra che trama
a ridurci rovi
nell’ombra di tenebre e oblio
in un turbinio di travi
alla ringhiera
nel giorno del perdono
oso invocarti
come anima nera
scolpita su una foglia
frastagliata
che lieve ondeggia sul selciato
indifferente
ma tu come aquila
sfolgori tra grumi di raggi
senza fragore divampi nei crepuscoli
quando il cielo si carica di nubi
una realtà in un’altra realtà
m.a.

Immagine 15
una mano d’ombra accarezza la pietra
catturata dall’aria nel suo farsi
lambita da silenzi e acque in cieli lontani
tanta tempesta ci devasta
tanti precipizi nel nostro esserci
come scorrere del sangue
che matura lo svanire di gelo
fino a risalite di silenzi ricomposti

immenso il giorno nasce

guizzi di luci e vento screziati di pianto
siamo noi il poco e il niente
un pulsare di sangue
a sfrondare la distanza
a tingere di bianco il centro
ormai lontano lontano dal destino
che intrepido avanza

inutile ora strappare foglie agli alberi
silenziano l’ombra che ci divora
distanti da noi
ci perdiamo nell’inquietudine
di chissà quali abissi
a trattenerci un albero nudo
m.a.