fare poetico

ananke

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mi mancano del mare le increspature
fremiti di logaritmi in apnea
lavacri azzurri da spartire
fiordi di silenzi e maestrali
mi mancano quei rivoli tersi di scoscese
rilievi di dettagli
fragori di lava su sassi accesi
nudità di respiro quel forame di luce
che brilla su un rudere
radice di sambuco
impronta che dà compattezza a noi
al nostro andare

m.a.

Forse

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Si scompone al sangue e scivola dai monti
come limo di lava dissidente
a notte tarda
questa veglia marchiata di distanza
attesa in rimasugli di parole

dimmi chi ci risarcirà

vuoto malessere sfacelo
giustizia ingiusta
una manciata di demagogia
tante crepe e nei cuori il moto
farsi tufo

forse un dio nascosto esplora
tra le righe quel tuo grido
forse

m.a.

erwin-olafL’autunno macchiato di lacrime
rigira nelle carni tutto il dolore
misura del vuoto di te
impetuoso nel suo dibattersi
come in un intreccio
sui vicoli
di un maledetto inferno
*
le parole che conosco non ricominciano
colori screziati nudi di nebbia
scavano abissi impastati di notte
solo riflessi di lampi
tempestano voci
ma la parola irredenta langue
nel precipizio di un fango invasato
le parole che conosco parole perdute
a strapiombo
farfugliano fioche
precipiti non emergono
irrisolte
esplorano vertigini evocano ombre
dietro fantasmi sfiorati
nel brulichìo sotterraneo che non rivela
le parole dannate
trasgrediscono la luce che a tratti
mi rode
*
Il vento s’infuria e turbina
di notte
labbra rapprese dissipa
al risveglio
ancor prima dell’alba
molteplice l’eco ritorna
come ombra di foglia riversa
come formula che svelle
gridi di nebbia
nel mulinare s’infrange
al di sopra degli alberi
contro il cielo si staglia
nel suo inaridirsi
contro le assi curve
oltre il tempo
un dolore ci sgretola la luce
ovunque sulla terra

*
un cumulo di sabbia si veste di solitudine
rappresa sbaraglia il centro che soccombe
il corpo ai margini dentro ogni bellezza
schiude paesi in cieli ormai remoti
non c’è poesia sull’orlo tra la notte e il giorno
solo graffi le mie fedi sulla roccia

momenti e uno solo il tempo
noi pietre e alberi
con l’inganno alle calcagna
che ci ansima sul petto
in un respiro solo
come fosse il mare
così sospesi sull’orlo della notte
sgusciamo in volo
dopo ogni necessaria caduta
prendiamo forma nuova
tra le ossa e l’essenza della terra
come di morte che accende la vita
ma tu non scordare mai
il sangue versato e gli occhi delle madri
asciutti di dolore
si chiederanno perennemente
per chi restare
*
al termine del viaggio
come trasparenti gocce
saremo custodi del vagare
in gesti cadenzati sulla sponda
di questo inabissarci
che appartiene a tutti e a nessuno
e sul ciglio del supremo traguardo
riconosceremo nel silenzio
le orme e i suoni
dell’angelo che ci cammina accanto

maria allo

39a
….se l’anima avesse un profilo,
tu vedresti che essa è solo un calco
del dono doloroso,
che più nulla possiede e che è rivolta
verso di te, insieme al tuo dono.
Josif Aleksandrovic Brodskij

occhi dentro orbite vuote
a scansare
fiordi di levità
spazi a strapiombo
nella notte
a fluire crepe di cenere
in cammino
brusio di impronte
crescono come meteore
ma nel cielo un presagio

c’è aria di foglia
sul nostro tempo
m.a.

Francesca Woodman - Untitled Antella, Italy 1977-78
nel disordine affiori come bagliore
che dissolve l’ombra
nell’abisso del silenzio
immerso nei miei occhi
mai indulgenti
quando nell’indicibile
lasci l’impronta che assomiglia
al mare
che importa se percorri il tempo
e non ti lasci attraversare dal mio
casualmente arrivi e informe
divampi come tra i mattoni
di pietra rovente
questa sabbia bagnata

 
ogni giorno e ovunque
una foglia
esile annega nel grumo
m.a.

 

C’è una Realtà. Noi siamo quella Realtà.
Quando la comprendiamo, vediamo che siamo niente.
Ed essendo niente, siamo tutte le cose.
Ecco tutto. Giulia Niccolai
foto di josephine-sacabo
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nel giorno del perdono
oso invocarti
sulla sponda del torrente in secca
tra le rovine di una terra che trama
a ridurci rovi
nell’ombra di tenebre e oblio
in un turbinio di travi
alla ringhiera
nel giorno del perdono
oso invocarti
come anima nera
scolpita su una foglia
frastagliata
che lieve ondeggia sul selciato
indifferente
ma tu come aquila
sfolgori tra grumi di raggi
senza fragore divampi nei crepuscoli
quando il cielo si carica di nubi
una realtà in un’altra realtà
m.a.