distanza

Nel mosaico del tempo

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foto mia

Quante pietre nel mosaico del tempo…
Vedi, si dissolvono nel tufo dell’esistenza
le acque cristalline dei poeti
ma il tempo ne disvela la memoria.
Nessuno mai come loro ha voce
inconfondibile dentro il brusio vocale
sotto il segno delle mode maculate.
Eppure nello sfacelo il dolore
ancora qualcosa insegna sull’amore
così si regge un peso di cenere
prima di arrivare alla radura.
Ne va di vivere col corpo e con la mente
e dopo una resistenza fuori dal comune
il destino avrà il sapore del melograno
dicibile solo al nostro amarci.

© Maria Allo

“Solo rami sugli alberi di pruno”
Antonella Anedda
artlimited_img397439.jpgdonna oggi

tra rovi e ombre fino al varco
restano petti asciutti alla ringhiera
assopiti i tronchi in mezzo ai prati
come rintocchi lontani nel maestrale.
siamo in guerra
gli ordigni recidono il respiro
e il senso scisso provoca torpore.
[quale il compimento e quanto si è perduto]
vedi il vento infuria nel suo volo
e il vortice del fango si assottiglia
così nel caos del diluvio c’è riparo
meno oscura la notte se riflette il mare.

[l’uomo ha sempre da essere il suo essere]
© Maria Allo

abito la notte

foto di Martina Skrobot
artlimited_img121526.jpgcuori

abito la notte e scivolo sul silenzio
da secoli
adagiandomi su fianchi
che trasgrediscono la luce
[voragini di ali impastate con foglie
vacillano nel vento
]
grandi lontananze mi espropriano
come enigmi di poesia .
a trascinare radici in aria è questo fiume
custode di mille volti
retaggio di naufragi e più alti silenzi
nella notte
*
metto in fuga il silenzio
da una foglia viva e dalla fronte
[diviene poi grido in lontananza
dubbio spalancato e liquefatto
]
suono di vento assiderato
a folgorare distanze tra gli scogli
solcando nel disegno dei confini
il buio da cui proviene questa luce
a radere i nostri visi
in cielo e in terra
come graffio di nube bianca
su azzurro terso
sono vento
*
cade la luce del giorno in pozzanghere
[capovolte]
lungo viali di oblio
ma la terra sa di vigore e crepitio
in fondo alle cose
di lama splendente nel mattino
dentro una scia di rigagnoli in volo.
tra i palmi delle mani
nelle radici la terra vive
screziata di intemperie
oltre le foschie.
[oggi schiodata da un cielo in frantumi]
a riversarsi è l’acqua su confini slabbrati
di malessere a folate
ma più acuti gli odori
segnano la pelle
e le gocce rimbalzano con forza
su tetti e soglie che mi porto dietro
fino a bruciare nel ventre
come fuoco

Copyright [inedito 2014]© Maria Allo

nella voce di tutti

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Vedi quei crepuscoli di raucedine
crepe di labbra pietà di memorie
intermittenti istanti come iperboli
ombre riflesse sui pontili scalzi
ci sono luoghi che ti accompagnano
luoghi che ti appartengono
impronte che affiorano sulla carne
ci sono luoghi straniti
ritmi di vite incustodite
occhi labbra e bocche
frastagliati di radure
vuoto mai colmo
nuche errabonde e solchi
come indecifrati funi
di insorta luce
luoghi di lune distanti
bisbigli a catena di verità brutali
su guanciali spiegazzati
segreti ben più estranei
a questi misteri di assenza
eremi intricati ai bordi
labile confine tra veglia e sonno
odore di sambuco
dentro le radici
vedi danno corpo alle parole
mai pronunciate e per gli occhi
odore di buio tessono
con coraggio di rondine
ma chiedono ragione ora e sempre
nella voce di tutti
di questo sortilegio [da sfatare…]

m.a.

a te

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Stare qui chiusa nel fondale sa di cancrena e il tordo
non osa ricomporre i tuoi deliri
lasciarsi tentare dal nido che trattiene
sa di salice imbiancato
sai di che parlo tu lo sai
conosci la vertigine che sale
museruola di giorni stempiati
ormai anche la resina fa acqua dal suolo
come lo scarto indugia all’imbrunire
non regge la speranza imbavagliata
dovrai risolverti a entrare
il labirinto aspetta non indugiare
m.a

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Distanza  materia  linfa
chiamala esistenza
verticale annuncio di altre solitudini
ad ogni balzo di lava dissidente
 sudario verginale di libertà
esplode come  cenere
sul ciglio  del vento
levigato di silenzio
un niente indefinito a fari spenti
come ombra errante negli abissi
chiamala esistenza
questa realtà disintegrata
in mattini d’inverno
venati di nebbie
radicati su tegole di creta
calda ben oltre la mente
zingara avida di luce
su labbra che sfiorano bacche
tra viluppi di rovi millenari
primordiale soffio in volo circolare
segno che ci possiede
m.a.
 

hybris

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Questo gusto amaro di perdersi
in erranti vicoli
e deserti in fuga

questa lava incandescente
che brucia ipocrite ironie
polifonica e cangiante
scorre interminabile
su silenzio di pietra
e sa di spine
sui crinali ispidi
sempre in fieri
trasuda sensi
di rami bruciati

Toccare abissi a dismisura
rende umani
m.a.

dalla mia silloge “Riflessi di rugiada “cose sparse di me
ed.Albatros, 2011
m.a.

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Quando il silenzio è a un passo
dalle radici di pietra
tendi l’orecchio e lascia
che ti attraversi la notte
sarai un punto sospeso
respiro incontaminato
grido muto di vento
raggio incurabile
ombra trapassata
o distanza bianca
tra le parole prima
di essere mare

m.a.