assenza

da “quaderni -schizzi ” di Amelia

artlimited_img354035.jpgdonna città - Copia

odore di mattino inerme
sommerso da fragore
di grondaie
crepe schiuse a lapilli
di secoli
voragine di fuoco
che mai come ora
sul silenzio che cresce
sa invocare ragioni
di sangue
assillo obliquo
di cui
spietatamente mi nutro
arsure multiple
come epigrafi a sterminare
le mie
note a margine

m.a.

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è il cielo a risvegliarsi nell’attimo in cui

un verso sonda l’universo

svelando i prodigi della vita

come una cura d’urto necessaria

per un miracolo di chiarezza

[ma come sfuggire all’orrore

di un mondo senza cieli in volo

quando vivere non è più ricominciare]

m.a.

vita

artlimited_img402794.jpgbimbi - Copiacome linfa scorri per l’immenso spazio

come brezza del mattino abbracci  il mondo

come acqua sgorghi nel fremito di fatti

d’ogni giorno

nelle tempeste del mare

scavalchi le ore nella resa

come luce braccata
 smemorata

fingendo di non sapere

che le rose bianche

hanno un colore

e le foglie dei platani cadono

imperlate di rugiada

che in queste notti

esplode agosto su fondali di mare

con fiori di bouganville in bocca

che nel vortice di fuoco

schizza sui nostri volti

il sangue di gaza

 

[che ne sarà dei bambini

non chiesero di nascere

non chiesero ad alcuno

di morire]

 

di tempo in tempo si muore di fuoco muto

 

[ventri di donne

schegge di vecchi corpi]

 

ma qui non giunge preghiera

non echi di parole di pace

solo rumori in tempi lontani

che il vulcano erutta

dal ventre implacabile

tu cercami al tempo giusto

nelle parole mute

se non già dette e scordate

nelle parole che non ho trovato

tu sola possiedi la mia solitudine

vita

m.a.

artlimited_img91621.jpgdonna
cammino nelle fiumare bianche di cenere
cammino su spiagge tra conchiglie

dove tutto è silenzio
e si levano gocce limpide in rugiada
un nuovo varco per le stesse vene
dove il silenzio diviene linfa
per fibre e solchi di dura terra
e all’orizzonte il sole svena nel mare
frammenti di parole
di stornelli come echi impigliati dai cardi
dal tempo dei tempi
dove il silenzio non mente
dove tutto è in germe
nel grembo della terra
ma a tratti esplode
e si muore di fuoco muto
nel ventre della terra
dove il dolore è chiuso
nello scrigno di pietra
irrompe
investe
uccide e le ali delle vanesse vibrano
dietro ogni siepe
[mi capita sul greto la testa su un sasso levigato e l’acqua che rimbalza sulle pietre]
m.a.

assenza

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Salvarsi dal disordine nel disordine
dove l’intero tace e grida
immobile e in viaggio senza volto
non c’è verso di scappare
risvegliarsi non è luce che infetta
ma piovosa soglia di primavera
dove radici bevono scissioni
di foglie scandite da richiami
sorgere è nutrirsi di gocce ancestrali
sotto un tempo dannato senza transizione
da respirare cadute ruvide
viluppi di precipizii
[ se dai tempo al tempo ]
da lasciare impronte di silenzio

m.a.

nella voce di tutti

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Vedi quei crepuscoli di raucedine
crepe di labbra pietà di memorie
intermittenti istanti come iperboli
ombre riflesse sui pontili scalzi
ci sono luoghi che ti accompagnano
luoghi che ti appartengono
impronte che affiorano sulla carne
ci sono luoghi straniti
ritmi di vite incustodite
occhi labbra e bocche
frastagliati di radure
vuoto mai colmo
nuche errabonde e solchi
come indecifrati funi
di insorta luce
luoghi di lune distanti
bisbigli a catena di verità brutali
su guanciali spiegazzati
segreti ben più estranei
a questi misteri di assenza
eremi intricati ai bordi
labile confine tra veglia e sonno
odore di sambuco
dentro le radici
vedi danno corpo alle parole
mai pronunciate e per gli occhi
odore di buio tessono
con coraggio di rondine
ma chiedono ragione ora e sempre
nella voce di tutti
di questo sortilegio [da sfatare…]

m.a.

a te

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Stare qui chiusa nel fondale sa di cancrena e il tordo
non osa ricomporre i tuoi deliri
lasciarsi tentare dal nido che trattiene
sa di salice imbiancato
sai di che parlo tu lo sai
conosci la vertigine che sale
museruola di giorni stempiati
ormai anche la resina fa acqua dal suolo
come lo scarto indugia all’imbrunire
non regge la speranza imbavagliata
dovrai risolverti a entrare
il labirinto aspetta non indugiare
m.a

ananke

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mi mancano del mare le increspature
fremiti di logaritmi in apnea
lavacri azzurri da spartire
fiordi di silenzi e maestrali
mi mancano quei rivoli tersi di scoscese
rilievi di dettagli
fragori di lava su sassi accesi
nudità di respiro quel forame di luce
che brilla su un rudere
radice di sambuco
impronta che dà compattezza a noi
al nostro andare

m.a.

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Distanza  materia  linfa
chiamala esistenza
verticale annuncio di altre solitudini
ad ogni balzo di lava dissidente
 sudario verginale di libertà
esplode come  cenere
sul ciglio  del vento
levigato di silenzio
un niente indefinito a fari spenti
come ombra errante negli abissi
chiamala esistenza
questa realtà disintegrata
in mattini d’inverno
venati di nebbie
radicati su tegole di creta
calda ben oltre la mente
zingara avida di luce
su labbra che sfiorano bacche
tra viluppi di rovi millenari
primordiale soffio in volo circolare
segno che ci possiede
m.a.