Autore: maria allo

Quando verrai o dio dei ritorni mi coprirò di rugiada e forse morirò per ogni possibile resurrezione

non sai

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Romanova Marina

Non sai cosa vuol dire avere un dolore misurato

palpebre chiuse alla luce del mattino

a poco a poco abbandonata al tempo

per un lavoro che oggi ha solo spine.

Non sai cosa vuol dire sentirti straniera

sul ciglio di un cedro finché si radica il silenzio

con suoni distanti per la marea che sale

e tra le pietre ogni cosa accade.

Non sai che l’isola ha il sapore delle sorbe rosse

che mettono radici sulle ali del maestrale

e venano di crepe la fragranza della terra

senza bisogno di capire la distanza che divide

l’amore e la sua lingua antica

nei dettagli indecifrabili del mare.

© Maria Allo

 

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Maria Allo, Su Jolanda Insana

Poetarum Silva

Jolanda Insana, foto di Dino Ignani

Maria Allo, Su Jolanda Insana

L’anno 1977 segna l’esordio tardivo nella poesia della quarantenne Jolanda Insana, quando un gruppo di testi di Sciarra amara è presentato in un quaderno collettivo della casa editrice Guanda, diretta da Giovanni Raboni, poeta e militante nella critica in primis letteraria, ma anche teatrale e cinematografica che, sbalordito dalle schioppettate linguistiche della “Pupara”, così scrive: «[…] dietro o al di là della beffa, dietro o al di là dell’acuto, atroce sarcasmo, è in ogni caso, e senza scherzi, questione di vita o di morte: ed è questo, certo, a far circolare nella poesia della Insana, nel suo personalissimo impasto di sostenutezza aulica e gesticolante allegria dialettale, nel suo epigrammismo che, per naturale paradosso tende a farsi voce ininterrotta, declamazione, poema, una vena di minacciosa, rabbrividente cupezza.» Jolanda Insana è voce poetica italiana fuori dal coro. Sciarra è termine siciliano…

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qualcosa che conta

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Solo gocce di pioggia .

L’onda  rifrange i segni convincenti  dell’alba,

riflessi di noi nell’acqua e la fonte di luce

che si riversa sul mare.

Come fendente  fra le carte ci afferra

Il cerchio del giorno e della notte,

oscillano le cose, ombra e chiarore .

Ci serve un orizzonte  al sorgere del sole

a ogni tramonto , nella tua voce  di pioggia

mentre  soffia tra i germogli un dono

perfino nel silenzio tra le crepe

qualcosa che conta

visto che niente dura senza amore.

© Maria Allo

 

la voce di Cassandra

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Scopro dalla finestra   incendiarsi il sole e l’orizzonte.
Ecco l’attimo per ritrovare sulle labbra le mie ali
brivido della vita intera vicina al sangue

                                                                      come approdo
senza sapere di chi sia la pelle e quella  voce .
Ecco  porta via le nubi questo vento  nel riverbero dell’aria
tutto intorno dove finisce il tempo  e il destino
                                                                 tutto ridotto in schegge.
Anche la voce di Cassandra si è spezzata le manca il fiato
non c’è più nulla da  insegnare e se ne sta in piedi alla finestra.

© Maria Allo

nuda la notte

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Elena Oganesyan

Nuda la notte come  infanzia  a fior d’onda .

Scivola solitaria tra le carte  e dentro le fessure

crepitando nel  respiro lungo i muri

come la  malattia dentro le ossa

alla ricerca di un corpo ancora vivo.

Adopero il silenzio che fiorisce

sulla linea dell’orizzonte,

dentro le viscere di questa terra

sotto ogni pietra, nelle cose di ogni giorno

mentre sento crescere dentro  un altro tempo .

La notte liquefatta mi rinnega  .

Vorrei che tu aprissi gli occhi per entrare nel silenzio

come pagina cancellata dall’odore stesso del mare

In fondo restituire la  cima di prua per cercare il senso

ha la forza del sale negli occhi e del dolore .

© Maria Allo

ci sfiora l’alba

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Un disordine ostinato più incerto a ogni istante
sgocciola la vita dilapidando il tempo
come onda increspata che nell’acqua si dissolve.
L’autunno ormai alle porte va scoprendo
che un approdo più sicuro sta alle spalle
riparo invisibile dell’ombra carità di gesti
pronunciati ogni mattino quando in silenzio
ci sfiora l’alba.

© Maria Allo

quel suono che ci tiene

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Scroscia  a mezz’aria la foglia
come un respiro soffocato
a soli pochi centimetri dal petto
ridotto  tutto in schegge sul selciato .
Diviene istante dai tanti volti
ma  crolla nelle cose di ogni giorno
in caduta libera  fino a incendiarsi
nell’angolo fuori dal recinto.
Ah, potesse vibrare dal  profondo
quel suono  che ci tiene in vita
come fluido  di territudine ignaro
delle catastrofi ma memore
delle sue radici al vento.

© Maria Allo