Autore: maria allo

Quando verrai o dio dei ritorni mi coprirò di rugiada e forse morirò per ogni possibile resurrezione

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Amo i colori.
Ogni nuovo mattino, se ci pensi,
ogni corpo da una stagione all’altra
è uno stormire di luci
come rami
che crescono dal silenzio
su alberi che si irradiano
in segreta intesa sulle ciglia.
Ma tu lo vedi
I colori non sono colori
E non sempre le luci tornano luce
mentre l’Etna spalanca
le sue molte bocche nel cielo
rosso della sera e il dolore esplode
mentre brucia il mondo mutilato.

© Maria Allo

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E tu mi insegni

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mia foto (Pantalica 1995/ 96)

La natura cambia i suoi colori.

Così maggio all’alba sale dalle nebbie

in simbiosi con l’Etna e le parole.

Ora un freddo bagliore

soffia sul corso degli eventi

e tu mi insegni ancora ad ascoltare

i gridi di luce nella gola

Il fruscio dei rami al vento

Il carteggio assente del tuo nome.

Eppure sommessa nel cavo delle mani

la dignità di una parola nuova

vive in te che mi contiene

come in ciò che nasce e presto muore.

© Maria Allo

maggio in fuga

Con il viale alle spalle tendo orecchio

all’oscillare delle cose come tralci

incisi su passi di gramigna.

Ma all’’improvviso il sole se ne va e il cielo

cupo avanza verso il nulla

così ogni goccia si rapprende

tra radure di foglie e frantumi di zolle

in questa giornata di maggio in fuga

nella foschia indifferente

per il giorno che verrà senza una ferita.

© Maria Allo 

non si muore che soli

Chiudi gli occhi.

Le foglie degli alberi pulsano nude

non sei in lontananza ma nel vuoto

in cui vortica il moto di un grande fuoco

come curva piena e sulla nuca

il vento degli spazi

bisbiglia con voce sfiorita.

Rime in un deserto puntano il dito

all’indifferenza cadendoti sul cuore

mentre incautamente in fondo al buio

libere fioriscono le acacie.

© Maria Allo 

Tra le pietre di sempre

© Maria Allo 

La mia terra è una specie di mistero. In primavera, la nebbia fitta cala giù dall’Etna con un boato e avvolge ogni cosa. Sono le prime ore del mattino, la terra molle e umida, come cenere vulcanica, la vegetazione assordante con il concerto di tanti uccelli diversi suscitano una comunione nuova con la terra e il cielo in cui confluiscono il bisogno di libertà, la pienezza delle forze e il modo di affrontare la vita, con selvaggia tenacia. Sono a casa da quasi tre mesi e mi manca l’allegria dei ragazzi. Il senso di esilio opprime e soffoca come aspettarsi di morire in primavera. Oggi godiamo di infiniti mezzi per comunicare, eppure quando si rimane soli con se stessi, percepire l’universo con tanti piccoli dettagli richiama profondità sconcertanti. La malattia ha schiarito, come la luce di un’alba improvvisa, la mia esistenza proprio nel punto in cui stavo per essere ingoiata dalle caligini della notte. Da tempo per non soffrire avevo neutralizzato la discesa agli inferi, le torsioni e le contratture incandescenti come le mie vertebre. Esisteva solo il presente, un presente inalterato, scandito solo dalla scuola, le classi, il lavoro preparatorio delle verifiche, le riunioni spesso inutili, il nuovo esame di stato, l’epicentro di tutti i guai, tanta fatica e passione, certamente si spera nei risultati che arriveranno… Forse, ma spesso noi e i giovani siamo soli davanti alla vita. Sulla cima del vulcano tutto è nitido adesso, la luce è magica e la giornata infonde anche a me un po’ di allegria con il suo splendore e la sua aria balsamica. Sento rinascere in me sensazioni che credevo sopite e mi lascio trascinare dalla corrente dei ricordi, non so perché, dimenticando la corazza che inchioda la mia colonna.

© Maria Allo 

“..il cuore d’improvviso

…ci apparve in mezzo al petto”

Alfonso Gatto

Respirano in noi e a tratti sprofondano

oltre il silenzio e la memoria

Sono il nostro ricordo venato di cenere

aperto a tutte le visioni

Sono tutti quelli che rinascono e fortificano

in ogni fibra il sogno di un ordine nuovo

© Maria Allo 
25 aprile: la Resistenza nell’arte di Guttuso

Un altro mondo è possibile?

Edward Cathony

Il presente è peggiore del passato. Si delinea uno scenario che non può lasciare impassibili, uno sfondo di sviluppo distorto su cui si muovono diseguaglianze, atteggiamenti regressivi in termini sociali, umani e culturali e alienazione di tutti. Si è perso il legame con l’ambiente e con le nostre radici. Il senso civico è soppiantato dal tornaconto personale, emerge una vergognosa commistione tra interessi pubblici e privati. Forse il senso profondo della vita coincide con la speranza di salvare molte cose della tradizione e avere il coraggio di realizzare l’utopia di un mondo futuro privo dei mali del presente. Forse.

Marie Luise Kaschnitz, Resurrezione

Ogni riga di testo mi ha procurato una felicità di cui sono sempre riconoscente, grazie soprattutto alla traduzione impeccabile di Anna Maria Curci. Buona Pasqua

Unterwegs

Resurrezione

Talvolta ci alziamo
Ci alziamo per la resurrezione
In pieno giorno
Con la nostra chioma che vive
Con la nostra pelle che respira.
Solo il consueto è attorno a noi.
Nessun miraggio di palme
Con leoni al pascolo
E lupi miti.

Le sveglie non smettono di ticchettare
Le loro lancette lucenti non si smorzano.

Eppure lieve
Eppure invulnerabile
Ordinato in ordine misterioso
Prefigurato in una casa di luce.

Marie Luise Kaschnitz
(traduzione di Anna Maria Curci)

Auferstehung

Manchmal stehen wir auf
Stehen wir zur Auferstehung auf
Mitten am Tage
Mit unserem lebendigen Haar
Mit unserer atmenden Haut
Nur das Gewohnte ist um uns.
Keine Fata Morgana von Palmen
Mit weidenden Löwen
Und sanften Wölfen.

Die Weckuhren hören nicht auf zu ticken
Ihre Leuchtzeiger löschen nicht aus.

Und dennoch leicht
Und dennoch unverwundbar
Geordnet in geheimnisvolle Ordnung
Vorweggenommen in ein Haus aus Licht.

Marie Luise Kaschnitz
da: Dein Schweigen –…

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