Autore: maria allo

Quando verrai o dio dei ritorni mi coprirò di rugiada e forse morirò per ogni possibile resurrezione

nascita

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La nascita può spegnere la sete.
Vale custodire in questi giorni le cose solide
scolpite su tonalità riflesse perfino nel silenzio
come lo sguardo e le parole di una madre.
Dai germogli di un cedro in ogni cosa
intorno ai muri in chi ci porge la sua mano
con la scintilla d’amore in mezzo al petto
vale esplorare la memoria come luce chiara
ora che non sappiamo ritrovarne il senso.
La nascita è realtà che placa come ogni dono
ma con la certezza di un’ombra che ti chiama.

© Maria Allo

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dentro un rigo

FAUST: Ma quella chi è?
MEFISTOFELE: Quella è Lilith
FAUST: Chi?
MEFISTOFELE: La prima moglie di Adamo

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Chiamarsi  Lilith dentro un rigo

finchè si radica il silenzio  tra i diluvi .

Così ciottoli amari scuoiano le bore

con la caparbia del vulcano sulle alture.

Entra nel passato rimani in volo

dettato lineare corpo a corpo

strofa venata di morte, metafora di vuoto.

In mezzo alle conifere, sera dopo sera

traspare il vento dentro una lanterna.

 Lilith ricorda ancora il suo potere.

 

© Maria Allo

Ci serve un orizzonte

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Ci serve un orizzonte in questo secolo di fuliggini

da restituire alla terra,

 qualcosa di prossimo al sangue dell’amore

come un fiato  tra le parole e il cielo.

Ma come rivestire il vuoto se lembi di cime 

crollano in tutte le stagioni ,

come scrutare tra gli addii una luce

se la nascita  oscilla a bassa voce

in un’ora morta lungo le strade.

 Eppure – chissà – l’inizio arde in nostra assenza

 tra la ferocia come grido puro verso il niente.

© Maria Allo

Li vidi quei bambini

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Tendo orecchio ai voli che generano luce
Non mi appartengo da quando assopita
Il ventre gonfio di sete
Gli occhi immensi di fame
Il corpo un brandello buio sciabolato di grinze
A tratti trasfusa in guizzo affilato
Più della corona di spine
Li vidi quei bambini
Erano in fila
Dinanzi alla bocca del forno
Erano muti
Con grandi occhi senza lacrime
La bocca del forno
Splendeva
Come la lava dell’etna
Qualcuno spingeva i bambini
Uno ad uno
Ah

© Maria Allo

da  “Solchi “ed. L’Arcolaio 2016

 

mai attaccarsi alle cose

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Mai attaccarsi alle cose.

Nessun cielo  protegge lo splendore

di un  pomeriggio che volge al termine

fondendosi col vento

mentre aculei rotti in un vaticinio

accartocciano l’orizzonte in fiamme.

Non attaccarti alle cose che ami

solo perché da sempre il distacco

richiede il coraggio del muschio tra la neve

con la quiete del  silenzio tra i bisbigli .

Forse di noi non si avrà memoria

oppure  nell’ ordine compatto delle cose

in dissolvenza la luce declinando

come fiamma dentro uno spiraglio

l’alfabeto e i nomi di  tutto l’universo incide.

© Maria Allo

 

STEFANO D’ARRIGO: CREATIVITÀ LINGUISTICA IN HORCYNUS ORCA

LIMINA MUNDI

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Stefano D’Arrigo, nato ad Alì Terme in provincia di Messina, è  venuto a mancare nel ’92. La storia personale di Stefano D’Arrigo è strettamente intrecciata con quella del suo poema epico moderno, Horcynus Orca, romanzo di quasi 1300 pagine di sperimentalismi linguistici,  una delle pubblicazioni più importanti e, allo stesso tempo, meno lette dell’intero Novecento italiano. Un lavoro che ha impegnato l’autore per quasi vent’anni in continue riscritture e aggiunte, invenzioni stilistiche e lessicali, regionalismi segnici mono rematici e polirematici, rimandi all’epica classica e alle nuove tecniche di scrittura del ‘900. Un impegno costante ,dicevo,  che ha contribuito a trasformare I fatti della fera (questo il titolo originario) in un mitico ed epico poema della metamorfosi. Horcynus Orca è una lettura che manifesta l’immensa ricchezza tematica con cui Stefano D’Arrigo ha voluto caratterizzare la sua opera. Le scelte lessicali misteriose, i parallelismi tra i suoi personaggi e quelli dei grandi…

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la terra che rimane

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Una nuvola gialla incide le vertebre del cielo.

Con il susseguirsi delle ore si sgretola

senza redenzione sul dorso di un gabbiano.

Dobbiamo avere memoria sulla pelle

anche delle cose che non abbiamo avuto

come roccia che divampa e non si ferma

come acqua che nasce dal silenzio

per la parola del tempo senza una vera meta.

Soffia un vento insolito che ci assedia

 da duna a duna con la sete e l’acqua

che ci sorprende al risplendere dell’alba.

Dobbiamo avere memoria sulla pelle

per vangare la terra che rimane.

© Maria Allo

letture amArgine: quattro poesie di Maria Allo

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C’è nella poesia di Maria Allo molto suono, clangore di sensi e significati. Ognuno di questi porta a un luogo indefinito ma esistente, dentro l’autrice stessa. La sua Poesia, sì scriviamolo con la P maiuscola, è un mezzo per creare modi e strade per raggiungere questo luogo, così vicino e così lontano. Tutta la ricerca poetica di questa bravissima autrice, a mio modesto avviso, è la ricerca di quella persona con cui convive da sempre e che, da sempre, sta cercando di raggiungere. C’è molta bellezza in tutta questa determinazione. (Flavio Almerighi)

E’ accaduto.
Eri il confine furioso in volo
sulle fiamme dei miei seni
a tratti un colpo di luce pronto ad accecarmi.
Ora cigoli come pioggia di versi
sulla roccia incandescente
io doppia cenere di lava
come limo di bacche
nuda su pentagrammi in cerchio
cerco le parole per dirlo.
Il resto lo fa il temporale di Aprile

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Anna Maria Curci, Canti dal silenzio, IV

Poesia Ultracontemporanea

A geometrie e congegni tu t’affidi

e la forma conclusa ti conforta
anestetizza il balzo o il suo pensiero
lenisce le ferite ancora in nuce.

Ma la terra di mezzo o la sua striscia
di sabbia flutto rabbocco pontile
ha le braccia conserte e semoventi
ghigna gorghi nella mano a conchetta.

Allestisci il traghetto lo decori
traccheggi e sbocconcelli (non mittendus!)
ti siedi sulla riva. I canestrari
ti passano davanti e tu li invidi.

(Da Nuove nomenclature e altre poesie, L’arcolaio 2015)

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Così in cielo come in terra

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Il mattino ha la grazia delle origini

su radici che esigono attenzione .

Lode ovunque

all’ansia pronunciata a bassa voce

nel più lieve dei gesti come il caffè con i colleghi

alla materia che non dissolve la memoria .

Giorno dopo giorno ci attendono

le regole del mondo

l’ombra scolpita sulle foglie

la forma nuova nella luce che si spande

il coraggio obliquo di chi non cede

la vita da proteggere in questo luogo

florilegio di suoni umani

da conservare così in cielo come in terra.

© Maria Allo