Month: aprile 2022

miraggio

Ho sognato inutilmente nel grigio immobile

credendo di essere a un passo dalla luce

quella di Vermeer che non va scemando

Solo dio sa con quale sguardo puntavo

al sole ma a sera pietoso filtrava un domani

già passato come un miraggio senza la visione

© Maria Allo

Crepitio di bulbi

Il crepitio dei bulbi in primavera

lascia traccia di pensieri in boccio

incisi su una rinuncia

Non si può avere la notte e il cielo

nel cavo di una roccia

quando anche ciò che è profondo

non sopravvive alle avversità

In giorni come questi imbocchi

nomadismi rappresi a pianeti

innominabili e ti aggrappi

alla nuda carne che rende rauco

il risveglio con l’aroma dei verdelli

inchiodato alle porte

© Maria Allo

“Orfeo dall’aurea lira”, il ricordo che non ricorda in Rilke

“Orfeo dall’aurea lira”, il ricordo che non ricorda in Rilke SU LIMINA MUNDI

LIMINA MUNDI

Orfeo olio su legno, Gustave Moreau,1865

Nel corso dei secoli, i miti hanno raccolto e tramandato la memoria collettiva di una cultura, di una civiltà e continuano a parlarci ancora, a distanza di tanti secoli, mantenendo intatta la loro forza. La consacrazione di Orfeo nell’immagine archetipica dell’artista risponde alla risonanza profonda che il suo mito suscitò nell’immaginario di tutte le epoche. Omero e Esiodo lo ignorano e occorre attendere il VI secolo a.C., perché un lapidario quanto fortuito riferimento a noi pervenuto sulla figura mitica di Orfeo (riportato da un tardo grammatico), nel frammento 17 del lirico greco, Ibico (gr. ῎Ιβυκος, lat. Iby̆cus), poeta greco di Reggio vissuto nel VI sec., di famiglia aristocratica, vissuto alla corte di Policrate a Samo, ci restituisca il mitico precursore dell’arte poetica, il dio che canta questo nostro mondo: il mutare delle cose e degli uomini che abitano presso di esse. Il mito dunque…

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voce libera

Un triangolo di sole traspare tra gli alberi

fin nelle radici e i gabbiani intonano

una litania riflessa in sciame nero

di corvi ostinati in volo

Ma la vita non confonde mai

la sua luce ben salda alle ossa

                               [della nebbia

con tutto l’orizzonte che riluce

sulle miserie umane e le linee

spezzate del cielo sui gradini

Tra gli acini dentro il seme traccia

dopo traccia si profila nitido il frutto

come voce libera alla brezza

© Maria Allo

Portami il girasole

Vincent van Gogh,Girasoli,1888

Portami il girasole ch’io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l’ansietà del suo volto giallino.

Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture.

Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.

EUGENIO MONTALE

disagio tra le ortiche

Spesso la luce incrocia l’ombra

e non vedi l’orizzonte che una madre

 vede nei tuoi occhi brillare

 nel modo in cui la brezza

di mare rende grazie al sole

Spesso ti avvolge un labirinto

la parola diventa macigno

come sordi i passi tra le ortiche

e non puoi vedere i boccioli

fiorire e stormi esplorare vita

in cerca di alberi tra le ortiche

© Maria Allo

Radure, di Maria Allo (a cura di Paola Deplano)

Poetarum Silva

A. Ligabue, Circo

Maria Allo.

Proponiamo oggi tre poesie di Maria Allo, tratte dalla sua raccolta Radure, edita nell’aprile 2021 per Giuliano Ladolfi Editore.
Sono tre istantanee di vita, tre flash di poesia per leggere il mondo, tre inviti a specchiarsi nel nostro universo interiore.


IL VENTO DEL SUD

Il vento del Sud ha l’assorta pazzia
e la compassione delle bestie
che infuriano nel bosco.
Si avventa a pugni chiusi
dentro la sorgente sotterranea
delle mie cento pelli.
Lo vedi, sul mare e nell’aria prosciuga
la terra e queste erbe sulle frane
hanno il fiato di fendenti consumati
sulle zolle del futuro.
In ogni fibra cresce in verticale
la ferocia di sopravvivere
[…] salva il biancospino che ci lega
come tra noi il dialogo pacato

più antico di un amore secolare.

PUÒ COME DI VIOLE

Dunque, può morire come di viole il mare.
Gabbiani stridono i rauchi amori
finché…

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