Month: luglio 2021

Mi chiedo se vedrò mai


Come dai grani d’incenso non si potrebbe levare l’aroma
senza che ne vada perduta la stessa sostanza,
così riesce difficile estrarre dal corpo la natura
dell’animo e dell’anima evitando che si dissolva l’insieme”.

Lucrezio in “La natura delle cose-Libro Terzo

Mille volti tratteggiano quel senso perduto dentro la magnolia. Il piede inciampa sui sentieri di ghiaia ma
non fa male più di quanto può farti male un fallimento. Solo che i frammenti su cui costruire un riparo
richiedono un inizio e la pietà aleggia striata di premonizioni. Ho il peso dei sogni nelle mani e il fuoco
sulla terra, dolore sopra dolore chiude ogni spiraglio e non tollera sparizioni.
Placare le palpebre stanche e
rannicchiarsi dentro questo flusso che restituisce le chiavi della memoria non intralcia la vista e la sua voce
mi raggiunge sempre. Ripiegarsi nelle giunture di una foglia di aloe nei dettagli misteriosi delle pagine di
Rimbaud e fiutarne i suoni che si levano sancisce la risposta alle attese.
Questo è quanto vale nell’oscillare della terra.

Questo è quanto vale per tutti. Custode di radici comuni, la natura, difficilmente dissolve l’insieme di effluvi e aromi senza che ne vada perduta la stessa sostanza.

© Maria Allo

Radure su ‘900 letterario

Una recensione di Davide Morelli

Radure’, il meraviglioso sud nella poesia sintropica di Maria Allo

La raccolta di Maria Allo dal titolo Radure (Ladolfi Editore) ricorda Heidegger, la radura del filosofo. Leggendola, si ha l’impressione che ciò fosse un richiamo evidente. Si intende il titolo col significato heideggeriano di apertura, disvelamento, irradiazione dell’essere.

https://www.900letterario.it/segnalazioni-libri/radure-sud

Forse

Forse non aver nulla da dire è la condizione ideale perché si formi qualcosa di unico che meriti, per poco che sia, di essere detto in tutta libertà. Forse scrivere è anche non parlare. Tacere o al calar della notte entrare nel silenzio alla cieca, aprirsi a ciò che manca.

© Maria Allo

Declino

(mia foto) La fontana del Nettuno

Tutti proveniamo dall’acqua ma non tutti apparteniamo all’acqua.
Il silenzio e il vento mi appartengono
sono  vene innaffiate di sale
in ogni suono muto incoraggiano
il biancospino a resistere
come il mio corpo di mirtillo selvatico
con gli stessi gesti di quando si resta
mentre gli occhi hanno guizzi di gabbiani
e ricordi inaspriti nel mare di corallo.
C’è il riverbero di terra incolta
di un parco in abbandono con la bocca secca
della fontana del Nettuno in ogni nome
stagliato contro la siccità dei rovi
sabbia e cenere tra rami e pietre
Intanto cigolano scaglie di bacche
                                                        [sulla pelle.

© Maria Allo