Day: giugno 10, 2021

DONNE CHE SCRIVONO DI DONNE


La scrittura femminile nasce come superamento di un ostacolo, ribellione a un silenzio millenario,
voce del dissenso o addirittura della frustrazione: non a caso, è ricorrente la figura della “muta”,
che utilizza il silenzio come forma estrema di autodifesa e di ribellione come Ida Ramundo nella
Storia di Elsa Morante o la Marianna Ucrìa di Dacia Maraini.

Propongo la lettura conclusiva della
Storia, in cui alla scarna sintesi giornalistica del fatto è anteposta la cronaca dei presentimenti di
Ida e delle sue reazioni al constatare la disgrazia della morte di Useppe, nella follia di Ida,
nell’uccisione della cagna Bella sta lo “scandalo” della Storia, la sua violenza contro i più deboli.
Tuttavia l’amore materno, l’innocenza infantile e la fedeltà animale, forme in cui si manifesta la
natura in quanto felice rapporto di un essere con un altro, sono al tempo stesso atto d’accusa e
garanzia di riscatto contro il cieco, atroce meccanismo storico, di cui l’arte ha il dovere di rendere
testimonianza. “Non potranno mai più separarci, in questo mondo” (rr.104-105.). Qui il nucleo Ida-
Useppe-cagna si dimostra inscindibile, secondo la promessa fatta dalla cagna al bambino, dato che
anche Ida muore spiritualmente con il figlio, riducendosi a un’esistenza di cosa. Al gruppo familiare
sono estranei gli uomini: la Morante è infatti narratrice di donne, e animali, cioè vittime della
storia. Non a caso sono ricorrenti le metafore che assimilano i deboli agli animali, come la
“capretta sgozzata “che allude a Useppe, le mandrie uguagliate agli ebrei, Ida divenuta come il
Panda Minore della leggenda. funzione ha la reciproca trasposizione di caratteristiche tra Ida e
Bella, per cui la cagna ha una piccola voce penosa simile al pianto di una bambina (rr.50-51) e una
parola da mantenere, mentre la donna ha una voce bassissima, bestiale e non vuole appartenere
più alla specie umana (rr.84-85): animalesco e sovrumano, infatti, si identificano, come nella
capacità di comprensione e compassione di Bella. Tema ricorrente nella riflessione della Maraini è
la ricerca di consapevolezza di sé da parte della donna, che può essere conseguita cona la
riscoperta del proprio corpo e della sessualità, superando i condizionamenti imposti dall’uomo.
Unico vero conforto per Marianna in La lunga vita di Marianna Ucrìa, è la lettura, che le consente
di dimenticare l’isolamento in cui la costringono la sordità e la vacuità delle relazioni con amici e
parenti. Agli amori fantastici rappresentati nei libri si contrappone però amaramente la realtà di
rapporti frustranti con il marito, all’insegna dell’egoismo e della sopraffazione maschile. “Fuori è
buio. Il silenzio avvolge Marianna sterile e assoluto. Fra le sue mani un libro d’amore. Le parole,
dice lo scrittore, vengono raccolte dal pensiero che gira come una ruota di mulino, e poi, in forma
liquida, si spargono e scorrono felici per le vene. È questa la vendemmia della divina letteratura?
(…) Queste letture che si protraggono fino a notte fonda sono prostranti ma anche dense di
piaceri. Marianna non riesce a decidersi ad andare a letto. (…) Uscire da un libro è come uscire dal
meglio di sé “. Le letture notturne offrono a Marianna, nelle secche della noia, un’ebbrezza che
sostituisce quella mai provata di un amore reale. La lettrice opera in effetti in una sorta di transfert
a compensazione dei propri desideri inappagati, anche se le resta una sensazione di esclusione e
frustrazione, come se spiasse ciò che non le appartiene. “Trepidare con i personaggi che corrono
fra le pagine, bere il succo del pensiero altrui, provare l’ebbrezza rimandata di un piacere che
appartiene ad altri. Esaltare i propri sensi attraverso lo spettacolo sempre ripetuto dell’amore in
rappresentazione, non è amore anche questo? Che importanza ha che questo amore non sia mai
stato vissuto faccia a faccia direttamente? assistere agli abbracci di corpi estranei, ma quanto vicini
e noti per via di lettura, non è come viverlo quell’abbraccio, con un privilegio in più, di rimanere
padroni di sé? […] Il rimanere padroni di sé non costituisce dunque per lei un facile privilegio.( r. 10), perché la rende consapevole del fatto che la sua vita è la caricatura[…] penosa(r. 13) degli amori letterari e che i libri sono acque torbide(r. 15) in cui immergersi.

© Maria Allo