Month: maggio 2021

La scrittura indipendente delle donne (II parte)

Se intorno alla scrittura ruota l’esperienza biografica della scrittrice e si costruisce la sua identità di donna e di intellettuale, gran parte della sua opera sembra nascere dalla riflessione sulla scrittura stessa come possibile strumento di costruzione di identità e di coscienza di sé[…]: Alba de Céspedes tramite la scrittura afferma con forza il suo immaginario di donna e la sua presenza in un mondo intellettuale fatto prevalentemente di uomini; in gran parte delle sue opere ci sono personaggi che scrivono e che spesso riflettono sul significato della loro scrittura; si tratta quasi sempre di figure femminili impegnate in un percorso di emancipazione dai ruoli tradizionali. È quindi possibile leggere i romanzi di Alba de Céspedes seguendo il filo rosso del tema della scrittura come strumento, nelle mani delle donne che la praticano, di costruzione e di identità, reinterpretazione dell’esperienza ed emancipazione (intesa sia come emancipazione sociale, che come emancipazione economica della famiglia di origine).

Le pagine iniziali del romanzo Nessuno torna indietro, tutte ambientate all’interno del collegio, introducono diversi personaggi, delineandone gli aspetti principali. “Erano ragazze già grandi, vestite disparatamente, presso la scala, come a un altro segnale, gettarono via via i veli dalla testa e si sciolsero. Di colpo, il silenzio si mutò in un fitto cicalare, il ridere si fece, di sommesso, via via più franco ardito”. La narrazione si apre su un momento divenuto quotidiano per le protagoniste: la preghiera della sera, che conclude l’attività della giornata, ma segna anche un’occasione di libertà, seppure di breve durata, in cui si chiacchera e il ridere si fa “di sommesso, via via più franco e ardito” (r.10). Laura Fortini afferma che la cifra più originale ed innovativa è costituita da uno stile della narrazione che intesse struttura e temi del romanzo al punto che non è possibile scindere la materia della narrazione dalle modalità attraverso cui prende corpo. “Basta, figliole, basta, salite nelle vostre camere. Era la sola suora alla quale le ragazze non osavano replicare”. (r.13) Il richiamo all’ordine prepara la chiusura del primo blocco di testo, che introduce il personaggio di Vinca- ribelle già nell’insistenza con cui pretende di telefonare all’amato Louis e quello di Augusta” Era la più anziana delle ragazze, non si capiva come ancora fosse tra le studentesse del “Grimaldi” (rr.27-28). La scena si sposta successivamente nella “camera 63” (r.35), dove Silvia dà appuntamento alle ragazze. “Nella camera della ragazza calabrese c’era odore di libri e di fichi secchi ripieni; ne riceveva grandi cesti da casa e li metteva sull’armadio: le compagne, se ne avevano voglia, montavano sulla sedia e pescavano nel cesto, anche senza essere invitate.” La sua camera odora di “fichi secchi imbottiti” , perché ella li riceve dalla sua famiglia e li tiene in un cesto sopra l’armadio. Probabilmente non dovrebbe e, così facendo, infrange le regole. È attraverso questi piccoli dettagli che l’autrice segnala il carattere ribelle, giovanile, svagato e capriccioso delle ragazze, i cui pensieri vanno agli affetti famigliari, alle fantasticherie amorose, alla “vita [che] scorre, la fortuna[che] passa” fuori da “ questa clausura di monache”(rr.57-58).

© Maria Allo

 

La scrittura indipendente delle donne (I parte)

Appena uscite dalla lotta per ottenere uno spazio nella società letteraria italiana, le donne si dimostrano meno dipendenti da scuole e tendenze artistiche, orgogliose e risolute a difenderla. Tuttavia essere indipendenti, estranee a tendenze e circoli culturali può comportare il rischio d’isolamento. È quanto accade alla prima edizione del romanzo di Fausta Cialente, Cortile a Cleopatra (1936), che solo più tardi, nel 1953, anche grazie a una prefazione di Emilio Cecchi, s’impone all’attenzione di critica e di pubblico.  A questo proposito, faccio riferimento a un  articolo di Anna Maria Curci

su Silva Poetarum per approfondire. Cliccare  qui : https://poetarumsilva.com/2013/09/13/sicut-beneficum-lethe-5-fausta-cialente/. Al contrario il romanzo di Alba de Céspedes, Nessuno torna indietro (1938), pur osteggiato dal regime fascista, ottiene un enorme successo internazionale, a dimostrazione del fatto che- nonostante la cappa repressiva delle dittature- su certe conquiste sociali, per dirla con l’autrice, “non si torna indietro”. La letteratura femminile si fa interessante soprattutto negli anni dello strapotere neorealista, quando Alba de Céspedes , Gianna Manzini, Anna Banti, Elsa Morante, Anna Maria Ortese e Natalia Ginzburg tentano vie alternative, inerpicandosi per i sentieri del fantastico, della memoria famigliare, delle psicologie contorte e oscure, del surrealismo grottesco, della quotidianità borghese. Così la raffinata e coltissima Anna Banti sperimenta un nuovo tipo di romanzo storico, dando voce alla pittrice seicentesca Artemisia Gentileschi, che fu artista di grande talento e subì l’umiliazione di un processo per essere stata stuprata. Durante la guerra, sotto i bombardamenti, Anna Banti perde il manoscritto da lei dedicato alla storia della scrittrice seicentesca Artemisia Gentileschi. Con coraggio e pazienza inizia a riscriverlo. Di questa difficile genesi la seconda redazione del romanzo porta tracce evidenti, come in questo passaggio che presenta un dialogo serrato fra l’autrice, restia a riprendere la narrazione, e il personaggio, che insiste sulla necessità che la propria vicenda sia sottratta all’oblio. “È la bambina che tira per la manica e chiede il racconto preferito; è l’accusata che non si stanca di sollecitare l’unico testimone favorevole”. Artemisia si rivolge petulante e capricciosa alla scrittrice presentando le due principali ragioni del fare letteratura: il valore memoriale di scrivere per ricordare; quello conoscitivo di testimoniare per giudicare e scoprire la verità. La letteratura dunque non si limita a rimettere in vita il passato o reificare l’immaginario, ma lo interpreta e lo rende significativo. Nella prefazione Al lettore che apre il romanzo, la Banti fornisce alcune precisazioni sulla storicità della protagonista: “credo che al lettore si debba qualche dato dei casi di Artemisia Gentileschi, pittrice valentissima fra le poche che la storia ricordi. Nata nel 1598, a Roma, di famiglia pisana. Figlia di Orazio, pittore eccellente. Oltraggiata, appena giovinetta, nell’onore e nell’amore. Vittima svillaneggiata di un pubblico processo di stupro. Che tenne scuola di pittura a Napoli. Che s’azzardò, verso il 1638, nella eretica Inghilterra. […] Le biografie non indicano l’anno della sua morte”. Gianna Manzini riesce a collegare la componente visionaria con quella descrittivo- realistica, mentre Anna Maria Ortese ci fornisce, nella raccolta Il mare non bagna Napoli, una sua personale interpretazione del Neorealismo, anticipando alcuni aspetti visionari che caratterizzeranno le sue prove successive. Straordinaria è poi la dimensione simbolica e magica ricreata da Elsa Morante nell’Isola di Arturo, in cui la metafora dell’isolamento si allarga a includere la stessa letteratura, non svincolata dalla realtà ma dotata di un proprio statuto autonomo. Al contrario, profondamente radicato nel contesto storico fra le due guerre è l’universo domestico della Ginzburg, che rovescia la tradizionale satira antiborghese esaltando i valori “umili” di questa nuova classe sociale: il buon senso e la discrezione. Anna Banti immagina la narrazione come un dialogo con il personaggio; al contrario Artemisia impone il suo monologo, soffocando le ragioni della scrittrice. Le due donne ingaggiano dunque una lotta che costituirà il vero romanzo (non una fuga nel passato) della Seconda guerra mondiale.

© Maria Allo

 

In “Δαιμόνιοι” (Creature demoniache) “di Anna Griva, la visione di Dante personaggio

LIMINA MUNDI

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In “Δαιμόνιοι” (Creature demoniache) “di Anna Griva, la visione di Dante personaggio

A cura di Maria Allo

In Se questo è un uomo Primo Levi tra gli orrori e le violenze di ogni giorno ad Auschwitz, racconta di un momento di sollievo durante una breve pausa del lavoro forzato quando traduce per un compagno francese, di nome Jean, soprannominato Pikolo, il XXVI canto dell’Inferno, dedicato all’ultimo viaggio di Ulisse e, mentre si sforza di citargli a memoria i versi di Dante, per un attimo vede <<qualcosa di gigantesco […] forse il perché del nostro destino, del nostro essere oggi qui…>>. Il testo di Dante acquista una duplice funzione: da un lato, è un frammento di cultura e di poesia che Levi ostinatamente vuole salvare dall’oblio per riaffermare nell’inferno del lager le ragioni dell’umanità e contrastare l’abbrutimento in cui gli aguzzini vogliono relegare i prigionieri, dall’altro è, con il…

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dicesti

“Quando l’amore vi fa cenno, seguitelo,
Benché le sue strade siano aspre e scoscese”.
Khalil Gibran

La vita ferita folgora quella sognata
dentro le arterie a luce spenta.
Troppo tardi.
Si perde nel moto la luce intravista
ora percorsa da cumuli di cenere
come affogare in un posto nemico.
Su gradini scheggiati non vi è ritorno
dicesti

© Maria Allo