Month: marzo 2021

La cura

“You have to inhabit poetry
If you want to make it.”
Anne Stevenson

Ci sono giorni da mandare a mente
con vuoti e pieni in continuo moto
assensi imprecisi da trasgredire
al rischio di perdersi.
Ci sono silenzi senza confine
in un tempo per cuori fragili
riverberi di un coro che risuona
nell’esistenza vera.
Ci sono affetti concreti da tenere
per mano e tuberose bianche
nella terra umida da crescere.

© Maria Allo

Ogni immaginare

Foto-S-Man-Ray

Resistere  a questo gioco di ombre
Ai dubbi al vivere sadico di attese
Ai fraintendimenti strabici di un anno
Brucato di assenze e di vuoti da riempire.
Un giorno sapremo apprezzare forse
Anche il nostro esilio le vite deformate
La carezza dei libri le telefonate le sere
Di sconcerto senza luna e nel sangue
Le morti voraci che il cuore non regge.
Divenire è vivere vorace cambia luce
Come in ogni tempo pulsa assedia
Ma il futuro trabocca ogni immaginare.

© Maria Allo

sino ai fondali

Tra i gelsi per il nostro domani
sogno un varco oggi disperso
per quanto nel bagliore del vulcano
roveti hanno ciglia di farfalle nere.
I sensi qui sono amore
fra nuvole di latte e lune lontane
accendono silenzi e pallide luci
tra i cardi sino alla cala.
Echi impigliati tra i crateri
bisbigliano nelle notti d’ inverno
con aromi di verdelli sino ai fondali

© Maria Allo

odissea

Sbiadiscono sotto il cielo di tutti
i nostri corpi anemici
senza i colori dei sogni
volti e forme mutevoli
non presenze
che diramano stili smarriti
nei pentagrammi ostinati.
Ci attraversa la coscienza sottratta
alla luce e una forma di silenzio
che scolora.
In letargo le nostre omissioni
sventrate da distanze in un tempo
che rimane tra le foglie.
Custodiamo un riparo dal dolore
rugoso delle attese
ma ci furono dati anfratti irti
già segnati nel caos informe
dei sopravvissuti. Un mortorio.

A tanto si si riduce l’infinito?

© Maria Allo

quel crepitio

Un crepitio più intenso e ogni cosa
trascorre sul confine delle solitudini.
Stanze come limbi vegliano
distanze inaudite nel silenzio
come  vuoto in un limbo.
Siamo echi di ciò che siamo stati
fumi su picchi di crateri
e il mare rimane solo mare
mentre il sole tramonta come sempre.
Cala il silenzio in questa sospensione.
Eppure, la corrente dissipa delle onde
ogni tremore sui nostri visi nelle mani.
Solo di uomini un fiume può morire.
ma quel crepitio è fuoco che redime?

© Maria Allo

 

 

 

Eruzione

Un groviglio di germi sulle vie.
Si incurvano le felci e dai rami teneri
si schiantano le gemme:
alberi e foglie vigne e cespugli
ormai inesistenti cercano sostegno.
Cose tra le cose come stilettate
esplodono sui tetti e tutto il fiato
va e viene lentamente mentre
il colore si asciuga fra le ossa.
Ha uno sguardo sordo questo tempo
in un silenzio che prosciuga
in ordine sparso morti e vivi.

© Maria Allo


									

forse

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“Come l’amore
Il tempo striscia sui seni dell’attesa
Moltiplica impronte nel deserto
A volte brutale, ma vale tutte le parole
E in ogni duna ripiega i suoi tramonti.”

Forse solo sapendoci fragili
senza prospettive
cresce fino in fondo
il bisogno di restituirci
alla terra che rivendica luce
nel buio indaco
che precede l’alba.
Vivendo al cospetto dell’ombra
forse impareremo l’arte
delle cose invisibili: : le erbe
i sassi nel bianco della neve
e quel moto circolare
che fa la differenza.

© Maria Allo