Mese: marzo 2020

ora e qui

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A questo punto, Airone/ mi frughi nel ventre/ e trovi umida sabbia e/piccole uova di rettile,/ il tempo, il poema finisce/ in punta di lingua…./
Antonio Porta

Il lungomare è deserto e i raggi
morti nei lidi.
Con la tristezza anche le fragilità sibilano
su travi di distanza tra noi e la vita.
Viviamo un tempo altrove
quasi fosse interstiziale
con mascherina protettiva
sempre più connessi e isolati.
Dietro la finestra un universo
disseccato e duro nel suo grembo
ma non sappiamo come dirlo.
L’alba tarda fare chiaro.
Una realtà oltre il silenzio e la visione
oltre le voci amate e conosciute
lento il presente nella sera deserta
corridoi umidi di amuchina
senza il conforto di un abbraccio
con gli occhi fissi a quel muro.
I corpi degli esseri vivi in abbandono
I corpi degli esseri morti dimenticati:
gli uni e gli altri più corporei che mai

Ma si può fare a meno dell’amore?

© Maria Allo

 

memorie

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In un momento come questo
custodiamo i fatti il vivere e la storia.
Gli alberi vicini alle cose quotidiane
curano la terra invasa da virus e batteri
sul mistero di una foglia svolazzante
mentre la finestra riflette
sui nostri sguardi le parole
brucate da assenze e nel distacco
voci o echi sfrecciano via immuni.
Siamo in trincea con la dissolvenza
di giornate attente al cupo conto
dei morti ma ognuno di noi
trova rifugio nelle cose in disordine
nelle letture rimandate nei pensieri sparsi
riposti tra le pagine come memorie
in attesa di un pensiero solo.

© Maria Allo

CI DOVEVAMO FERMARE. Poet* al tempo del coronavirus

Il Golem Femmina

Ringrazio Simonetta Filippi per la raccolta dei testi.
Per chi vuol segnalare testi poetici da aggiungere al link,
ricordo la mail del blog, golemf@virgilio.it.

MARIANGELA GUALTIERI

Questo ti voglio dire

ci dovevamo fermare.

Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti
ch’era troppo furioso
il nostro fare. Stare dentro le cose.
Tutti fuori di noi.
Agitare ogni ora – farla fruttare.

Ci dovevamo fermare
e non ci riuscivamo.
Andava fatto insieme.
Rallentare la corsa.
Ma non ci riuscivamo.
Non c’era sforzo umano
che ci potesse bloccare.

E poiché questo
era desiderio tacito comune
come un inconscio volere –
forse la specie nostra ha ubbidito
slacciato le catene che tengono blindato
il nostro seme. Aperto
le fessure più segrete
e fatto entrare.
Forse per questo dopo c’è stato un salto
di specie – dal pipistrello a noi.
Qualcosa in noi ha voluto spalancare.
Forse, non so.

Adesso siamo a casa.

È portentoso quello che…

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le strade si svuotano

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Le strade si svuotano sotto la sfuriata
minacciosa
che non ha contorni umani
come il cielo di noi perduti.
Leggiamo i segni di un amaro calice
con la tensione tra due valori
da conciliare
per imparare il dolore.
Così si vive dovunque a metà
per tenere assieme le cose
dando forma alle mancanze per esistere.
Ecco, il cielo sopra di noi imbianca
mentre il silenzio fatto carne
scatena nebbia sulle cose…
Io trattengo l’incendio nella bocca
come una sorsata di cognac.

© Maria Allo

Maria Allo, In sogno il vento ha grandi occhi di brina — Poesia Ultracontemporanea

In sogno il vento ha grandi occhi di brina Polvere che imprime alle carni Il disordine del giorno Dalla gola una voce straripa Invade l’aria annebbiando Il corpo immenso del perdono Qui resiste nel suo calore un grande cuore Ci detiene e tutti ci contiene Attendo parole antiche In questo luogo non c’è Altro luogo […]

via Maria Allo, In sogno il vento ha grandi occhi di brina — Poesia Ultracontemporanea

Tutto si trasfigura

Sciogliendomi ebbi la rivelazione che quel vuoto è pieno di tutto ciò che contiene l’universo. È nulla e tutto nello stesso tempo. Luce sacramentale e oscurità insondabile. Sono il vuoto, sono tutto ciò che esiste, sono in ogni foglia del bosco, in ogni goccia di rugiada, in ogni particella di cenere che l’acqua trascina via, sono Paula e sono anche me stessa, sono nulla e tutto il resto in questa vita e in altre vite, immortale.
In: “Paula”, di Isabel Allende
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Non c’è niente tranne i colori del tramonto
per ogni cosa vivente e lo stupore del vento
che lucida le foglie come il suono dell’erba nei cespugli.
Nulla rimane o in controluce è spenta.
Una voce nel brusio indifferente dischiude
in varia luce i giorni neri come quelli chiari
che a ogni scossa perdono sostanza.
Tutto si trasfigura, il bene fatto e il male ricevuto.
Nel fiume che passa e non ha fine
come nel punto in cui si spezza,
il tralcio forse resiste alle radici antiche.

© Maria Allo

percorro questo fuoco

Percorro questo fuoco
Con le gote al centro della resa
Esplosa in tutte le sfumature
Ondeggiare cadere
Afferrare in volo e mai cosa mortale
Resterà mortale.
***
Un raggio riveste di bagliore
Questa notte trascorsa sul fiume
Dei respiri
Traversate con strafori di semi
Su ogni rovo
Incagli eruttivi in lontananza
Squarci su schegge trasparenti
***
Non ditemi che il lercio non feconda
L’acqua
Talora una caduta lenta di gocce
Genera incesti con le foglie ovunque
Con tanti sogni che slacciano
Vagiti nel gelo della notte
Su arenili andando a fondo
Il cielo mostra tepori
Nel suo lasciarsi andare
***
Epinici di libertà
Come sempre invocano
Il risveglio
***
(Appunto versi in giorni così)
Al limite tra paradiso e inferno
Con il vento tra i capelli
Imperlo di voce la mia nudità
(Appunto versi tra le pietre)
Nel deserto sumerico
Con il compito di amare
Al rendiconto di ogni tramonto
***
Faccio di una sera arsenale di follia
Di un silenzio baraonda di coscienza
Ordito di terra che il vento muoverà
***
Coraggio da brughiera fino a stordirmi
***
Mi fiorisci dentro il costato
Libellula slabbrata
Che bruchi improvviso tepore
Di canto sulla polvere
Semina non misurabile
Da levare al cielo con piena forza
***
Crepe roventi si inerpicano
Su anfratti lividi ma tu
non mi abbandoni
***
Lembi di coraggio più fragili
Di passi nella notte
Percorrono il viale di ogni creatura
Siamo soli nell’enigma
Che sostiene sulle spalle il peso
Di un cerchio di luce
Siamo soli
Tagliati fuori da protervie inaudite
In piena bufera sradichiamo ritorni
Nel cadere
Siamo sussurri
Scrutiamo il mare nel fragore
Di chi ascolta fino in fondo
***
Nel dormiveglia un sms
Registrerà forse di noi
un lampo d’ombra.

© Maria Allo

per sentirci vivi…

 

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alisa resnik

Mi muore il mare dentro il sole.
Il giorno rispunta dalle zolle dei tramonti
somiglia alla compassione dei platani
che il nostro tempo ha perduto
sulle rive del nulla.
In attesa di una vita da meritare
il senso delle cose che abbiamo vissuto
diviene luce blasfema e senza voce
che scolora su labbra di pietra.
C’è da meditare sui non più uomini
davanti a una finestra chiusa
tenendo lontano il contagio
che infuria beffardo a marzo
sul rumore dei colori muti dell’alba.
Un libro e il silenzio alle spalle
per sentirci ancora vivi…

© Maria Allo