Month: dicembre 2019

Dentro uno stesso mistero

artlimited_img658737_m

Tu che ogni giorno folgori il dolore
con linguaggi mai ambigui
salvaci dal crescere dell’ombra
dal brusio amaro che corrode
dai bagliori dispersi sui pendii.
Come una seconda pelle
attaccata al corpo della terra
senza resistenza ci attraversi rovente
poi torni a fluirci come neve
che l’Etna attraversa verticale.
Eccomi. Sto qui sulla carta
dove non c’è arbitrio privo di memoria
nel punto d’ innesto al silenzio
tra le venature di vocali e suoni.
Nella profondità fino alla forma piena
il timbro di ogni voce si rivela
in cerchi larghi come una vita intera.
Ma qui nei dettagli di Natale
dentro uno stesso mistero
dentro quel fuoco sulla pagina voli.

© Maria Allo

Le livre à venir

artlimited_img664095_m

Adesso inizia a piovere
una pioggia sottile costante.
C’è un che di immortale nel pulsare
di dicembre in Barthes
Schubert Michaux Steiner Stevens.
Ho nelle braccia il disarmo dell’inverno
con strappi di luce sul cuscino
e un cuore di tufo
per la malvagità sprezzante
nel cono di una terra allo sbando.
Non avevo mai visto
passando per via Callipoli
tanti corvi così vicini e un dio
in abbandono su uno scaffale
alto non si sa dove.
L’idea di un libro sfalda
il dolore nel suo farneticare
in queste carte sparse e la pioggia
ora con dita irte tra fessure
frantuma dicembre e le sue note.

© Maria Allo

per una voce umana

888a1394022940e0e416cf4c0dc38339

Accompagni i gesti quotidiani
di un corpo senza la sua specie.
Ti tramuti in pietra con un gergo
che si ostina a respirare nel suo credo
la luce abituale o ascoltare Schubert
Bach Chopin nel brusio della risacca.
Penso a come dire questa fragilità
con lo sguardo di chi è senza nome
di chi fa che io rimanga recisa
oltre la pelle negli umori aspri del mare.
Penso a te che mi tieni in vita
e sento un canto scivolarmi addosso
con il carico di cenere e il sale negli occhi
mentre la lava uccide il suono
che tengo tra le mani.
Al tramonto le mie ossa roventi
tra cellule impazzite traducono
la notte per una voce umana.

© Maria Allo

Maria Allo, La terra che rimane (nota di Franca Alaimo)

Poetarum Silva

Maria Allo, La terra che rimane, Controluna edizioni 2018

La poesia di Maria Allo è attraversata da una densa enigmaticità che viene generata da un costante slittamento delle cose da una dimensione quotidiana ad un’altra in cui le stesse diventano simboli e visioni. Così il mare o l’alba o l’ombra che a volte fanno parte di una scenografia reale, in cui è facile identificare il territorio catanese, a volte, invece, metaforizzano l’assoluto, la libertà, la speranza, la morte, quasi testimoni “di un’intera vita nella vita in sé”; forse perché, come recita un altro verso, “per nascita camminiamo in volo”, dove il verbo “camminare” e il sostantivo “volo” costituiscono un ossimoro (terra-aria)  che potrebbe significare e la temporaneità del sostare di ogni uomo sulla terra e la persistenza di un interiore slancio conoscitivo- spirituale verso l’ignoto.
La sua voce poetica, infatti, nell’interpretare il flusso costante della vita dall’essere allo sparire…

View original post 276 altre parole

le parole dei maestri ardono

 

a_cloud_s_walk_large

La neve tra noi respira nel blu.
Niente che si possa salvare nella nebbia dell’Etna …
Sulla pelle e nel sangue parole reali
crescono come ombre assordanti nella sera
tra i riflessi di dicembre.
C’è furia e sgomento nelle gole
c’è disordine e disperazione
e non c’è riva sul greto del fiume
così il marciume resta nell’incuria criminale
tra i famelici e gli empi avidi e rapaci.
E noi passiamo oltre per esistere ancora
ignavi ben protetti e non rivendichiamo
nulla alla vita al presente alla terra
al futuro al mondo alla scrittura
eppure” le parole dei maestri ardono
anche dopo cent’anni, nonostante il greve
fardello della terra.”

© Maria Allo