Non cercatemi, poeti


“muori allora e fallo piano/ piano e soavemente”, perché “ogni istante possiede dolci abissi

Ingeborg Bachmann

 

Non cercatemi, poeti.

Un fardello  sventra le vertebre del mondo

le metafore a brandelli ne strozzano i suoni

giorno dopo giorno il ritmo

in fondo al buio diviene meno  reale

della luce di chi vince.

E dunque il disincanto dischiude parole

di una lingua che muore

di ciò che pesa troppo

di chi baratta il dolore nel tuo nome.

Non c’è parola pari al tempo umano

là dove è sepolta la memoria.

Così lontani non saremo liberi.

Un fardello spiuma le vertebre come l’ oblio

sul rovo pungente del passato

L’aria sovverte il respiro nel suo vorticare e squarcia

nel trambusto anche questo mare.

Ma tu non abituarti mai.

©Maria Allo

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