Mese: gennaio 2019

Non cercatemi, poeti


“muori allora e fallo piano/ piano e soavemente”, perché “ogni istante possiede dolci abissi

Ingeborg Bachmann

 

Non cercatemi, poeti.

Un fardello  sventra le vertebre del mondo

le metafore a brandelli ne strozzano i suoni

giorno dopo giorno il ritmo

in fondo al buio diviene meno  reale

della luce di chi vince.

E dunque il disincanto dischiude parole

di una lingua che muore

di ciò che pesa troppo

di chi baratta il dolore nel tuo nome.

Non c’è parola pari al tempo umano

là dove è sepolta la memoria.

Così lontani non saremo liberi.

Un fardello spiuma le vertebre come l’ oblio

sul rovo pungente del passato

L’aria sovverte il respiro nel suo vorticare e squarcia

nel trambusto anche questo mare.

Ma tu non abituarti mai.

©Maria Allo

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E dunque non c’è tempo

“…tu sei il mare che tinge di rosso la sfuriata dei venti e porta all’alba una canzone”

Amelia Rosselli

Vedi, quanto fragore ci strappa la voce.

Eppure c’è fuoco nella fede che vacilla

con le braccia cadute dentro il petto

c’è una realtà che ci unisce nella nebbia

tra i rami in mezzo ai rovi sui lati intorno

nel groviglio delle nostre esistenze

con una luce diversa sul mare che s’infrange.

Ma cresce  lo scontento nelle crepe

in stilettate,  l’odore del bosco sempre in fuga

con questo vento che stringe il cuore

quando scava nel dolore che trattiene

o dischiude la distanza che divide.

Così il treno avanza verso il nulla.

e dunque non c’è tempo

©Maria Allo

 

Patrizia Sardisco, eu-nuca

Poetarum Silva

Cambiare prospettiva, accogliere la complessità: eu-nuca di Patrizia Sardisco

La raccolta eu-nuca di Patrizia Sardisco si articola come un vero e proprio poemetto in 30 quadri sulla Grande Vecchia, l’Europa, che ben poco ha in comune con la bellissima fanciulla del mito dal quale il continente trae il suo nome.
Così come nella celebre doppia immagine che può mostrare una donna giovane oppure una vecchia – il mento dell’una è il naso dell’altra, l’orecchio dell’una è l’occhio dell’altra –, l’invito che il titolo formula a chi legge è quello di andare oltre la soglia dell’immediatamente percepibile, di cercare di individuare una angolatura che riveli ciò che non si manifesta palesemente, che non è evidente a tutti, o che, per essere più precisi, non tutti sono disposti a cogliere.
Quel prefisso eu anteposto a nuca, dismessa la parentela con il significato nel greco antico, non sta più a indicare alcunché…

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