Mese: ottobre 2018

Nel cavo di una mano

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Giorno per giorno si vive
nel bisbiglio di un fondale.
La sera poi si spegne lentamente
nel verso di suoni spezzati
come colori di iridi lontane.
Tra cuore e midollo
un grido solo di puro incenso
affiora come vento che arriva
silenzioso in pieno giorno.
Qui ci sono alberi
intorno ai muri e un’altra vita
nel cavo di una mano.

©Maria Allo

Gioielli Rubati 7: Mario Benedetti – Maria Allo – Paolo Beretta – Angela Greco – Maurizio Manzo – Vicente Vives – Loredana Semantica – Chiara Marinoni.

almerighi

Questionario non tradizionale

Cosa pensa del freddo?
cosa ha influenzato di più la sua opera letteraria? la lotta
di classe? garcía márquez? qualche bicchiere di rum?
il colesterolo? il gruppo di chicago?
il reale meraviglioso? i capezzoli bruni?
lo strutturalismo?
il filetto ai ferri? dio? gli antiossidanti?
qual è il suo odio preferito?
soffre di insonnia durante la siesta?
cosa pensa del pancreas?
lei è celibe sposato divorziato vedovo
omosessuale impotente? (per favore sottolinei la o le
parole corrispondenti al suo stato attuale)
qualche bambino l’ha spinta qualche volta a considerare
seriamente le motivazioni di erode?
qual è il suo dolore preferito?
ha desiderato qualche volta la donna del suo prossimo?
e come è andata?
da quale galassia si sente più distante?
qualche volta ha scritto poesie con inchiostro viola?
per quale ragione o ragioni non si è suicidato?
sbadiglia quando rivede le sue bozze?
o solo quando rilegge le…

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nebbia

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Il cielo con ferocia incalza il giorno.

L’alba  distratta non colma la distanza

a palpebre  scrive presagi  e prende nota

di ogni impronta, nell’altrui respiro.

Si vive in guerra nei vortici del gelo

dietro la  nebbia in schegge  controvento

ma antico come il cielo scorre amore

unanime e nudo sulla terra.

© Maria Allo

tra noi e le cose

Salvare le parole dalla loro esistenza momentanea, transitoria, e condurle nella nostra riconciliazione verso ciò che è durevole, è il compito di chi scrive.

Maria Zambrano

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D’un tratto le cose esplodono sonore.

Rilucono gli alberi dopo le raffiche di  pioggia

come  palpebre spalancate

percorrono il mare nei bagliori in lontananza

mentre I Cantos di Pound rintoccano

di bellezza  “Ciò che sai amare rimane/

il resto è scoria”.

Radure sdipanano memorie

radicate nelle arterie e nelle giunture

di chi cerca di capire Faulkner, Durrell,

Kafka, Conrad, Nabokov, Fitzgerald

con uno sguardo che non dorme mai.

Tra noi e le cose un dialogo sommesso

lascia dietro una traccia

come pietre roventi bisbigliano

nella terra e nell’aria

fluttuando  verso il durevole .

© Maria Allo

Vincenzo Calì, Mediterranima

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Vincenzo Calì,  Mediterranima, Edizioni Kimerik Luglio 2018

La Sicilia non è solo  culla della cultura europea ma anche territorio dell’anima . Nell’isola, oltre le testimonianze della cultura classica, è presente una  natura mediterranea ” la terra-come scriveva Wolfang Goethe- dei limoni in fiore”, un luogo magico dove natura e cultura si fondono misteriosamente.

Vincenzo Calì, classe 1973, di professione analista chimico,  ha preso parte  Il 21 luglio scorso ad un evento nella splendida cittadina barocca di Caltagirone, Angeli a Calatagèron, dove sono state esposte le opere d’arte del maestro Lorenzo Chinnici accompagnate dai versi di Calì . Ha pubblicato due raccolte poetiche: Vincikalos nel 2011 e Intro del 2013, aggiudicandosi il premio MT Bignelli per la Poesia d’Amore della XXI edizione del concorso “Garçia Lorca” 2010/2011.

Così   recita la prefazione della dottoressa Annalina Grasso  al libro Mediterranima :  “La pittura è una poesia che si vede e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede”. “La pittura è una poesia muta, e la poesia è una pittura cieca”, come sosteneva Leonardo da Vinci, nel suo Trattato della pittura, e mai queste parole risultano tanto opportune per il libro scritto dal poeta siciliano Vincenzo Calì dal suggestivo titolo “Mediterranima”, che richiama la sua terra, comune all’artista Lorenzo Chinnici (intervistato dal poeta stesso), il quale ritrae paesaggi assolati e fulgenti e figure di lavoratori che ricordano il suo passato. Si tratta di un libro che racconta in versi l’essenza delle opere del maestro Chinnici: la sicilianità, la fatica, l’inquietudine, la forza, l’amore, il ritrarsi in se stesso, la paura di mostrarsi. Le opere abbinate alle poesie sono raggruppate per tema e stile e precedute da brevi introduzioni a questo iter visivo ed intellettivo che ha il merito di far conoscere una Sicilia diversa e moti dell’animo, pensieri, sensazioni, che spesso ignoriamo. I versi essenziali e caricati di significato di Calì, le sue parole piene di senso, si amalgamano perfettamente con il proporzionato pittorico di Chinnici per merito dell’abilità del poeta di scrivere liriche adattandole alla cifra artistica e al pensiero di Chinnici, i quali, attraverso la sensibilità e l’acutezza dell’autore di Mediterranima, sembrano svelarsi chiaramente. Vincenzo Calì mostra come parte tutto dall’individuo, dai suoi pensieri, visioni, idee, convinzioni, e come questi facciano parte in un certo senso anche della natura, come l’interiorità influenzi la visione che abbiamo di tutti gli esseri viventi e come facciamo nostri i colori della natura in virtù del nostro innato desiderio di immenso.

Dott.ssa Annalina Grasso

Pubblichiamo due  dei  pezzi della raccolta

Scene di Campagna - country scenes Tempera su tela - tempera on canvas 80x100 copia

Scene di Campagna di Lorenzo Chinnici

Terra sorda

 

Scorrono i paesaggi

della mia infanzia mi commuovo,

impeto e rabbia smorzati alla vista,

le scene di fatica,

di umiltà tramandata,

terra semplice e buona,

terra sorda,

“terra ca nun senti”.

Vincenzo Calì

L'Agave - The Agave - Tempera su tela - Tempera on canvas -100x100 copia.JPG

L’Agave di Lorenzo Chinnici

U Zammaruni

 

“Zammaruni”,

alto alto lo spuntone,

sette gli anni affiora il giallo,

fasci verdi a foglie dette,

di carne, di fibra, di linfa molle e piena.

Al sud frequente,

il verbo dice “schetta” giusto un anno,

“maritata” al fiore esploso.

Tale incanto presto muore,

già si lagna dentro il cuore.

Vincenzo Calì

 

 

 

chiunque tu sia

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elena oganesyan

La riva del disamore cresce se non si costruisce
il coraggio che unisce le due rive.
Sul lungomare di Torre la luce
incrocia l’ombra tra ciottoli sconnessi
increspata fino al mare.
Chiunque tu sia non parlarmi con parole oscure.
Non c’è vita sulla terra
solo uniformità senza stagioni
mentre il treno corre sempre più veloce
e la notte attraversa il giorno come la luce
dall’alto in verticale.
In altro luogo il foglio si schiude
erompe la parola
chiunque tu sia in questo alfabeto
lascia una traccia nella quale riconoscersi.

© Maria Allo