Month: gennaio 2018

Li vidi quei bambini

3525bc0915d1a01b49b9a0508edfe604

Tendo orecchio ai voli che generano luce
Non mi appartengo da quando assopita
Il ventre gonfio di sete
Gli occhi immensi di fame
Il corpo un brandello buio sciabolato di grinze
A tratti trasfusa in guizzo affilato
Più della corona di spine
Li vidi quei bambini
Erano in fila
Dinanzi alla bocca del forno
Erano muti
Con grandi occhi senza lacrime
La bocca del forno
Splendeva
Come la lava dell’etna
Qualcuno spingeva i bambini
Uno ad uno
Ah

© Maria Allo

da  “Solchi “ed. L’Arcolaio 2016

 

mai attaccarsi alle cose

artlimited_img542496

Mai attaccarsi alle cose.

Nessun cielo  protegge lo splendore

di un  pomeriggio che volge al termine

fondendosi col vento

mentre aculei rotti in un vaticinio

accartocciano l’orizzonte in fiamme.

Non attaccarti alle cose che ami

solo perché da sempre il distacco

richiede il coraggio del muschio tra la neve

con la quiete del  silenzio tra i bisbigli .

Forse di noi non si avrà memoria

oppure  nell’ ordine compatto delle cose

in dissolvenza la luce declinando

come fiamma dentro uno spiraglio

l’alfabeto e i nomi di  tutto l’universo incide.

© Maria Allo

 

STEFANO D’ARRIGO: CREATIVITÀ LINGUISTICA IN HORCYNUS ORCA

LIMINA MUNDI

Horcynus-Orca-840x420

Stefano D’Arrigo, nato ad Alì Terme in provincia di Messina, è  venuto a mancare nel ’92. La storia personale di Stefano D’Arrigo è strettamente intrecciata con quella del suo poema epico moderno, Horcynus Orca, romanzo di quasi 1300 pagine di sperimentalismi linguistici,  una delle pubblicazioni più importanti e, allo stesso tempo, meno lette dell’intero Novecento italiano. Un lavoro che ha impegnato l’autore per quasi vent’anni in continue riscritture e aggiunte, invenzioni stilistiche e lessicali, regionalismi segnici mono rematici e polirematici, rimandi all’epica classica e alle nuove tecniche di scrittura del ‘900. Un impegno costante ,dicevo,  che ha contribuito a trasformare I fatti della fera (questo il titolo originario) in un mitico ed epico poema della metamorfosi. Horcynus Orca è una lettura che manifesta l’immensa ricchezza tematica con cui Stefano D’Arrigo ha voluto caratterizzare la sua opera. Le scelte lessicali misteriose, i parallelismi tra i suoi personaggi e quelli dei grandi…

View original post 2.534 altre parole

la terra che rimane

artlimited_img658737_m

Una nuvola gialla incide le vertebre del cielo.

Con il susseguirsi delle ore si sgretola

senza redenzione sul dorso di un gabbiano.

Dobbiamo avere memoria sulla pelle

anche delle cose che non abbiamo avuto

come roccia che divampa e non si ferma

come acqua che nasce dal silenzio

per la parola del tempo senza una vera meta.

Soffia un vento insolito che ci assedia

 da duna a duna con la sete e l’acqua

che ci sorprende al risplendere dell’alba.

Dobbiamo avere memoria sulla pelle

per vangare la terra che rimane.

© Maria Allo