DINO CAMPANA, VISIONARIO ALLA RIMBAUD

LIMINA MUNDI

La poesia di Dino Campana costituisce un unicum nel panorama letterario del primo Novecento. Anche se al fondo della psicologia e dell’arte c’è un sentimento lacerante di esclusione e di disarmonia vicino a molti altri poeti della sua generazione, nel disadattamento e nello sradicamento di Campana viene perseguito con insistenza un ideale di reintegrazione dell’io nell’armonia profonda delle cose.

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Non stupisce, perciò, che Campana insegua una concezione alta e sublime della poesia come momento assoluto di verità: è questo il senso dell’aggettivo orfico che ricorre nel titolo della prima e unica raccolta pubblicata in vita dal poeta ( Canti orfici, 1914). I poemetti in prosa presenti nei Canti Orfici, come Sogno di prigione, si pongono come ” illuminazioni” frammentarie di carattere onirico e visionario, in cui immagini slegate fra loro sono unificate da richiami fonici, ripetizioni e formule iterative che intessono tutto il componimento di una fitta trama di richiami…

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