inverno

Jaya Suberg

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In un angolo quieto c’è ancora spazio
Mentre affiora luce nel silenzio
Per il nostro domani
Scrivo versi di cenere senza incipit o chiuse
Con il sapore amaro di cardi
Come un addio su cigli di tombini
Echi all’orizzonte svenano nel mare
Bisbiglia nella memoria un bianco vasto
Lambito da un’idea imperiosa
Come scheggia erosa dal vulcano
Nel fondo della valle
Cosi il sangue delle cose diviene un grumo
Accanto a coèfore mute
Ecco.Alfabeti esiliati inchiodano
Invocazioni di sepolti e lamenti di morte
Ora la terra è un grumo che recide i roveti grandi
Mentre un biancospino nella molteplicità
Delle ferite di questo strano inverno
Coglie suoni di tuberose

© Maria Allo

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