Mese: dicembre 2016

La tua voce

natalia drepina

photo di Natalia Drepina

La tua voce è anche sangue  scorre  dalle tempie
Che pulsano nel vento come rughe di uragani
Mai cancellate  nel bivio di una dimenticanza
Dietro l’umano che si rivela su abitudini di morte
Alle prove disumane della vita.
La tua voce ha inizio dal moto di un punto
Che vive attraversandoci  e  in un  un sol gesto
Genera luce come canto  da  schiudere
Passo per passo  alla fiducia della parola.
La tua voce testimone fra le ossa e il silenzio
Tutto custodisce anche se  in balìa dei venti
Il cielo che si dipana sul fondo del mare
venduto e violato mostra la sua carne nuda
inchiodando fino al sangue questa terra di perdizioni
che  lambisce i nostri passi  e  pulsa come luce
Che in fondo a una serratura a noi ritorna

© Maria Allo

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Al dio dei ritorni

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Quando tornerai con la tua lira
A tessere arabeschi
Muterai le carni di tutti i destini
Non informe intreccio di sviliti mondi
Non rullo di tamburi
Ma ciò che sgorga dal silenzio
Specchio di ogni verità
Quando verrai
O dio dei ritorni
Mi coprirò di rugiada
E forse morirò
Per ogni possibile resurrezione

© Maria Allo

Sulle nostre bocche

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photo di Rimel Neffati

Sulle nostre bocche fiorisce il deserto.
Ma c’è un confine in tutto
E il dentro compiuto
Senza didascalie o schieramenti di cui porta il nome
Non coniuga idee solo frammenti a mille
A volte un pampino ci può sfiorare
Nel mezzo della notte
Disseminare sulla battigia sassi levigati
Inseguire fantasmi di nereidi
Ma non sapremo mai quanto durerà.
Sulle nostre bocche fiorisce l’attesa.
Recide l’aria densa di aromi
Inchiodati alle narici su improvvisi fili di pioggia
Seme come prova di memoria salvifica
Ma c’è lo sgomento di essere vivi.
Sulle nostre bocche fiorisce la polvere.
A volte puntella l’ombra
E quando ormai non resterà più nulla
Si sciuperà la vita stessa su tutta la terra
E così che agisce la luce
Eppure in un punto convergente
Nulla accadrà mai invano

© Maria Allo

3 ἀπορία

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Non ha tregua l’umanità e tra nubi sparse la natura spande i resti del suo silenzio .Non resta che cenere nella memoria o questo nonsenso che è la vita . Qui non c’è campo o sono io a non avere campo. Nessuna poesia servirà. Niente da capire. Forse sprofondare non serve e tutto sarà uguale come prima. Ma nel momento in cui nasce l’idea ,il raptus dell’incontro con l’idea , è vedere un pugno di terra e un biancospino , tenero , testardo mentre il cucùlo chiama solo nella notte, chiama una compagna forse smarrita sull’altra riva e i cipressi in sordina modulano controcanti . L’Etna intanto continua a digrignare e le bacche a suggerire tutti i nomi cancellati , recisi con molta discrezione. S’intende .

Scomposte le vene dalla marea di tarli
La gola secca strozza roca la voce
Un sasso nello stagno del petto
Le mani annaspano sudate
Te lo confesso ,chi cammina per i suoi destini
Muore prima della morte
Eppure non ripiega ma a vedere
Nell’acqua la sua immagine
Ha sete di quest’umanità

© Maria Allo

Fuori cresce il giorno

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Inchiodato al cielo lo scirocco geme, vortica alla marina , invade i cortili, recide l’aria , corre nei vicoli socchiuso tra le auto ferme e non c’è fragore di vetri infranti nel silenzio del pomeriggio invernale colmo di respiro là dove nasce e si spegne .Ma il vento nel silenzio penetra gli alberi, ondula sulle abrasioni dei muri ,tra gli intonaci rossi delle case mentre il fragore del treno stride verso il nulla anche se la terra a poco a poco fa vibrare i teneri trifogli. E intanto la pioggia infuria e assale un coro di voci antiche tra gli sterpi nella dura luce del restare acuminato e del nostro umano passare nel ritmo della risacca. Ora le sillabe crollano sull’acqua dei tombini crepitando sopra le verdi cime i cardi, i nidi  e i rami spogli. Eppure sui monti di roccia dura fiorisce il mondo.

© Maria Allo

inverno

Jaya Suberg

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In un angolo quieto c’è ancora spazio
Mentre affiora luce nel silenzio
Per il nostro domani
Scrivo versi di cenere senza incipit o chiuse
Con il sapore amaro di cardi
Come un addio su cigli di tombini
Echi all’orizzonte svenano nel mare
Bisbiglia nella memoria un bianco vasto
Lambito da un’idea imperiosa
Come scheggia erosa dal vulcano
Nel fondo della valle
Cosi il sangue delle cose diviene un grumo
Accanto a coèfore mute
Ecco.Alfabeti esiliati inchiodano
Invocazioni di sepolti e lamenti di morte
Ora la terra è un grumo che recide i roveti grandi
Mentre un biancospino nella molteplicità
Delle ferite di questo strano inverno
Coglie suoni di tuberose

© Maria Allo