Novembre in frantumi

Quelque chose résiste à la mort : « si c’était quelque chose entre les
choses, comme / l’espace entre tilleul et laurier, dans le jardin, / comme
l’air froid sur les yeux et la bouche / quand on franchit, sans plus penser…
P. Jaccottet
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Un cerchio di tempo piange nudo su un sasso
dietro germogli di acacia
sul dorso di giorni brutali.
Così si va avanti senza camminare
dentro la notte che non ha più confini.
Solo tronchi senza tenerezze.
La distanza è un vento che tuona,
si ripiega verso quel centro
[questo vuoto al cuore]
non è oblio estraneo
ad ogni gesto diviene spazio
se percorre ogni foresta
per secoli fino all’alba
di tutte le stagioni.
Un filo d’innocenza alla fine ci raggiunge l’infinito.
E c’è che l’aria si piega sulle labbra…
© Maria Allo

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One comment

  1. Si potrebbe circumnavigare quel vuoto? Verso ovest per catturare il germogliare del senso, che ripiega sempre su se stesso, in direzione del centro. E’ lì dietro, sì: ma noi soltanto dopo ne sentiamo il suono. E’ come dire che, benchè simultanea ad una tristezza lampante, la felicità si percepisce solo quando si è perduta e la causa di tutto ciò si confonde alla fine con l’effetto. Ma già cerca nuovi orizzonti per potersi ripetere. Perciò io dico che è proprio là, il paradiso perduto! Ho detto là.

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