per ritrovarsi

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Di qui la luce percuote glicini a stormo
e molteplici suoni dissonanti
modellati dal mare.
Di qui esplodono gerani in verticale…
Di qui la luce percuote glicini a stormo
e molteplici suoni dissonanti
modellati dal mare.
Di qui esplodono gerani in verticale…
***
Non lascia scampo alle tempeste
la ruvidezza di sguardi
che affiora a tratti sul coraggio di tanti.
Così si ridisegnano distanze
[ omissioni calcolate?]
fino al margine della coscienza
dove sconfina questa terra
forse più vera oltre quel vento .
Credimi
non è resa ma un passo necessario
per ritrovarsi interi.
Da ogni ferita a un certo punto
della nostra vita
da ogni crepa
si percorre ferocemente la vita
ma non si muore.
***
Ecco lo stesso legame nella memoria
di braccia chiuse
in alchimia di frantumi
sulle sciagure umane.
Eppure uno spartito infrangibile di spazio
percorre tempie dietro brezze di vagiti,
docili alla fede prima del richiamo.
***
Alberi foglie vento in un abbraccio
straripano ancora dai giorni
stampati a sangue sul tuo petto
con labbra che ritmano il mondo
anche se Inascoltato il buio
inarca zolle di gesti estremi.
Avanzare è anche soffrire
se a decifrare desideri
non resta che la fuga nelle turbolenze
del domani.
***
Quanta fatica a ricomporre
il macero segreto
anche se il punto fermo insidia il dono
e oggi amare è la crepa
sui muri che screpola la terra.
Tu vuoi questo cardine sconnesso
taglio di carne impresso nelle carni?
***
Vedi
Siamo sempre acqua e terra in rivoli tra ciottoli,
flussi di luce e ombra nel disordine
inafferrabile.
Nel moto siamo respiri di memoria e silenzio,
impronta di pienezza o perfezione
in ostaggio al mare lontananza in cielo
lingue di fuoco svenate all’orizzonte.
Ma non c’è compimento
Tutto ancora qui avanza
nel vortice di flussi convergenti
Intanto serpi invadono tombini
così sciupiamo la vita e questa terra,
[e noi cosa saremo…]
***
Vedi
C’è ancora luce in cima ai colli tra rugiada e foglie.
Siamo alberi anche noi
flussi di di linfa e venature
che il tempo attraversa come all’inizio
radici e semi in attesa di frutti,
volute di colori tra le ciglia
finchè il cadere da qui diviene soglia.
© Maria Allo

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4 comments

  1. La fatica del vivere è quell’inseguire ostinato e segreto che ci tenne ribollente il sangue, pronti i neuroni a distinguere in tanto chiasso e rumore. Che grande fotografia dell’umano tormentato esistere Maria!. Si stringe il cuore mentre si allarga l’orizzonte svalicando muri di confino. Un immenso abbraccio. Ebe

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  2. La Fuga dell’Io

    …Il concerto che nell’animo la luce della consapevolezza dirige, percuotendo uno stormo di glicini e ritmando i suoni modellati dal mare… Si innalzano i gerani applaudendo alla vita.

    E’ in tumulto l’animo, invece, quando è in dissonanza con quello sguardo “ruvido”, che in un gesto estremo percuote il coraggio di tanti per ridimensionarlo, arginarlo: non è lo sguardo che cavalca il vento e osa superare quegli argini entro i quali la coscienza viene tenuta a pascolare oziosa e tranquilla.
    Si apre come una ferita, quello sguardo, una crepa in quel recinto, da cui scorre la vita per andare “oltre”: in quel cielo sconfinato interiore dove Marte e Venere si “mescolano” e non si muore.
    Una tecnica? Un gesto estremo anch’esso? Calcolo? Sembra che l’istinto di sopravvivenza spinga all’autodistruzione quest’Io in balia…

    Ma quel vento… quel vento è una brezza: fede che apre all’ascolto (al richiamo!), dono e ingranaggio brevettato che apre quelle braccia chiuse, conserte per proteggere il cuore intrepido che ritma le voci del mondo interiore, vedi?, in una Fuga che approdi al domani.
    Vedi oltre? Entriamo per cardini sconnessi per venire alla luce e quel che è dentro si riflette fuori.

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  3. Un poemetto. Un parlarsi senza ritrosie a un io che diventa un tu pur rimanendo dentro la stessa carne. Ci ho trovato buone soluzioni, ma dare più aria ai versi con un efficace uso dell’interlinea anche all’interno delle singole poesie, così come cercherei una soluzione per evitare la rima grumi/frantumi. Piaciuto.

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