La vita non è un film

Cantare in verità è certo altro respiro
Rilke

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L’alba dalle vette dell’etna
dischiude il mistero.
Le sue vene esplodono
scrutando tra le ortiche
eppure salde
s’imperlano di rugiada
così le erbe
nel polso della terra.
Le radici della vita spesso
non ci raggiungono
ma ci attraversano
incidendo le nostre carni
con la furia di una tragedia.
Ecco. La vita non è un film.
Folate di crudeltà dentro la notte
intorno solo passi recisi
su vie senza uscite
chiuso il respiro in un pugno.
Ciò che chiamiamo incubo
è la coscienza del dolore
che cade piena a bocca chiusa
con la dignità di un segno che frantuma.
© Maria Allo

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2 comments

  1. Vie senza uscita, vene dei polsi, radici… Pugni chiusi, vie senza uscita, bocca chiusa… Vene che esplodono, segno che frantuma…

    Il mistero del dolore in un segno che dischiude la coscienza, “segnandola”, attraversandola come le radici la terra, e come le radici sta al principio di tutto: quel segno, l’unico che si possa attribuire a qualcosa di indicibile che sia avvenuto come un automatismo inconscio. La vita si può controllare soltanto accogliendola. E il dolore fa parte di essa… Far parte, essere legati: come quel vulcano affonda le sue radici in quella terra e di quella ne è l’origine. Come abbracciare il dolore dell’Altro e farlo proprio. Come radici che “non ci raggiungono ma ci attraversano”.

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