prima di respirare

6cfead9c8ec66177053a8758e750601a.jpgDONNA
Je suis l’ombre qui cause.
Je suis celle qui s’est volontariement eloturée pour tenter
d’exister.
Carole Martinez

Sfuriata di sangue sfilza parole tra le rocce.
Non c’è rimedio.
Occhi tra foglie al vento ,
bianchi come sole sfiorente e suoni
stanchi di danzare sono altro
dietro ragnatele di giorni rotti ai muri.
Non c’è rimedio.
Entri nel mio petto con l’urgenza di un gabbiano
libero di perdersi tra cardini di azzurri
brancolanti e levarsi oltre le tue sfere
smorza intralci paranoici del dire.

C’è ancora rimedio?
Gomitoli di palpebre innervano
la storia.

***

Prima di respirare si vive
nel fragore terso di una gemma .
Si prende forma contro il vento
dove cresce la distanza
e noi una sola polvere
nell’oscurità di dune
in dimenticanza.
Alla fine si fissa il mare
cercando il nitore nell’oscurità.
Non c’è una risposta .
Non c’è risposta alle cose spaventose
brulicanti di anime sperdute
come piume di uccelli che vagano
tra uno stupro e l’altro sulla terra .

***

Quel posarsi piano su labbra di perdono
spegne nel pugnale  di giorni dissidenti
certezze irrimediabilmente perse
dietro il respiro che si chiude
e rumoreggia.
C’è verità di sguardi
su orli di dita implose,
diluvio di altre usure
rogo che divora mestizie
in cocci precipiti a schiera,
nudità su ruvide cortecce
parola incisa tra gli spazi
e un pugno arcigno di silenzio
ai piedi dell’indifferenza.

***

Tra la fine e il principio
quei suoni latenti di sempre
bagnano i semi di una divinazione
che investe la bellezza.
Sarà la terra
a sprigionare odori di gesti in divenire,
tra le ombre della notte
a stormire i voli inauditi
tra richiami frenati dall’oblio.
La ragione del sangue investirà veglie
di solchi ancestrali che forgiano
prima di respirare
verità inattese di altri canti ai giorni.

© Maria Allo

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2 comments

  1. Che versi strani, Maria. Eppure m’hai riportato al gabbiano che, chiuso in se stesso e concentrato nel suo mondo, sa più cose di tutti i filosofi o psichiatri messi insieme. Lui nel suo volo solitario intuisce e crea. Lì è la sua dimora, la comunione occulta col suo cielo. Il suo Destino. Rifugio invisibile e inviolabile. Tastiera nella regione dell’eterno. Quando la psiche va a queste profondità, tutto raccoglie dell’anima. E prende. Luce che, mescolata al buio della terra si vela e a volte persino può anche sparire, ma sempre in qualche modo affiorirà nell’ora più propizia per diffondere lo splendore del suo passaggio fosse anche e solo per l’attimo che la generò e immortale divenne, ma lontano da ogni sguardo che potrebbe adombrarne col limite il senso del viaggio. Questo è ciò che io ho intuito. Un grande abbraccio, Mirka

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  2. Mi viene in mente: “inconsapevolmente”!
    Obblio, Perdono, Destino… e la loro ombra: verità incisa tra gli spazi, tra la fine e il principio di sè è la contingenza che si legge tra quei cocci preziosi e tintinnanti.
    Il volo del gabbiano è la divinazione della consapevolezza di sè: verità ancestrale e incorruttibile che illumina improvvisa, inattesa.

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