C’è chi

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(immagine di Nick Gentry)

Risuonano cocci di mattini infranti
e impreviste veglie.
C’è chi impara a morire
per un colore e un significato.
Abbiamo conti ancora aperti
e spietate parole da combattimento
C’è chi impara a morire
per consacrare sogni
alla quercia secolare.
Ma c’ è un paese disteso
in fondo al mare
dove il sangue in mille flutti
difende il pane a denti stretti
e  dall’alto un pugno
arcigno di silenzio
si schianta ai piedi
dell’indifferenza…
Accovacciato il mare si regge
come foglia che il vento
deliberatamente scansa
in silenzio.
C’è chi oppone la ragione
nel covo della volpe infreddolita
e traina giorni come i nostri.
A concludere la resa,
passi cadenzano ipocrisie
su viali di rasura
e nel turbine lento di ossa
bisbiglia ogni vena
prima del commiato.

Il tempo può pretendere
nutrimento nel suo crescere?

© Maria Allo

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3 comments

  1. Molti argomenti: l’ho letta come un’ode al tempo presente anche in senso sociale e non solo.
    Il tempo ha pretese che paiono ordini Maria…si dice sia galantuomo. Sarà vero?

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  2. Le sensazioni sepolte risuonano nel tentativo di rimettere insieme i cocci di una totalità, delineando il dentro e il fuori di quello spazio fecondo dal quale traggono nutrimento le nostre aspettative e le attese e al quale tornano, come un energico pugno… nello stomaco, quelle che si infrangono contro l’indifferenza e il silenzio che imponiamo loro per creare un improbabile equilibrio tra chi siamo e chi vorremmo essere. Siamo tutto questo: sacerdoti e dono votivo, colore e significato di chi reimpara a vivere.
    Un abbraccio

    Mi piace

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