come scivolando su un libro chiuso

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(immagine di Nick Gentry)

Cerchi di limbi assorbono ragioni
e ogni cosa che resta
in questi cieli sfioriti
è gomitolo precipite
di devastazione.
Si snervano innesti di stagione
su passi cadenzati,
aperti a cenni come chiodi.
Dietro ai rintocchi
non vi è luce
anzi delirio affilato dal libeccio
nel deserto ostinato
che ci coglie.
Non si ha più voce
anche se l’etna si arrovella nel fragore
e la morte reclina
a immaginarci ancora vivi.
***
A frantumare terra tra le palme
è già morte in questo futuro
di amputazioni .
Siamo fessure nel deserto,
memorie sommerse
in bilico a una rivelazione
dentro un macigno
di parole.
Viviamo consumati nel disordine
noi arsi di grafemi
ma solo cocci i nessi
da consegnare ai giorni dissidenti.
Si oscura alle mie spalle
la parola ,sola testimone
impercettibile di levità già nel nascere
fino al morire.
Mi lascerò cadere
come scivolando su un libro chiuso .
Tu associa i miei scritti
alla tua pace.

© Maria Allo

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3 comments

  1. Ti ringrazio Maria che mi permetti di scivolare quietamente sui tuoi scritti; vi passo e vi ripasserò, non basta uno sguardo per quanto attento, vi sono cose segrete che chiamano a una intesa più profonda o a “grafemi” ancora sconosciuti.

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