Sono una selva

Si muore vivendo sui litorali di ulisse
e non so di averne saputo mai la ragione.
m.a.

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Tendo orecchio ai voli che generano luce.
Non mi appartengo più da tempo ormai.
Non mi appartengo da quando l’alba mi trovò
assopita il ventre gonfio di sete
gli occhi immensi di fame
il corpo un brandello buio
sciabolato di grinze
a tratti ombra o eco di universo
trasfuso in guizzo
affilato più della corona di spine.
Li vidi quei bambini
erano in fila
dinanzi alla bocca del forno
erano muti
con grandi occhi senza lacrime
e la bocca del forno
splendeva
come la lava dell’etna.
Qualcuno spingeva i bambini
uno ad uno
ah

© Maria Allo

Auschwitz 2009

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8 comments

  1. Le parole si snodano, con cadenza lenta, goccia dietro goccia, come un pianto sommesso e doloroso. Cresce, man mano, lo sgomento di chi legge e “vede” e soffre. La chiusa, quasi tronca, lascia senza fiato. E’ il dramma che si è fatto parola e immagine. Grazie di questo dono…

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  2. Parlarne non è facile perchè il pensiero perde ogni linearità e si diffrange dentro l’angoscia di non poter dire con le parole .Ho indugiato a lungo prima di pubblicare questo testo…Un abbraccio a te, preziosa creatura. Grazie

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