Avrei voluto

c’è sempre un groviglio di radici
dietro fili incerti di memoria
e se c’è assedio di cenere
minaccia di morire la speranza
m.a.

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avrei voluto restituirmi intera
senza afasie
scolpire il tempo come linea attiva
in cammino
dietro l’eco di sussurri e fruscìi
come cerchi che dilatano in mattino
[approdo e silenzio].
avrei voluto germinare in cerca di luce
come pianta e contemplare
solo palpebre nitide di vento
dove fiorire
smisurata aria in faccia al cosmo.

[liberarsi da quello che ormai non è più
che uno schema per noi]
avrei voluto custodire il mistero
dei lapilli di luce che etna in delirio
dirama tra monti e mari con caparbietà
avrei sentito l’esplosione di ciuffi d’erba
strappati agli argini
i trilli finire in un soffio e rimbalzare
tra ciottoli cantando su rovi e biancospini.
ma rovi combusti e crepacci di fango
azzerano tralci e ginestre
peso di bruma impregna i nostri petti
e impersonale l’ombra ci divide.
siamo soli.erosi da miserie roventi
e banalità quotidiane scaviamo
inconcepibili distanze.

Eppure un’uscita c’è come una nascita
[salda tra la parola e il gesto]
solo amore

© Maria Allo

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