Sandro Penna: del ‘suo’ tempo e di altri aspetti

Un’analisi approfondita sulla lirica “pura ” di Sandro Penna

Grazie a Fabio Michieli e alla redazione di Poetarum silva

Poetarum Silva

Non c’è una ragione esterna precisa che mi spinga a scrivere di e su Penna e la sua poesia, come potrebbero essere un anniversario o una ristampa di qualche sua raccolta introvabile: vi è semplicemente l’esigenza di fare un personale ‘punto della situazione’ del mio essere un lettore, e ci tengo a sottolinearlo, di Sandro Penna. Non la troveremmo controllando le date di pubblicazione delle sue raccolte: Appunti, la sua seconda, breve, raccolta di poesie, uscì nel 1950. Per non parlare di Poesie pubblicato undici anni prima, nel 1939. Eppure proprio Appunti rispetto a Poesie segna un cambio di direzione all’interno dell’universo poetico penniano, quell’universo che a lungo (troppo a lungo) si è voluto imprigionare tra le spire di un alessandrismo astorico. Penna non è, né mai lo è stato, un poeta senza storia: la storia c’è; bisogna scovarla, stanarla e soprattutto distinguerla dalla Storia con l’iniziale maiuscola.

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