rifrazioni

 Jaroslaw-Kubick

gridi di luce gola di aridità in un mattino
reclamano labbra e occhi da scavare
sete di pienezza ingorda
lembi di un passato
scrutano fino a farti male
orizzontalmente maceri le veglie
come calice di un veleno
parola suono respiri
incisi su duplice forma
ma integra e intera la verità
attraversa te che mi spegni e mi accendi
nella tua assenza
dono tangibile reclami
alteri e corrodi il rizoma che ti spezza
esile sconfini in recessi

irredenti
investi il centro irripetibile
ma non appaghi
zone di ombra
sussurri

nel fragore di merli
scolpiti dal tempo

*
solo rifrazioni segnano il giorno

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5 comments

  1. C’è sempre una chiave di lettura nascosta in ciò che scrivi: stai diventando sempre più ermetica Maria. Parli della luce tramite il suo riflesso, della vita attraverso la sua fine, del nostro girare in tondo con il riferimento ad un impossibile assoluto. Questi versi sono come un vortice che si gonfia e si sgonfia non è facile restarvi appesi.
    Ti scrivo da un luogo “minimo” dove le mie parole sono scoppiate e sparse in giro: non so se ti piacerà ma volevo sapessi. Io mi diverto
    Enzo

    Mi piace

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