fr.

fantasmi ricordi chiarori

inquieti r-umori

scavano pozzi

ai piedi della tempesta

un nome zampilla

su tempie di marea

stasimi segni sensi

mi dissolvono

alcesti ingovernabile

ancora

*

ingabbio luci di resina amara

dentro corolle di grano tiepido

districo sogni per un colore

per un significato

sono voce ribelle

in un mattino che si trasforma

in giorno

*

declino risposte in fremiti confusi

straripo su grembi di azzurri

aperti al mistero

 vi annego limiti e divieti

in dissolvenza nel flusso

dei tuoi mille volti amari

e non mi leggerà nessuno

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5 comments

  1. Architettura complessa e grande padronanza della parola strizzata fino alla sua essenza più intima. Ti stai asciugando e nel leggerti mi hai ricordato i “Canti barocchi” di Lucio Piccolo.
    Non ho idea di quanti ti leggano e come, chi scrive così normalmente ha sempre un uditorio ristretto. Io ci sono con estrema attenzione ( anche per i corsivi).

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  2. Beh, direi che qualcuno legge…
    Anche se, grazie a faccialibro e altri social, la tendenza è quella di leggere molto meno i blog. Viviamo l’epoca del grido vuoto, e non della parola ascoltata.
    Quella tempesta, ai piedi, muove lirica poetica che tocca con sapienza. Tra mattini tramutati repentinamente in giorni e misteriosi limiti.
    Un sorriso per la giornata.
    ^___^

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