fr. 7

c’è che la luna si interra stasera
torna a vangare nodi perduti
niente di strano
domani in una goccia di pioggia
sarà più facile respirarti
del poco che resta non c’è da fidarsi
gramigna germoglia
inchioda tracce su giorni perduti
ombra come ombra in un’altra luce
la solitudine del mare dilaga
avrà una pelle di gelsomino
bagnata da un solo universo di pioggia
velo trasparente smemorato

*
c’è che la luna ha un margine
di appartenenza
inchiodata al labirinto di un cielo
che arde nella memoria

m.a.

fr.5

Un concerto di vita alle cinque del mattino -non ci credereste- flussi ritmati ,sapori di vita si intrecciano e scatenano un sole, una luce che la tenda attenua ,ma riflette su libri,foto, oggetti , improvvisamente nuovi per un istante.Mi torna in mente Janáček e le dicussioni con un giovane; ebbene lui l’aspettava,aspettava la notte per addentrarsi dentro suoni e note che solo la notte può dare, appagata dai bagliori lunari.La luna generosa ,fraterna trasforma gli esseri umani , viluppi e grovigli ,come uno specchio respira odori , i più vili e sa esattamente dove andare a parare.Le cime alberate ,immobili del mattino planano sentieri nascosti tra foglie che sembrano ali , espandendosi si flettono su labbra che albeggiano al divenire.A pensarci, preferisco il mattino ,non costa nulla , non promette, nulla di rilevante cambierà, ma tra i suoi orizzonti si inciampa in una lingua ignota e ogni cosa trabocca di epifania .E’ una sospensione , un fluire ondeggiante il Mattino.Sempre.

Platone diceva:“Appartiene infatti all’uomo assennato il ricordare le cose dette nel sogno o nella veglia della natura divinatrice ed entusiastica, il riflettere su di esse,il discernere con il ragionamento tutte le visioni allora contemplate”. m.a.

in limine ti cerco

dentro la gomena che sfugge
al controllo della sera
ti cerco
nei rigori di un tempo che invade
le tempie a doppia lama
i sapori di labbra tra cardini di traversate
come nuvole nel loro esodo
ti cerco
nel grembo di paese in quel soffio
tempestato di suoni
*
dentro il cerchio zampilla
frescura sotterranea di gemma
ti cerco
su fiori di glicine
vibrano di nuovi sensi
nemici di foglie
tendono al mutamento per un gesto solo

una sete avanza nel respiro
sconfina su varchi per un sogno di nascita
*
in limine ti cerco per lungo spazio
in grazia di un anelito
mano che sfiora l’arcobaleno

anche per un momento
nel tuo esistere

m.a.

Si parte dal dolore…….

(ANCHE SU ARTEINSIEME DI RENZO MONTAGNOLI)

si parte dal dolore del mondo
dove contano i gesti
le parole in libertà
incise su arene di fuoco
per noi espropriati
tra il sonno e la veglia
a ricercare suoni
*
si parte da lontananze
scese nel mutato cuore
immerso su bordi
lambiti dal silenzio
con echi di riflessi
saturi di presagi
*
si  parte da un moto circolare
scalpita arde
fino a farsi tufo
nella brocca degli incensi
si annida
dentro fino al compimento
dopo le mareggiate
su fondali di mare
*
si  parte da un tempo
intriso di dolore
smarrito dentro orbite vuote
cerchio di cielo impeto di venti
risuonano di gemiti le rive
demenza di parole
Erinni nelle menti
se troppo silenzio
o strepito di ali mi attraversa
un soffio di vento
da virgulti perlati
snoda
una sillaba piena
di tralci appena nati
neve di promessa
stralcio di luce
appena sussurrata
*
si parte da una balugine cieca
su cardini sconnessi
di fuochi spenti
che grondano frammenti
da invocazioni recise
di perdono
su marosi bianchi
come la nostra anima
da gemiti arcani
mani su varchi
che soffocano rugiade
*
si parte da foglie di quercia
che fluttuano
e si annodano al respiro
poi si accendono silenzi
nelle viscere stesse della terra
*
si parte da un’eco scomposta
che sostiene sulle spalle tutto il peso

nell’abisso del tempo
il suo dolore
e il mio
m.a

Nel grembo di demetra

chissà perchè all’alba l’Etna
scolpisce a caratteri di fuoco
parole incomprensibili
nel grembo di Demetra
strazia ogni respiro
voce  rovente
recide il cuore
in rulli di memorie

*
chissà perchè all’alba l’Etna
sradica dal buio tanta forza oscura
assoggetta l’universo
ne dirige il corso
dietro ad una realtà
ce n’è sempre un’altra dietro
ed un’altra ancora


si sente nelle viscere l’offesa
appare e si dilegua
radice multiforme
abisso e origine
del conoscere e del divenire

m.a

Per questo nutrimento

per questo nutrimento mi frantumo
tra sabbie eternamente mute
e fuoco alle caviglie
sigillo la mia sete su litorale inquieto
il tempo -non so -se esiste veramente
*
per questo nutrimento impazzo
in dune dall’argilla dura
su brezze erratiche divenute volto
attraverso l’aria che le annulla o disegna
fino al cerchio che si impenna

*
per questo nutrimento dissacrante
una luna imberme recide i suoi barlumi
scansando elegie d’amore
su labbra dischiuse e rulli di silenzi
*
per questo nutrimento Dafne muta
accadimenti crolli assenze in un cerchio

di barlumi

m.a.

Colori

Etna
Perdersi di colpo con lo sguardo
rivolto verso il mare
coglierne colori diseguali
tra vertebre di ali non ancora blu
terra di nessuno terra di attesa
in cui ciascuno vive
in cui ciascuno muore

ma perdersi ancora
su coro di brezza
ne ridesta il mattino
come canto o forse vagito
di prima luce
bianco sidereo su puro respiro
perdersi è ascoltarne
il pulsare ancestrale

poi di colpo riperdersi
con lo sguardo
rivolto verso l’Etna
coglierne colori
gli stessi che vedo
nei miei occhi e nei tuoi

M.Allo