Je suis l’ombre qui cause.
Je suis celle qui s’est volontariement eloturée pour tenter
d’exister.
Carole Martinez

dona_Julia_Nikonova__fr_gilsfuriata di sangue sfilza parole tra le rocce
non c’è rimedio
occhi tra foglie al vento bianchi come sole
sfiorente
suoni stanchi di danzare
dietro ragnatele di giorni rotti ai muri

non c’è rimedio
entri nel mio petto con l’urgenza di un gabbiano
libero di perdersi tra cardini di azzurri
brancolanti
levarsi oltre le tue sfere smorza intralci
paranoiche del dire

non c’è rimedio
gomitoli di palpebre innervano
la storia

m.a.

forse

si scompone al sangue e scivola dai monti
come limo di lava  dissidente
a notte tarda
questa veglia marchiata di distanza
attesa in rimasugli di parole

*
dimmi chi ci risarcirà 
*
vuoto malessere  sfacelo
 giustizia ingiusta
una manciata di demagogia
tante crepe e nei cuori il moto
farsi tufo
*

forse un dio nascosto esplora
tra le righe quel tuo grido
forse

m.a.1265213805_2010-black-and-white-photo-photographer-ulya-nikonova-56

frag.3

16673653-mdalberi foglie vento in un abbraccio
straripano dal vuoto
stampato a sangue
sul tuo petto

*
tendere labbra al ritmo del mondo
non tempera il buio della notte
inarca il cielo al rischio di gesti
su zolle di vie senza nome
avanzare è anche soffrire
se a decifrare desideri
non resta che la fuga nelle turbolenze
del domani
cercare l’acqua dentro le parole
*
nel rischio di impietrire la zolla

m.a.

fragmenta

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percorro questo fuoco
con le gote al centro della resa
esplosa in tutte le sfumature
ondeggiare cadere
afferrare in volo e mai cosa mortale
resterà mortale
*
un raggio riveste di bagliore
questa notte trascorsa sul fiume dei respiri
traversate con strafori di semi su ogni rovo
incagli eruttivi in lontananza
squarci su schegge trasparenti
*
non ditemi che il lercio non feconda
l’acqua
talora una caduta lenta di gocce
genera incesti con le foglie ovunque
con tanti sogni che slacciano
vagiti nel gelo della notte
su arenili andando a fondo
il cielo mostra tepori
nel suo lasciarsi andare

*epinici di libertà
come sempre invocano
il risveglio
*

(appunto versi in giorni così)
al limite fra paradiso e inferno
con il vento tra i capelli
imperlo di voce
la mia nudità
(appunto versi tra le pietre)
nel deserto sumerico
con il compito di amare
al rendiconto di ogni tramonto
*
faccio di una sera arsenale di follia
di un silenzio baraonda di coscienza
ordito di terra che il vento muoverà
*
coraggio da brughiera fino a stordirmi
*
mi fiorisci dentro il costato
libellula slabbrata
che bruchi improvviso tepore
di canto sulla polvere
semina non misurabile
da levare al cielo con piena forza
*
crepe roventi si inerpicano
su anfratti lividi ma tu
non mi abbandoni
*
lembi di coraggio più fragili
di passi nella notte
percorrono il viale di ogni creatura
siamo soli nell’enigma
che sostiene sulle spalle il peso
di un cerchio di luce
siamo soli
tagliati fuori da protervie inaudite
in piena bufera sradichiamo ritorni
nel cadere
siamo sussurri
scrutiamo il mare nel fragore
di chi ascolta fino in fondo
*
nel dormiveglia un sms
registrerà forse di noi
come lampo l’ombra
m.a.

risveglio


un raggio riveste di bagliore
questa notte trascorsa sul fiume dei respiri
traversate con strafori di semi su ogni rovo
incagli eruttivi in lontananza
squarci su schegge trasparenti
*
non ditemi che il lercio non feconda
l’acqua
talora una caduta lenta di gocce
genera incesti con le foglie ovunque
con tanti sogni che slacciano
vagiti nel gelo della notte
su arenili andando a fondo
il cielo mostra tepori
nel suo lasciarsi andare
*

epinici di libertà
come sempre invocano
il risveglio

m.a.

memoria


un disordine mi abbacina
tra alvei di radure e semi di corolle
tra portici di altri tempi e ulivi
dimentica dell’acqua
in punta di respiro
sono tempo
nel cerchio senza tempo
in cammino con la pioggia
*
un disordine mi abbacina
ombre frusciano tra pini
*
a tratti si frangono sfrangiate
da bordi di arenili
raffiche di contrad-dizioni
fatti di ogni giorno
mi sfiorano le mani
fatti di ogni notte
-non c’è verso-
i conti non tornano mai
*

così riprendo il cammino
scheggia in un solco
intanto tentacoli di lava
stuprano stranamente
balbettio di brina
nel vento di gennaio
m.a.

fragmenta


in questo mare inquieto
di gennaio
un rossore lancina carezze
pieghe intorpidite
stravolgono languori
non sanno di abbuiare cieli
*
nebbie disossate
su crepe di ramarri
nidificano
al posto dei giorni azzurri
un bianco inverno
bussa tra gli ulivi
*
nodi di vene sul dorso
tante stagioni
imparo a contenermi
in un baleno

m.a.

fragmenta

una pena spalancata nel vento

raccoglie la sua irriducibile distanza

un delirio un grido si  raggruma

nelle maree del bene e del male

tempestate di viola

l’acqua borbotta parole e parole

groviglio di rovi microliti

nebbia densa assenza del domani

un precipizio di cadute

ci vieta respirare

ma nella pioggia stasera canti

anni dispersi in un boato

su arenile bianco che tende la mano

m.a.

fr.5


un appun­tito doman­darsi
su piedi lubrificati
non scansa la morte  ma trattiene la vita
la trattiene docile in catene
con l’erba alle calcagna
e labi­rinti sopra il prato
alberi di latta inferriate in attesa
luce silenzio odore di caffelatte
non rimarginano le ferite
*
una voce di den­tro tace
non ha le ali e non ci somiglia
percorre futili giorni
rasente alla nostra pelle
negli incavi del cuore
credo si tratti del giorno
in uno spazio di autunno
pioggia sparsa di dolore
e noi in pasto al mistero
*

come cenere