Tu sei

sei forse l’altra di me che non conosco
più vera più reale
più importante o -se vuoi – più profonda
sei la cima del pensiero che tocca i cieli
di tutti i mondi
sei forse l’altra di me che ho visto nei sogni
quella figura alta e bianca senza volto
sul viale deserto
sei il sentiero percepito dentro
e la visione che mi accompagna
con cieli in fiamma e grevi di nubi
intrico flessuoso di rami e di foglie
straniera in me ma forse sei me
scomparsa e superstite
ipazia o antigone
un mondo chiuso dentro

m.a

Natale sempre

ridestaci

refoli di vento

non c’è acqua per scuri bruciate

non c’è aria

siamo nervi scomposti

cigolìi di lampi

nel magma annidiato

di ruvida terra

su renne bagnate

di nuova carena

su battiti di ala furente

tramonti senz’ albe

spasimi lievi striati

di rancide stelle

ridestaci

fondali lucenti

non c’è aria

siamo germogli non dischiusi

orizzonti reticenti

lingue arse

ricolme di rinunce

su stralci di sconforti

ridestaci

dove il suono tace

e la notte non ha luci

dove tutto e niente

è piaga  incisa

sul guanciale

ridestaci

la nascita su raccordi

di liberi respiri

è notte alta  assordante

ma dinanzi alle braccia

dell’abete innevato

attenderemo natale

sempre

Maria Allo

Dal silenzio della notte


uno strale di silenzi
la notte
un brusio di flebili voci
un coro dove pulsa il cuore

la notte stringe in petto
destini di erranze
recita preghiere a mani giunte
in punta di piedi
come voce nuova

La notte arciera
da secoli si inerpica
dentro pallori di luna
sui pianti asciutti di esiliati
di condannati
di zolle frantumate

la notte ha cuore visionario
a tutto tondo scalpita
su pulsioni ancestrali
di intermezzi verticali

la notte è solco profondo
di tristezze lontane
disincanta su profezie smorzate
finchè bagliori innevati
bagnano di umori
il nuovo giorno

Maria Allo

Come fosse morire

ancora non si è fatto gesto

si dibatte

come pietra torrida

di agosto

in giorni spietati

ancora non gocciola stupore

si innerva

su sabbia scintillante

momento di ascesa

vertebra azzurra

nel creato

ancora prende le distanze

tu sai quanti spigoli vette

abissi sconsolati

svuotino iridi velate

per riaprirli in te

radice

di tutti i respiri

genesi verticale

sintesi di memorie

frammenti aururali

di grazia conclusa

ancora non si è fatto giorno

esplode ad ogni inverno

come azzurro incessante

un fragore di nòstos emerso

da un tempo perduto

amare è come fosse morire

m.a

C’è come un buio

c’è come un buio
di rintocchi su sgranati giorni
con vorticosi giri in andirivieni franti
buio espanso mai definito
fermenti a valanghe
su strani levrieri
di sillabici atavici respiri
parole su sponde del non detto
fluire di tempo senza ritorno

c’è come un buio
che ci sovrasta piano
indugia scruta e ci possiede
ma è strappo di cieli inermi
su righe di nitori appena percepiti
e l’erba l’erba che si calpesta
non fa senso di solidale amore

eppure quel tronco alla deriva
acqua diventerà a ritmo di onda

Maria Allo